21 novembre 2009

Non c'è più Religione


Leggendo un articolo sulla sentenza della corte di Strasburgo sul crocifisso, mi sono imbattuto in una citazione del grande Giambattista Vico che alcuni secoli fa scriveva: "quando si perde la Religione non resta più nulla perché i popoli possano vivere in società, né scudo per difendersi, né mezzi per consigliarsi, né alberi cui afferrarsi, né forma per esistere al mondo"(da "Principi della Scienza Nuova"1725).




Tempo fa ho partecipato a scuola ad una specie di seminario tenuto da un medico responsabile di un pronto soccorso in un importante ospedale della capitale e da una psicologa collegata a tale struttura. Hanno lanciato il loro accorato grido di allarme nel registrare giornalmente il comportamento sempre più estremo di giovani e giovanissimi nel consumo di alcool, sesso promiscuo e droga, e altri comportamenti autodistruttivi, incluso il suicidio.

Intendiamoci, è tipico dell’adolescenza voler in qualche maniera trasgredire, ma qui ormai si esagera e il gioco da ‘normale’ che dovrebbe essere è diventato sempre più patologico, coinvolgendo financo quelli che forse ancora non sono entrati nell’adolescenza come i giovanissimi ragazzi e ragazze di 12 anni.

A me però dopo averli ascoltati è venuto da pensare, un po’ cinicamente lo ammetto, alla frase che spesso ripetono in certe situazioni i romani: ‘L’avete voluta la bicicletta? mo’… pedalate!’.

A partire dal nefasto ’68, e in Italia non siamo ancora completamente usciti da quel periodo, si è diffusa l’idea del ‘vietato vietare’,cioè che non fosse giusto limitare la soddisfazione dei propri desideri, che il sesso doveva essere completamente libero e la sua esperienza fatta quanto prima possibile, con annessa perdità della verginità, che i giovani dovevano liberarsi dalle costrizioni se no sarebbero cresciuti con i complessi, che la Religione era una droga inventata per illudere i poveri e derelitti e tenerli buoni con la promessa dell’aldilà (che in realtà non esisterebbe), che la Chiesa era una struttura di potere organizzato per cercare di castrare soprattutto il soddisfacimento dei desideri sessuali dell’uomo, che la famiglia era una invenzione borghese oppressiva, che la Scuola era una istituzione che premiando i più meritevoli e giudicando in base al merito favoriva i figli dei ricchi, che non era giusto sottostare ad una autorità, e altre grandi perle di questo genere…

Le cosiddette forze progressiste e laiche (in realtà spesso laiciste e massoniche ) hanno assimilato nel loro pensiero questi assiomi di ‘liberazione’, ormai fanno parte del loro DNA e, alle volte in maniera subdola ma sempre più spesso in maniera manifesta, li diffondono nella società e soprattutto tra i giovani, che si sono sentiti perciò autorizzati nel corso degli ultimi 40 anni a non obbedire ai propri genitori e ai propri insegnanti e a fare quello che vogliono, continuamente giustificati e ammaestrati da questa cupola progressista. Fra l'altro purtroppo abbiamo a che fare spesso anche con dei genitori che sono 'cresciuti' in tale clima e si sono nutriti di tali ‘dogmi’ libertari: gli effetti si vedono nel modo in cui hanno  'educato' i loro figli, i giovani attuali, a cui non hanno imposto nulla, assumendo spesso il ruolo di ‘amici’ (e non di figure di riferimento) e così trasmettendo  l’idea che l’insegnante che assegna in compiti e 'impone' dei comportamenti corretti sia in realtà un oppressore da contestare, uno che non sa fare il proprio lavoro. Io ho vissuto sulla mia pelle nella scuola questa aria post-sessantottina che perdura nei suoi dannosi effetti tuttora. Ad esempio, l’insegnante che assegna insufficienze è ‘cattivo’ e spesso viene criticato da studenti e genitori nei cosiddetti consigli di classe (altra invenzione post 68), assemblee a cui partecipano genitori e alunni e svolte per poter giudicare ‘democraticamente’ l’operato dei docenti, perchè se i pupi vanno male, si sà, la colpa è dell'insegnante. Alcuni colleghi non hanno voglia di essere contestati, per quieto vivere preferiscono assumere il ruolo di ‘buoni’, non assegnano quindi insufficienze ed eliminano dalla loro didattica tutti i problemi ‘difficili’, somministrando una specie di ‘omogeneizzato’ elementare, mettendo così maggiormente in difficoltà i colleghi più determinati, i quali sempre più sono tentati di cedere e soprassedere a questo assalto, con il risultato finale che la crassa ignoranza della maggior parte dei nostri studenti cresce a dismisura insieme al loro cattivo comportamento di ragazzi viziati, senza 'madri' nè 'padri' nè 'maestri' che gli sappiano dire ad esempio 'no, questo è sbagliato, non si fa!' oppure 'occorre fare così!'. E molti non capiscono che facilitando il tutto ed evitando di metterli davanti ai problemi ('poverini, se no si traumatizzano') si tolgono delle occasioni di crescita, per cui alla fine i nostri giovani rimangono immaturi, deboli e senza difese (anche se taluni con l'aria da bulletti) e con lo spirito critico (per non dire con il cervello) atrofizzato.

