8 settembre 2011

"il giovane è stolto: il bastone lo raddrizzerà”?

Cos’è il Buonismo? E’ quell’atteggiamento che rifiuta di assegnare una (giusta) punizione a chi sbaglia, con la scusa che non si deve fare violenza neanche sul malvagio: ne deriva quindi, paradossalmente, la pietà più verso il malfattore che verso la vittima. Il Buonismo è quindi la degenerazione della bontà,  un frutto avvelenato che discende  dal politicamente corretto e dall’ipocrisia. Ammantato di falsa pietà e carità, è  nell’essenza un comportamento intrinsecamente  perverso e profondamente ingiusto...


Il metodo buonista infatti è quello più sicuro per portare alla perdizione chi sbaglia, è  un modo di agire pericoloso e colpevole che genera innumerevoli misfatti perché permette a chi  commette il male di continuare a farlo, è un falso sentimento di pietà foriero di dolori più grandi e  numerosi di quelli che (a parole) vorrebbe evitare, è in definitiva un atteggiamento da vigliacchi e ingiusti, perché il suo scopo è proteggere dalla violenza, almeno nominalmente, chi la violenza l'ha praticata, mettendo così sullo stesso piano vittima e carnefice. Esso è figlio della filosofia di Rousseau, tanto cara ai post-sessantottini e ai rivoluzionari di ogni risma, quella  che sostiene che l’essere umano sarebbe per sua natura buono ma verrebbe poi traviato dalla società che è cattiva.

Il Buonismo da troppo tempo dilaga e permea ormai tutti gli ambiti del vivere civile e siamo arrivati ad esempio all’assurdo che un padre può finire in galera per un ceffone mollato ad un figlio, come è successo ultimamente in Svezia. E’ questa la civiltà europea che ci vogliono imporre?

La cultura  dominante, quella  del politicamente corretto - credo proprio in malafede - , infatti esalta ad ogni piè sospinto un metodo educativo  blando ed inefficace che ha come conseguenza la rovina delle giovani generazioni e che quindi alla lunga  genererà il crollo della nostra civiltà!

Ecco quindi uno dei motivi perché molti giovani sono viziati e  ben avviati sulla strada che porta verso il baratro: vengono educati senza una vera correzione! La scuola e la famiglia ormai infatti, anche se  alle volte redarguiscono,  raramente fanno però seguire al cattivo comportamento un serio castigo.
Invece la punizione è essenziale per una vera educazione: fa ricordare lo sbaglio e la paura di essere puniti fa in modo che o non si sbagli o non si ripeta l’errore. E’ ridicolo correggere senza infliggere una pena: di solito chi ha sbagliato si fa beffe di chi lo corregge se questi non  fa seguire una punizione:  nella quasi totalità dei casi , avrà poca stima del suo educatore e continuerà nello suo atteggiamento, evitando quindi di emendarsi.

E non mi si dica che un cristiano non deve punire perché deve essere non violento: ci sono innumerevoli passi della Bibbia che parlano della giusta pena da assegnare a chi fa il male. Addirittura al malvagio che  non si pente viene promessa la pena massima, quella più terribile di tutte, la Pena Eterna dell'Inferno!

Su cosa dice la Bibbia  riguardo all’educazione dei giovani basta riportare questi passi:  “il giovane è stolto: il bastone lo raddrizzerà”. E ancora : "Chi ama il proprio figlio usa spesso la frusta, per gioire di lui alla fine " (Siracide 30,1)” e : “Coccola il figlio ed egli ti incuterà spavento, scherza con lui, ti procurerà dispiaceri. Non ridere con lui per non doverti con lui rattristare, che non debba digrignare i denti alla fine. Non concedergli libertà in gioventù, non prendere alla leggera i suoi difetti. Piegagli il collo nella giovinezza, e battigli le costole finché è fanciullo, perché poi intestardito non ti disobbedisca e tu non abbia un profondo dolore” (Siracide 30, 9).

Condizionato anch'io dal mantra del politicamente corretto, alle volte mi  sono chiesto se uno che esercita la correzione, e quindi è costretto a fare una certa ‘violenza’ al prossimo, visto che gli assegna una punizione, sia più cattivo di chi per ‘pietà’  evita di correggere  e/o di punire:  la risposta che mi sono sempre dato  è che il vero buono in realtà è chi corregge e punisce, non chi evita di farlo.

Infatti almeno che  non sia un sadico, e quindi mentalmente disturbato, chi infligge una punizione  di solito lo fa per fare del bene a chi corregge e quindi mostra un atteggiamento di amore, assegnando  malvolentieri e con dispiacere  la pena. Invece chi si rifiuta di correggere e di comminare delle punizioni, in realtà pensa solo a non avere noie, mostra  di disinteressarsi dell'altro, non volendo corrreggerlo anche se questi si è incamminato su una strada pericolosa, e  manifesta quindi un atteggiamento privo di amore, e quindi  nei fatti è lui il vero cattivo.

E concludendo voglio ricordare una cosa veramente importante: se il prossimo di cui siamo responsabili si perderà per mancanza di una nostra vera correzione, un giorno ce ne  verrà chiesto conto, la sua condanna verrà imputata a noi e noi pagheremo più di lui. E questo  perché  essendoci disinteressati della sorte del fratello avremo mostrato di non aver esercitato quella che è la più grande ed essenziale di tutte le virtù: la Carità!
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1 commento:

  1. Farei una distinzione:
    - la punizione che infligge una società è funzionale e necessaria alla convivenza sociale...chi disturba và allontanato..e teoricamente tenuto segregato finchè non comprende e accetta il rispetto per gli altri.
    Se poi i capi della società sono a loro volta prevalentemente dei sopraffattori (ammantati di buonismo ipocrita per nascondere la lora vera natura), per un meccanismo di identificazione proiettiva sono tolleranti e assolvono ma sopratutto SI assolvono.
    In questa necessità di coesione sociale rientrano le indicazioni del VECCHIO testamento per il POPOLO di Isdraele..una società patriarcale dove l'autorità deve essere indiscussa.
    Non per il singolo.
    Nel Vangelo ci sono esempi di giovani lacerati dal seguire le buone regole sociali e familiari ebree e il loro SENTIMENTO per Gesù....la vera VITA.
    Giuseppe e Maria non battono, castigano, ammoniscono Gesù..perchè il loro rapporto è di tenerezza e amore..chi è innamorato non è mai violento, prepotente, ingiusto...non c'è bisogno di alcuna "correzione"...
    Il fatto è che oggi già l'ambiente familiare è corrotto.
    Le unioni sono quasi sempre per una convenienza personale e l'altro è usato per i miei bisogni...e anche i figli sono usati...bastone delle vecchiaia, conforto nella solitudine... alleato contro l'altro..riscatto per l miei sogni di gloria...
    Tanta ribellione nei ragazzi è per non sentirsi trattati come marionette da un puparo...senza un vero interesse o amore...
    Gli si può dar torto ?
    E se mio figlio è prepotente e irrispettoso..mi chiedo se forse anche io non lo fossi...con la mia compagna, con i vicini, con la società..
    E Gesù con chi sbaglia non è mai punitivo...il Suo sorriso gli dice..se mi ami ti verrà naturale vivere senza farti e fare del male..

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