17 marzo 2013

L’elezione papale

Da quando Papa Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni, quindi dall’11 febbraio del 2013, sono un po’ in agitazione. Questa sua sorprendente decisione infatti non l’ho ancora accettata. Per me è  inaudita ed è arrivata come un ‘fulmine a ciel sereno’.
D'altronde che un fulmine abbia colpito la cupola di San Pietro proprio nel giorno di questa impensabile rinuncia è un fatto acclarato, immortalato da una foto pubblicata da tutti i  media del globo.

Ma quello che un tempo veniva considerato come la manifestazione dell'ira degli dei, non pensavo potesse diventare il sigillo di un evento così imprevedibile, gravido di conseguenze e possibili pericoli. Sicuramente Papa Benedetto si sarà posto il problema di questi rischi e il fatto che nonostante ciò abbia preso lo stesso la decisione di dimettersi può dare l’idea di quanto seri possano essere stati i motivi che lo hanno indotto a farlo.

Dopo la partenza per Castelgandolfo e l'immagine desolante delle guardie svizzere di piantone  davanti al portone del palazzo estivo che smontavano la guardia alle ore 20 del 28 febbraio 2013 perché da quel momento Benedetto non era più Papa, mi sono rassegnato, e ho atteso con una certa trepidazione l’elezione del nuovo Papa.
Come quasi tutti i cattolici e non,  sparsi per il globo, anch’io ho tifato per il mio candidato preferito. Essendo legato alla Tradizione e alla Messa tridentina, quella antica e  in latino per intenderci, avrei ben visto l’elezione al Soglio pontificio del cardinale cingalese Ranjith Patabendige Don, che come segretario nella congregazione per il Culto divino, prima di essere ‘cacciato’ dalla Curia e promosso arcivescovo di Colombo, aveva più volte manifestato la sua preferenza per il Rito antico e criticato gli abusi liturgici che spesso avvengono nella Messa nuova, quella in lingua volgare. Sapevo bene che era un outsider che sarebbe potuto emergere solo se i candidati più forti si fossero eliminati a vicenda, e quindi soltanto dopo molti giorni di conclave. Ero perciò consapevole del fatto che era molto difficile che venisse eletto, ma comunque ci speravo lo stesso. 

Come tanti nel mondo, ogni volta che si aspettava una fumata accendevo la TV per osservare il comignolo sistemato sul tetto della Sistina. E mercoledì sera, il terzo giorno di conclave, mentre verso le 19 ero sdraiato sul divano per guardare la trasmissione, è accaduto un altro evento inaspettato anche se apparenza un po’ buffo: più volte un gabbiano si è posato e ha indugiato  sul comignolo più osservato del pianeta, ignaro della notorietà che si stava conquistando. In quel momento ho riso e ho considerato il fatto quasi come un piccolo segno del Cielo. Il problema è che questo sarebbe stato miracoloso ed eclatante se si fosse presentata una colomba, il simbolo dello Spirito Santo, invece nel nostro caso si trattava di un uccello spazzino, quello che volentieri staziona sopra le discariche e quindi, un po’ come il fulmine sul pennacchio della Basilica di San Pietro, anche questo ‘piccolo segno’, se di segno si  è trattato, non sembrava di buon auspicio...

Con la fumata bianca alla quinta votazione ho capito che il mio candidato preferito non era stato eletto: sicuramente ce l’aveva fatta un cardinale di peso, uno di quelli considerati ‘papabili’ durante la vigilia.  Dopo quasi un’ora di attesa si è finalmente aperta la finestra del balcone ed è spuntato il Cardinale Tauran, minuscolo ed esile, che con una voce dal tono non certo allegro, anzi addirittura spaventato, ha detto con un lamento quasi come stesse esalando l’ultimo respiro: ‘Nuntio vobis gaudium magnum!’. E’ in quel preciso momento che ho avuto come l’intuizione che nel conclave era successo qualcosa di non comune, con l'elezione di una persona che il cardinale Tauran forse non aveva voluto votare. In seguito è stato detto che l’annuncio fatto in quel modo si  spiega con il fatto che il povero cardinale Tauran è ammalato, ma comunque anche questo evento, indipendentemente dalla sua causa,a mio avviso non poteva essere considerato di buon auspicio…
Quando ho udito il cognome dell’eletto, mi sono veramente stupito:  si trattava del Cardinale Bergoglio, antagonista di Ratzinger nel precedente conclave, un personaggio per me completamente sconosciuto.

