6 luglio 2012

I profeti dell’ateismo (parte 2^): Stephen Jay Gould, ovvero il teorico dell’Evoluzione ‘a scatti’.

Nel post  precedente abbiamo visto che Richard Dawkins si può considerare un ateo che combatte contro la Religione in maniera brutale, assumendo alle volte dei toni un po’ fuori le righe e a cui non è difficile controbattere, anche a causa delle sue  tesi un po’ estremiste.
Con Gould invece il discorso cambia, egli ha sempre usato dei toni pacati, ma a mio avviso il suo materialismo e il suo ateismo, anche se egli si dichiarava solo agnostico, non sono stati meno pericolosi di quelli del suo illustre collega.



Breve ritratto di Gould

Morto nel 2002, ha avuto una brillante carriera come scienziato, convinto evoluzionista, anche se alle volte le sue tesi, come quella dell’equilibrio punteggiato, sono state considerate dai sacerdoti del neo-darwinismo al limite dell’eresia.
Verso la religione ha assunto un atteggiamento più tollerante rispetto a Dawkins, sostenendo che scienza e fede devono essere conservati  in ambiti separati come magisteri non sovrapposti. In sintesi le cose che gli si possono imputare, per così dire, è la sua completa convinzione darwinista che gli uomini siano il risultato puramente casuale di un imprevedibile processo evolutivo e la sua tendenza a ridurre la religione alla moralità.

Figlio di ebrei, non ricevette mai una vera educazione religiosa, ma anzi fu influenzato dalle idee marxiste del padre. Egli si considerava agnostico ‘in atteggiamento di aperto scetticismo come unica posizione razionale perché, per la verità, non si può mai sapere’ diceva.
Gould è stato uno scrittore molto prolifico e ha pubblicato tantissimi libri e innumerevoli articoli. Mi ricordo che qualche tempo fa cercando in libreria delle opere che trattavano il tema ‘Evoluzione’ notai un librone di ben 1732 pagine intitolato ‘La struttura della teoria evolutiva’ – era di Gould – e pensai: ‘ se per potersi informare bene sulla teoria dell’evoluzione si debbono leggere libri  corposi come questo allora non ho speranza! '

L’ipotesi dell’equilibrio punteggiato

Il suo più controverso ancorché famoso contributo alla teoria dell’Evoluzione è l’ipotesi dell’equilibrio punteggiato (1).
Per la formulazione standard, l’evoluzione è un processo graduale, il risultato di un accumularsi di piccoli cambiamenti. Il problema è che mancano fossili che possano rendere conto di questi passaggi graduali: nelle diverse epoche si passa da una specie ad una completamente differente, non esistono fossili di specie intermedie. Gould e Eldredge, entrambi paleontologi di professione si convinsero che le specie non erano cambiate granché in lunghi periodi di tempo,  misero quindi in discussione il gradualismo,  la stasi è un dato di fatto - ripetevano -, la stabilità delle specie è una regola, l’equilibrio delle specie sarebbe invece punteggiato da episodi di cambiamenti improvvisi relativamente rapidi nel tempo geologico.

Il problema principale per il darwinismo è stata ed è tuttora la risposta alla domanda: come si sono formate le specie?
A questa ha tentato di rispondere il neo-darwinismo, sintesi moderna tra darwinismo e genetica, sviluppatosi tra gli anni trenta e quaranta del secolo scorso per opera di Ernst Mayr (2). Per spiegare la speciazione (cioè l’origine di una nuova specie) essa ha fatto ricorso alla teoria allopatrica secondo cui una specie può evolversi in un’altra quando essa si stacca dalla popolazione madre e diventa geograficamente isolata. Secondo questa teoria, in essa avverranno dei cambiamenti genetici tali da dare origine ad una nuova specie, cioè a un gruppo incapace di incrociarsi con quello originario (la caratteristica essenziale che distingue infatti una specie o meglio dire un tipo base da un altro è che gli individui appartenenti ad esso non possono accoppiarsi in maniera feconda con individui di specie o tipo base differente) (3).
Quindi secondo questa ipotesi, “le nuove specie sorgerebbero in tempi assai rapidi in piccole popolazioni locali situate alla periferia di una specie” e “la storia dell’evoluzione non sarebbe la storia di un dispiegamento lento e solenne, bensì la storia di una serie di equilibri omeostatici che solo ‘raramente’ (ma in realtà con una certa frequenza, data la vastità del tempo a disposizione) sono perturbati da eventi di speciazione  (nascita di nuove specie) rapidi ed episodici” (4).

