17 novembre 2012

Il cervello, il futuro e il libero arbitrio

In queste settimane ho letto un libro in inglese, non ancora tradotto in italiano – “La Coscienza. Confessioni di un riduzionista romantico” - di Christof Koch,  un neurologo americano allievo di Francis Krick lo scopritore del DNA.
Egli è indubbiamente una persona intelligente e un esperto nel suo campo, ma forse il suo limite principale è il  suo materialismo riduzionista.
Lo spunto per interessarmi del suo libro mi è stato fornito da due interviste reperibili in rete, in cui fra le altre cose egli si chiede se per caso prima o poi la rete Internet non possa diventare ‘cosciente’. Di questo fatto parlerò in un altro post ma adesso mi voglio soffermare un passo del discorso di Koch che non mi ha molto convinto: quello sul libero arbitrio.
Questo succede quando in un capitolo del suo libro sostiene che alle volte saremmo solo illusoriamente ‘decisori’ delle nostre azioni, e che invece il nostro cervello, prima si attiverebbe per risolvere una situazione e poi ci darebbe l’impressione che saremmo stati noi decidere. Ciò metterebbe in crisi il concetto di ‘libero arbitrio’. Questa sua convinzione deriva dal fatto che è stato scoperto che i segnali nervosi, quali ad esempio quelli che servono per far muovere un braccio e afferrare qualcosa, nascerebbero qualche frazione di secondo prima che si diventi coscienti di voler compiere tale azione. Cioè come dice  Koch in questi casi ‘Il cervello agisce prima che la mente decida’. In qualche maniera per Koch, il ‘libero arbitrio’ sarebbe alle volte perciò  illusorio, in quanto quello che noi pensiamo  che sia un ‘effetto’ della nostra decisione, conseguente alla voglia di operare tale azione, sarebbe in realtà esso la vera ‘causa’ che ci fornisce quella impressione. Ci sarebbe cioè in certi casi una inversione tra causa ed effetto, quindi anche i nostri comportamenti apparentemente liberi e voluti in realtà potrebbero essere solo effetti di cause precedenti e sconosciute.

Questa impostazione darebbe ragione al determinismo Laplaciano più estremo (1). In pratica è come se si dicesse: il libero arbitrio non esiste, ci comportiamo in certi modi non per nostra volontà, che risulta essere una illusione, ma per effetto di forze fisiche interne ed esterne, conosciute e non, senza che possiamo farci nulla. Si capisce bene che allora la libertà e la stessa responsabilità di ognuno andrebbero a farsi benedire!

Sulla spiegazione del fenomeno data da Koch mi permetto di dissentire perché, visto che è stato accertato che il cervello ha fenomeni di premonizione (come ho già accennato in un precedente post del blog oppure come viene spiegato in questo articolo del corriere.it), il tutto potrebbe essere invece determinato dal ‘rilascio’ verso il passato di ‘segnali di attivazione’, in modo che il cervello, vedendosi arrivare questi segnali dal futuro si attiverebbe ‘prima’ della nostra decisione, cioè ‘in tempo’ per avere così un vantaggio, come ad esempio nel caso che si debba scappare di fronte ad un pericolo. Non ci sarebbe in tal modo nessuna inversione causa - effetto: saremmo comunque noi a prendere la decisione di compiere l’azione, ma nel contempo il nostro cervello inviando un segnale di ‘start’ verso il passato potrebbe attivarsi prima e così far compiere ai nostri muscoli l’azione in un tempo accettabile (forse se no saremmo troppo lenti mettendo così in pericolo la nostra esistenza): in tal modo il libero arbitrio sarebbe salvo.

Questa capacità di ricevere segnali dal futuro, se confermata, potrebbe anche significare che il nostro cervello è ben più complesso e sofisticato di quanto si possa immaginare, una specie di trasmettitore di onde ritardate e avanzate ( onde che viaggiano dal futuro al passato sono ammesse dalla fisica teorica come soluzioni delle equazioni di Maxwell).
Ma mi fermo qui, perché riconosco che queste mia ipotesi è quanto meno un po’ ardita.

______________________________________________________________________________

Note

(1) che in sintesi dice che ‘il presente stato dell’universo è un effetto delle sue parti e la causa del suo futuro. Un intelletto che ad un certo momento conoscesse tutte le forze che mettono la natura in moto e le posizioni di tutti gli oggetti di cui la natura è composta, e il suo intelletto fosse vasto abbastanza da riuscire ad analizzare questi dati, egli riuscirebbe a spiegare in una unica formula i movimenti dei corpi più grandi dell’universo e quelli dei più piccoli atomi: per tale intelletto nulla sarebbe incerto e il futuro come pure il passato sarebbe presente di fronte ai propri occhi’ (Laplace – 1814)


1 commento:

  1. Sull'argomento ho letto proprio oggi un articolo molto interessante, anche se un po' arduo:

    http://www.uccronline.it/2012/11/06/luomo-la-discontinuita-biologica-e-il-libero-arbitrio/

    RispondiElimina