Ma fra tutte le cose dette, quello che mi preme sottolineare qui è che a mio avviso il messaggio più grave che è passato e tuttora viene diffuso è in sintesi che la Religione sia una droga e un retaggio del passato, che la Chiesa sia cattiva e che Dio non esista.
Ne consegue che queste nuove generazioni tendono drammaticamente a non credere più a niente, a non avere più valori e figure di riferimento, ritrovandosi senza radici religiose e spirituali oltre che privi di basi culturali. E per colmare il vuoto esistenziale che ne consegue, cercano di provare tutte le esperienze, soprattutto se 'trasgressive', quali droga, sesso promiscuo, alcool, alte velocità e altro, l’elenco è molto lungo, oppure si danno in maniera sfrenata al consumismo e alle mode più indecenti e deteriori, ma alla fine si ritrovano profondamente insoddisfatti e ciò per il semplice motivo che quello che sperimentano non è quello di cui hanno veramente bisogno, quello che in fondo cerca il loro giovane cuore. Conseguenza di tutto ciò è che alcuni dei più deboli cadono sempre più spesso nella depressione che può portare anche ad atti autodistruttivi, mentre altri mettono in atto manifestazioni di violenza anche nei confronti dei loro coetanei, alimentando il cosiddetto fenomeno del 'bullismo' (e mettendo poi magari su YouTube i video delle loro bravate).

E ora, quando ci si accorge che 'i buoi sono scappati', si lanciano grida di allarme e si raccomanda di stare attenti ai sintomi per cercare almeno di scovare in tempo quelli che potrebbero mettere in atto azioni estreme!
Sì, d’accordo, bisogna cercare di soccorrere e curare, ci mancherebbe che non lo si facesse, ma in primis si deve prevenire sradicando la nefasta cultura sessantottina così come si farebbe con una pianta maligna (ricordiamoci che 'dai frutti si riconosce l’albero'!) e trasmettendo ai ragazzi, anche con l'esempio e l'autorevolezza, i valori autentici, quelli che hanno nutrito moltitudini di generazioni nel corso dei secoli passati.
E infine (e soprattutto) rivalutando in maniera seria la Religione, ricordando a giovani e adulti le parole di Gesù : ‘Senza di Me non potete fare nulla!’ (niente che sia bello e giusto e che possa portare alla felicità vera - mi arrischio ad aggiungere io).
Senza l' Amore di Dio infatti alla fine ci si aggrappa al niente, si arriva alla dissoluzione e l’inferno lo si può sperimentare anche su questa terra!
E io divento sempre più sgomento per la moltitudine di giovani che, lontani da Dio e dalla Religione, come ammaliati da un 'flautista magico', vedo avviati e determinati a percorrere questa strada senza ritorno che conduce alla perdizione.