Anche se i creazionisti hanno usato questa tesi per evidenziare che gli evoluzionisti discordano su questioni fondamentali, è stato dimostrato però che essa è compatibile con il darwinismo.
Gould non nascose che “nello sviluppare questa ipotesi o siamo stati adulatori compiacenti di una moda (l’evoluzionismo) e siamo quindi destinati alla montagna di cenere della storia, oppure abbiamo avuto una scintilla di comprensione di come è fatta la natura. Lo potrà dire solo un futuro punteggiato e imprevedibile” (5). Almeno non si può dire che Gould abbia peccato di immodestia! Però c’è da dire anche che questa teoria difficilmente potrà essere smentita in quanto a causa di questi cambiamenti repentini non possono essere trovati fossili che la confermino. C’è quindi da chiedersi se possa essere considerata come teoria ‘scientifica’ in quanto essa stessa per come è enunciata non prevede la possibilità di verifica!

Io, come ho avuto modo di mostrare con i miei post, non credo nella teoria dell’Evoluzione almeno nei termini radicali e ideologici in cui viene espressa attualmente, però debbo far notare che una delle poche ‘rivelazioni private’ che spiegherebbero  il libro della Genesi, e precisamente il libro di Don Guido Bertoluzzi di cui ho parlato nel post la genesi svelata, parla dell’intervento diretto di Dio nel creare una nuova specie, prima impiantando un ‘uovo’ di una nuova in una femmina della vecchia specie resa compatibile (perché fatta nascere con un cromosoma in meno o in più rispetto a quello della sua specie) e poi facendo accoppiare questa femmina con il nascituro divenuto nel frattempo adulto. Questo modo di ‘creare’ di Dio lungo le ere geologiche servendosi delle vecchie specie per far nascere improvvisamente una nuova specie più o meno diversa dalla precedente sembra essere sorprendentemente compatibile con la teoria degli equilibri punteggiati di Gould!

Tre ‘fosche’ affermazioni

Gould era un darwinista convinto, tanto da sostenere che le difficoltà di accettazione della teoria evolutiva non risiedono nel suo contenuto scientifico ma nel suo significato filosofico. Infatti affermava che il darwinismo comporta queste conseguenze: 1) l’evoluzione non ha alcun fine - esisterebbe solo la lotta degli individui per aumentare la presenza dei propri geni nelle generazioni future, 2) l’evoluzione non ha una direzione – essa non conduce inevitabilmente a forma più elevate (con buon a pace di chi ritiene l’homo sapiens il vertice della creazione), 3) tutto ciò che esiste è materia – “la base di tutto l’esistente è la materia: mente, spirito e Dio stesso sono soltanto parole che esprimono i mirabili risultati della complessità neuronale” (6)

E qui c’è da chiedersi se queste affermazioni possono veramente derivare dalla teoria darwinista oppure sono un indebito sconfinamento, non supportato da prove scientifiche, nei campi della teologia e della filosofia. A me queste tesi paiono più assiomi (ideologici) preposti alla teoria anziché il risultato di osservazioni sperimentali. Infatti come si fa a dimostrare che l’evoluzione non ha alcun fine? O che tutto ciò che esiste è materia? Queste non sono conseguenze scientifiche ma assunzioni o ipotesi a priori: infatti mentre la scienza può dire che qualcosa esiste non può affermare che qualcosa non esiste solo perché (ancora) non è stato trovato…

