25 aprile 2009

Contro Benedetto XVI i 'profeti del niente'



Grande e magistrale omelia del cardinale Biffi il 21 aprile festa di Sant’Anselmo.

Al Papa spetta sempre l'ultima parola per le questioni di chiesa, quelle legate alla fede, perché "è sempre il normale punto di riferimento" e a lui spetta "l'ultimo insindacabile giudizio nell'indirizzo pastorale". Il cardinal Giacomo Biffi torna a parlare dopo anni di silenzio. E difende con tutte le forze papa Benedetto XVI, attaccato a più riprese da "molti profeti del niente". Lo fa appoggiandosi all'arcivescovo di Canterbury sant'Anselmo nel giorno in cui la chiesa ricorda la sua morte avvenuta nel 1109 e nell'omelia sferra un attacco implicito, ma duro a chi, anche all'interno della chiesa, non ha risparmiato critiche ad alcune recenti posizioni di Benedetto XVI.


"Non perdete mai di vista la funzione primaria e insostituibile della Sede di Pietro" dice Biffi ricordando la parola di Anselmo durante il suo pontificato in Inghilterra. Anselmo è rimasto "solo" come apparentemente pare rimanere solo, davanti a certe posizioni di alcuni vescovi, anche l'attuale papa. "Anselmo - spiega il cardinale nella sua omelia - sa che a Pietro e ai suoi successori Gesù ha detto: 'Conferma i tuoi fratelli'; sa che a Pietro e ai suoi successori Gesù ha promesso: 'Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli'; sa che a Pietro e ai suoi successori Gesù ha dato il compito di pascere l'intero suo gregge". "Anche noi - continua - non dobbiamo mai dimenticarlo: la Sede Apostolica è sempre il normale punto di riferimento e l'ultimo insindacabile giudizio per ogni problema che riguarda la verità rivelata, la disciplina ecclesiale, l'indirizzo pastorale da scegliere". Il messaggio dell'arcivescovo di Canterbury è ancora attuale: "Di questi nostri tempi che così spesso sono costretti ad ascoltare dai più diversi pulpiti la voce baldanzosa dei molti profeti del niente e i discorsi dei compiaciuti assertori di un destino umano senza plausibilità, senza significato, senza speranza". L'ex vescovo di Bologna prende di mira anche chi "giudica fede e ragione" come "due forme di cognizione tra loro incompatibili e del tutto alternative". "Nella cultura odierna, condizionata e dominata da un soggettivismo assoluto - dice Biffi - si va affermando altresì una visione pessimistica della naturale conoscenza umana. L'uomo (così pensano in molti) non è in grado di approdare a nessuna verità, che non sia provvisoria e intrinsecamente relativa. Quando si tratta delle questioni che contano - sulla nostra origine, sulla sorte ultima dell'uomo, su una qualche persuasiva ragione del nostro esistere - le certezze oggi vengono addirittura irrise e persino colpevolizzate. Le domande più serie, quando non sono censurate sul nascere dalle varie ideologie dominanti, sono consentite solo come premessa e impulso alla proliferazione dei dubbi".

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