4 commenti:

  1. è vero che nella vita di oggi mancano sempre di più i punti di riferimento, i modelli da imitare,e che quell'etica rigorosa da seguire è sempre più lontana dai ragazzi, ma non per questo bisogna disperarsi prima del tempo.il tempo infatti è il più grande insegnante e solo quando sarà tempo allora noi avremo una visione chiara della realtà.e quel giorno si dovrà ridere e non vergognarsi , preoccuparsi del passato. anche perchè se tutto appartiene al progetto di Dio allora possiamo rimanere tranquilli anche nei momenti difficili, prevedendo che se anche la religione fosse abbandonata dai più, non sarebbe del tutto un male, anzi sarebbe un bene poichè rimarrebbero nella fede solo i VERI credenti. niente più mezzo e mezzi che credono a Dio come per scaramanzia. ci sarebbe quindi nei credenti una onesta religiosità e non più una mezza fede che secondo me è la cosa più squallida. Matteo D.G.

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  2. Mi piacerebbe accodarmi al discorso di Matteo dicendo che in fondo questa attuale mancanza di religione nella società sta mostrando a tutti noi cosa siamo veramente. Nel passato alla pratica religiosa corrispondeva una certa paura dell'inferno che impediva a coloro che dentro covavano il male di esternarlo. Per rispetto di Dio? No! Per paura! Forse ora che questa paura si sta attenuando possiamo vedere chi siamo veramente. Io credo fermamente che se Dio esiste, questo Essere non vuole che noi abbiamo la certezza assoluta della sua esistenza e che perciò esterniamo in vita chi siamo veramente, cosa faremmo se questa fosse l'unica vita e se nessuno giudicasse le nostre azioni. Già perché per quanto noi abbiamo fede in Dio e nell'aldilà esso non resterà che un'idea astratta e lontana fino alla nostra ora. La vecchia società è ormai decaduta, uccisa dal nazionalismo, dagli ideali, dalla cattiveria di chi la formava. Ora sta nascendo qualcosa di diverso, una società nuova e come ogni nascita essa è dolorosa. E' vero che la società sta perdendo i valori cristiani, che al di là della religione sono principi razionali di umana convivenza. Ma è anche vero che è finalmente in estinzione quella religiosità cieca e tiepida dei nostri avi, in cui si recitava preghiere in latino che nemmeno si comprendevano e si accettavano i precetti "perché se no Dio ti butta tra le fiamme". La gente ha bisogno di credere e presto se ne renderà conto e nascerà, anzi sta già nascendo una nuova concezione religiosa, libera da tutte le componenti rituali e superstiziose, che porta l'uomo a scegliere consapevolmente la sua via e ad amare la divinità non a temerla.

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  3. Risp:

    Dici : ‘Ma è anche vero che è finalmente in estinzione quella religiosità cieca e tiepida dei nostri avi’

    Ma con quale diritto possiamo giudicare la religiosità di quelli che ci hanno preceduto? Io credo che questo lo possa fare solo Dio. Il tuo rischia di assomigliare al ragionamento dei cosiddetti ‘cattolici adulti’ e degli epigoni del cosiddetto ‘spirito del concilio’ che si credono meglio degli altri cattolici , soprattutto di quelli legati alla tradizione, e ritengono che la Chiesa prima del Concilio Vaticano II fosse quasi tutta da buttare e l’unica Chiesa che riconoscono è quella uscita (ahimè, molto male) dopo il Concilio degli anni 60 del secolo scorso. E invece lo sfascio religioso attuale lo dobbiamo anche agli estimatori oltranzisti di tale concilio, perché lo interpretano in maniera non corretta come se esso avesse ripudiato la Chiesa e la Religiosità dei secoli precedenti, quelli che hanno visto nascere fior di Santi e battaglie contro eretici o nemici sanguinari (non ultime le epiche battaglie contro i Turchi). Tiepidi i cristiani dei secoli passati? Non direi proprio, la religiosità permeava la vita, e non solo per la paura dell’inferno ( che comunque è salutare – dice la Bibbia ‘Il timore di Dio è principio della sapienza’ e guarda caso chissà perché nelle apparizioni mariane la Vergine si premura quasi sempre di far fare ai veggenti una carrellata all’inferno …) ma anche perché i tempi difficili e le prove avvicinavano di più a Dio.
    Per quanto riguarda le preghiere in latino, in tutti i libretti di preghiere vi erano le traduzioni a fronte, ma sfido chiunque a dimostrare che adesso pur ‘comprendendo’ le preghiere della messa, questa venga adesso seguita con più attenzione e invece non si recitino ormai le formule a memoria senza neanche badare al loro significato… Quello che conta non è la lingua in cui si dicono le preghiere, ma l’atteggiamento. E l‘atteggiamento devoto era molto più profondo in passato e non ora.