Tuttavia in maniera strana, direi quasi incomprensibile viste le premesse, Gould faceva una concessione: diceva di ritenere che la scienza e la religione (ma di che religione parlava?) appartengono ad ambiti diversi e riconosceva i limiti della scienza. Affermava infatti “lasciamo che sia la teologia a occuparsi delle origini ultime e che la scienza si occupi di problemi che possono essere risolti empiricamente” (7). Francamente constatiamo anche da questa affermazione che Gould non si mostrava molto coerente…


L’Homo sapiens traumatizzato e detronizzato

Molto deciso appariva invece nell’altra sua grande convinzione: sul carattere assolutamente imprevedibile e contingente (cioè casuale) dell’evoluzione. Per lui essa non era una scala verso la perfezione, ma piuttosto era simile ad un cespuglio con vari rami. Ogni ramo sarebbe una specie, ma la maggior parte di esse si sono estinte perché non si sono adattate alle mutate condizioni. In pratica detronizzava, per così dire, l’homo sapiens, rifiutando l’idea che potesse essere considerato l’apoteosi di tutto il processo di evoluzione.
E con questa affermazione trovava dei contatti con Freud il quale affermava che l’umanità nel corso degli anni aveva dovuto sopportare due ‘traumi’: il primo, dovuto all’astronomia (con Copernico), che aveva distrutto l’idea che la Terra, e quindi l’uomo, fosse al centro dell’universo e il secondo, dovuto alla biologia (con Darwin), “ che ha strappato all’uomo il privilegio di essere stato oggetto della creazione, relegandolo a discendente del mondo animale”. E aggiunse un terzo ‘trauma’ causato da Freud stesso: la scoperta dell’inconscio, che distruggeva il mito di una mente umana completamente razionale. E a dire il vero per Gould stesso esisteva un quarto trauma: quello del tempo profondo. Infatti l’homo sapiens nella ‘giornata’ della vita (che esisterebbe da 3 miliardi e mezzo di anni, i primati sarebbero apparsi 60 milioni di anni fa), diceva, è spuntato all’ultimo ‘minuto’ (duecentomila anni fa): quindi la pretesa dell’uomo che quello che lo ha preceduto sarebbe stato un tempo di ‘preparazione’ per la sua comparsa apparirebbe quanto meno eccessiva.

Ma  Gould raggiungeva l’apice del suo materialismo, a mio avviso esagerando proprio,  quando negava la capacità di trascendenza dell’essere umano, “l’unica onesta alternativa è quella di ammettere una precisa continuità qualitativa tra noi e gli scimpanzé. Cosa veniamo a perdere? Solo un antiquato concetto di anima…”  diceva. (8)
Probabilmente l’educazione che aveva ricevuto, infarcita di marxismo e dovuta al padre, aveva influito negativamente sul suo concetto di anima, perché egli nei suoi scritti ne parla sempre in maniera negativa.

La Contingenza come prova della non esistenza di Dio

Mentre Dawkins chiama in suo aiuto l’esistenza del male come ‘prova’ dell’inesistenza di Dio, Gould sembra invece far assumere lo stesso ruolo alla contingenza. Egli infatti sosteneva l’assoluta casualità e imprevedibilità dei processi che hanno portato all’uomo. E da qui ne derivava per lui una ‘prova’ dell’inesistenza di Dio. Evidentemente Gould non teneva molto in conto il pensiero di San Tommaso che già secoli prima diceva che la Provvidenza divina non esclude completamente il male dalle cose e neanche la contingenza, la fortuna, il caso.
Gould sosteneva inoltre che l’inesistenza di un piano divino è molto convincente “a meno che Dio non sia ancora più imperscrutabile di quanto abbiamo mai osato immaginare”. Ma anche qui  mostrava poca considerazione  per la teologia cristiana, che ha sempre insistito sul fatto che appunto ‘Dio è assolutamente più imperscrutabile di quanto possiamo immaginare’!