La mia sorpresa è aumentata quando l’eletto, vestito di bianco, si è affacciato sul balcone  senza la mozzetta rossa che rappresenta il sangue di Cristo. Durante la sua presentazione mi è sembrato un po’ freddo, a tratti glaciale. Per salutare la folla ha alzato il solo braccio destro e invece di dire, che so, ‘Sia lodato Gesù Cristo’ o ‘Cari fratelli e sorelle’ come avevano fatto i suoi predecessori, se ne è uscito con un gelido ‘Buona sera’. Forse è stata l’emozione di un evento inaspettato, però i suoi successivi gesti, così eclatanti, hanno manifestato il fatto di essere stati studiati da tempo: si è fatto benedire dalla folla come era successo anni prima con dei rappresentanti protestanti, ha chiamato Benedetto XVI ‘vescovo emerito’ anziché ‘Papa emerito’ e ha indossato la stola solo durante la benedizione, togliendosela subito dopo quasi con fastidio, mentre dietro di lui il cerimoniere pontifico monsignor Marini manifestava nei tratti del viso un atteggiamento addolorato e  preoccupato.

Dopo un po’, stufo dei commenti televisivi, scontati e ‘politicamente corretti’, mi sono messo al computer per leggere quelli dati a caldo su alcuni siti.
Ne ho trovato uno in cui si affermava: “ecco, è stato eletto il Papa nero, quello previsto da alcune profezie!“.  E infatti il Superiore dei gesuiti viene chiamato ‘Papa nero’, e Bergoglio è gesuita. Quindi quella del 'Papa nero' è una ‘profezia’ che si è avverata?
Ma un altro sito mi ha colpito ancora di  più, per via di un commento che diceva pressappoco: "L’elezione è avvenuta il 13/03/13 e il Papa si è presentato al mondo alle ore 20,13. Se si va a leggere il capitolo 13, 3-13 dell’Apocalisse di San Giovanni si scopre che in quei paragrafi si parla della  manifestazione dell’Anticristo e del Falso Profeta".
E pure questa è  sicuramente una coincidenza, anche se sorprendente. Sarebbe terribile infatti se invece fosse un segnale, una specie di terrificante presagio!

(continua)

3 commenti:

  1. Se Dio avesse voluto che Benedetto non fosse più Papa , lo avrebbe chiamato a sè con una malattia fulminante , o se avesse voluto farlo dimettere pur facendolo restare in vita , avrebbe mandato a Benedetto una malattia invalidante (cecità , paralisi delle mani per non permettere la firma dei documenti etc.) . Benedetto XVI° , mentre era ancora cardinale al seguito di Wojtila , ebbe a dire al giornalista Bruno Vespa che lo intervistava sullo stato di salute di Giovanni Paolo II , che SOLO DIO PUO' RIMUOVERE IL SUO VICARIO, MA CHE LUI NON SI PUO' DIMETTERE . C'è ancora sul web il video di quell'intervista . Benedetto XVI° negli ultimi tempi non dormiva più la notte. Quando si dimise da Papa e andò alla residenza estiva dei Papi, lui stesso ebbe a dire che quella notte aveva finalmente dormito per la prima volta , ed erano mesi che non ci riusciva più. Ciò mi fa ricordare l'episodio di un commerciante mio amico che fu oggetto delle attenzioni della mafia del pizzo : perse il sonno e la tranquillità . Credo che Benedetto abbia avuto gli stessi problemi , ma non di mafia comune, ma di ... massoneria ecclesiastica.

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  2. Libro della Sapienza 19:13 Sui peccatori invece caddero i castighi non senza segni premonitori di fulmini fragorosi;

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  3. Pure io desideravo un papa "liturgico" come il cardinale Ranjith. Una premonizione mi aveva portato a piazza san Pietro nel primo pomeriggio di quel 13 marzo e rimasi in piedi tutto il tempo nel lato destro della piazza dove si poteva vedere chiaramente il comignolo della Sistina. Ho registrato tutti i momenti cruciali dell'evento col mio cellulare, pure le reazioni della folla. Ne uscii deluso e disgustato. Compresi
    che il papato era finito. In molti post ho sempre sostenuto l'invalidità delle dimissioni di Ratzinger fino
    a quando lo stesso ha smentito ufficialmente rispondendo ad un giornalista questa tesi e poi è pure
    apparso in pubblico due volte (concistoro e canonizzazioni). Mi sono accostato inavvertitamente alla
    posizione dei sedevacantisti che ritengono ultimo papa legittimo Pio xii. Tutti i mali della chiesa
    cattolica sono cominciati infatti con Roncalli che usurpò il trono al cardinale Siri regolarmente eletto e
    costretto subito a dimettersi dopo la fumata bianca che fu fatta passare per grigia. Di tutta la serie
    degli antipapi indubbiamente Ratzinger è stato quello più vicino alla tradizione. Mi sono convinto per subitanea illuminazione che si è dimesso da antipapa ma non certo da papa che meriterebbe di essere.

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