    Dici ‘sta nascendo una nuova concezione religiosa libera da tutte le componenti rituali e superstiziose’.

    Ma a quali componenti ‘superstiziose’ ti riferisci? Nella liturgia cattolica, che codifica in maniera teologicamente corretta il culto ( che a Dio è dovuto) non ci sono riti inutili o forme di superstizione, semmai a furia di ammodernare ciò che prima era solenne adesso, soprattutto dopo la riforma liturgica post 1968, sembra diventato banale…
    Se poi per nuova ‘concezione religiosa’ si intende un coacervo sincretistico di tutte le religioni, come ad esempio spererebbero fra gli altri i seguaci della New Age, allora a mio avviso siamo proprio fuori strada e messi maluccio …

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  4. Ha ragione. Nel giudicare la religiosità dei nostri avi sono stato troppo superbo. Ma mi sento di spiegarle il motivo del mio giudizio. Semplicemente credo che la fede per essere tale debba passare per il dubbio e che i precetti di una religione vadano accettati razionalemnte e consapevolmente. Se la religione non è altro che una tradizione si perde quella percezione spirituale di Dio. Diventa una specie di idea non una relatà effettiva a cui si crede. Il culto è dovuto, dice lei, bene! Ma il culto dev'essere praticato con spirito sincero, non per abitudine! Altrimenti non ha senso! La liturgia cristiana non è superstiziosa, anzi è contraria alla superstizione. L'elemento superstizioso a cui mi riferivo è parte del folklore popolare, che trovava nella religione un pretesto per creare storie di fantasmi, demoni in giro per il mondo e altre storie non legate al Vangelo nè tantomeno alla teologia cristiana. La tiepidità di cui accusavo ( con troppa arroganza, lo ammetto, è un mio difetto che sto cercando di eliminare) i nostri avi riguarda l'intelletto e il modo di interrogarsi sulla fede che a mio parere era troppo passivo. E non dico questo perché mi sento simile ai New Age che si inventano fedi sincretistiche di punto in bianco, assolutamente no!
    Quanto a giudicare positive le battaglie contro gli eretici ... professore non credo che dare fuoco a qualcuno sia molto cristiano! Nè sterminare la popolazione di una città perché fatta di "infedeli" ( Mi riferisco alle crociate) E a me hanno insegnato che la "guerra santa" contro i Turchi era ingaggiata per motivi politici prima che religiosi.
    Detto questo vorrei precisare cosa intendevo con nuova concezione religiosa : una fede razionale che vede in Dio un Padre amorevole che ha creato questo mondo con modalità precise che la scienza si propone di spiegare ( nei suoi limiti) che vede nella messa non un rito da reiterare obbligatoriamente per tradizione liturgica, ma un atto volontario di comunione con Dio, un nuovo ruolo dato alla carità cristiana ( che in questa società sembra essere stata dimenticata, ma non da tutti.)e una forma di preghiera intima e segreta e non schematizzata da un modello precostituito ( che però è comunque valido e giusto) . Una nuova concenzione della Chiesa, vista come l'Assemblea dei fedeli, e del Papa, rappresentante eletto e fallibile di Cristo.
    Tutto ciò può essere tranquillamente conciliato con il culto e la liturgia.

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