Gould e la Religione

Tuttavia, nonostante le premesse, sembra che Gould ritenesse necessaria la religione, anzi si spingeva a dire che scienza e religione dovrebbero coesistere come magisteri non sovrapposti. Solo che l’ambito della scienza dovrebbe essere quello della esplorazione del reale mentre quello della religione (ovviamente atea) quello della morale. E' ovvio che questo suo modo di immaginare la religione non può essere accettato da un credente perché se in essa  si toglie Dio che religione è? Secondo Orr, “la religione di Gould è una parente stretta dell’umanesimo laico…” (9)
Noi credenti cosa potremmo dire di questa concessione di Gould sulla religione? Molto semplicemente  che questo modo di concepirla la snatura completamente e che quindi non ci interessa.

E per concludere con Artigas “ Gould era paradossale nell’offrirsi come campione della pacifica coesistenza tra scienza e religione, mentre molti credenti lo consideravano un avversario. Questo paradosso nasce dalla tendenza di Gould di identificare la scienza con il materialismo. Era un brillante saggista… ma la coerenza logica non era la sua principale forza. Il suo programma prevedeva la coesistenza pacifica di materialismo e religione, un nobile, quanto impossibile, compito”. ( 10)
(continua)
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Note e crediti

Nel comporre questo post ho seguito le linee guida del libro di Giberson e Artigas – I profeti senza Dio – ed. San Paolo 2007 da pag. 116 a pag. 184.

(1) Gould e Eldredge – Gli equilibri punteggiati: un’alternativa al gradualismo filetico – in ‘Strutture del tempo’ Hopeful Monster ed. Firenze 1991.

(2) Ernst Mayr - What Evolution Is - Basic, New York 2001

(3) c’è da dire per completezza che sono ammesse anche altre tipologie di speciazione: quella simpatrica (in cui nuove specie convivevano con le vecchie) e quella dovuta ai cambiamenti casuali nei cromosomi

(4) Gould e Eldredge  op. cit.  pag.221.

(5) Gould e Eldredge  op. cit.  pag.221.

(6) Stephen Gould – Questa idea della vita – Ed, Riuniti 1984 pag. 5


(7) Stephen Gould – Risplendi grande lucciola – ed. Feltrinelli 1994 pag. 213

(8) Fra l’altro in questa storia che deriveremmo dalla scimmia c’è qualcosa che non quadra: i primati hanno 48 cromosomi, l’homo sapiens 46. Come è successo che con variazioni casuali genetiche si siano persi 2 cromosomi senza colpo ferire, anzi, con buona pace di Gould e compagni, con un miglioramento? A quanto si sa, gli individui che nascono con cromosomi in meno o in più hanno grossi problemi, anche di sopravvivenza…quindi la sottrazione o l’aumento di cromosomi porta ad un peggioramento non ad un miglioramento. Il numero di osservazioni di questo fatto ha coinvolto qualche centinaia di migliaia di individui, quindi i risultati possono essere considerati statisticamente certi.

(9) citato in: Giberson e Artigas – Profeti senza Dio -  Ed San Paolo 2007, a pag. 178

(10) Giberson e Artigas – op- cit. pag. 183

2 commenti:

  1. Gentile prof. Canto

    Le sue considerazioni su SJ Gould per la presunta mancata conoscenza di San Tommaso non mi sembrano documentate. Essendo un Fisico servirebbe più rigore nel fare certe affermazioni.

    buoni giorni

    Amerigo Santoro

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    1. Ovviamente non ho potuto leggere la sterminata opera di Gould, se in qualche libro egli ha mostrato la conoscenza del pensiero di San Tommaso ne sono lieto (ma lei dovrebbe essere allora così gentile da indicarmi l’opera…).
      Comunque la frase sulla non conoscenza di San Tommaso andava letta in senso retorico, nel senso di ‘ignorare’: si può conoscere il pensiero di qualcuno ma non tenerne conto o perché non lo si ritiene importante o perché fa comodo ignorarlo perché contrario al proprio pensiero.
      Comunque ho variato un po’ la forma della frase nel paragrafo 'La contingenza come prova della non esistenza di Dio', in modo che la sensibilità dei lettori fans di Gould non abbia a soffrirne…

      lieti giorni a lei

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