31 dicembre 2009

Una Fede razionale? (parte –1^)


La Fede può essere il punto di arrivo di un percorso razionale?
Il credere in Dio dipende dalla storia personale di ognuno, infatti le strade che portano alla Fede sono molte e una di queste può essere costituita da un percorso razionale illuminato dalla Grazia e fatto nell'ambito della filosofia o della teologia.
Ma questo percorso può essere costituito anche dallo studio dei fenomeni naturali?



La storia della scienza è piena di studiosi che erano credenti e studiosi che non lo sono stati, così come la filosofia ha avuto filosofi religiosi e filosofi atei. Quindi lo studio della natura e delle sue leggi, come pure quello della filosofia e della teologia, non può automaticamente portare al credere in Dio.
Per poter credere occorre che ci sia comunque la Grazia, l’illuminazione soprannaturale, che è un dono divino che noi possiamo accettare o rifiutare (anche senza rendercene conto) e che deve agire o prima o durante o dopo la nostra ricerca della 'verità'.
Ciò succede in particolare nell'ambito delle scienze sperimentali, che sono il ramo del sapere di cui mi interesso di più..
Tale studio viene influenzato da ciò che già lo studioso crede in termini di esistenza del divino: infatti se uno è ateo e vuole continuare ad esserlo, sarà completamente materialista ed attribuirà al caso la nascita delle leggi naturali e invece se è credente nello studiare i fenomeni intravederà in essi una causa ultima che riporta al trascendente. Ad esempio, per me che sono credente il fatto che le leggi fisiche siano razionali mi rimanda all’esistenza di un Altro che le ha create, mentre chi non crede si accontenta di dire che esistono le leggi fisiche e basta, non si preoccupa se sono state create da un essere Superiore, anzi di solito lo esclude a priori (anche se non ha prove per poterlo fare, spesso si tratta quindi anche di un atteggiamento di autosufficienza..).

Un discorso diverso però merita l’esistenza di fenomeni e reperti di tipo religioso, che possono essere assogettati a verifiche sperimentali, quali ad esempio la Sindone o il telo della Vergine di Guadalupe, o i miracoli eucaristici: studiati in maniera imparziale, proprio in virtù di una spiegazione scientifica, sembrano ‘per forza’ rimandare all’esistenza del trascendente. Non per niente mi interesso molto di questi fenomeni e reperti, e ne parlo spesso nel mio blog. E' davanti a questi fenomeni che lo studioso ateo si trova più in difficoltà e sembra arrampicarsi sugli specchi nel cercare di dare una spiegazione ‘naturale’ che escluda ogni intervento soprannaturale, mentre per me che sono credente essi sono una conferma ‘lampante’ (oserei dire ‘abbagliante’…) di ciò in cui credo. E forse proprio lo studio ‘onesto’ di questi fenomeni e reperti ‘al di fuori del comune’ e ‘inspiegabili’, con mente aperta e scevra da pregiudizi, può costituire quel ‘percorso razionale’ nell'ambito delle scienze sperimentali che porterà alla Fede. (E, guarda caso, tutti i fenomeni ‘seri’ ma 'inspiegabili' si ritrovano nel cristianesimo...)
(continua leggendo la 2^ parte)

1 commento:

  1. Mi scusi potrebbe spiegarmi meglio il ruolo della Grazia nella ricerca? E' data anche agli atei, che però la rifiutano?

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