05 luglio 2013

La realtà del Paradiso

Ho appena finito di leggere il libro scritto dal neurochirurgo americano Eben Alexander che ha avuto un’esperienza di premorte durante il suo stato di coma di 7 giorni. Eben Alexander era l’esempio calzante dello scienziato ateo (o per lo meno agnostico), convinto che tutto ciò che esiste fosse materia e che quello che alcuni chiamano ‘spirito’ fosse solo un processo che emerge dal complicato funzionamento dei neuroni cerebrali. Per lui, come per tanti altri suoi colleghi, terminati questi processi finiva la coscienza.
Ma Alexander ha cambiato radicalmente idea dopo che per una settimana la sua corteccia cerebrale, quella ipotizzata come la sede di tutti i processi che ci fanno sentire coscienti, è stata ‘bruciata’ da un virus e resa perciò completamente inattiva, mentre lui nel contempo invece di essere privo di sensazioni ha avuto delle esperienze molto profonde e di una realtà sconvolgente.

L’esperienza avuta da  questo neurochirurgo è molto importante, principalmente per tre motivi: primo perché è stata vissuta da uno specialista, scienziato del cervello, secondo perché questo scienziato era praticamente ateo, terzo perché durante il coma è stato monitorato da medici con strumenti scientifici all’avanguardia che hanno attestato l’assenza di attività cerebrale, almeno nei limiti delle loro capacità di misura.
Ecco infatti come Eben Alexander descrive il suo stato ( e visto che è uno specialista del campo c’è da crederci):
Durante il coma, non è che il mio cervello lavorasse in modo sbagliato: non lavorava affatto. La neocorteccia, la superficie esterna del cervello, la parte che fa di noi degli esseri umani, era morta’ (2).

Per molti versi la NDE vissuta da Alexander presenta punti di contatto e alcune differenze con quelle comunemente riportate nella ormai vasta letteratura sulle esperienze di pre-morte.
In un primo momento infatti Eben si accorge di essere immerso in una specie di nebbia oscura e nel contempo rilucente, sentendosi come un lombrico dentro il fango. Dopo ciò gli appare qualcosa di luminoso che apre un passaggio da cui arriva una melodia seducente. Attraversando questo varco  si  ritrova in un mondo meraviglioso, paradisiaco, pieno di colori avvolgenti e suoni meravigliosi. Si avvicina a fargli compagnia una specie di bellissimo angelo dalle fattezze umane che è, lo scoprirà casualmente solo molto tempo dopo il risveglio, sua sorella naturale morta prima di conoscerla.

Ed ecco un passo del libro in cui fa il confronto tra la vita spirituale e quella materiale:
Il luogo che visitai era reale. Così reale che la vita che stiamo vivendo qui, adesso, appare completamente assurda al confronto.  Questo, tuttavia, non significa che io non apprezzi la vita che sto vivendo ora. Al contrario, la amo più di quanto abbia mai fatto prima. E’ così perché ora la vedo nella sua giusta prospettiva’ (3).

Cosa importante (che accomuna la sua esperienza a quella di molti altri che hanno vissuto una NDE) è stata la sensazione di ottenere senza fatica le risposte ai misteri dell’esistenza e dell’Universo:
Ogni volta che ponevo silenziosamente una di queste domande, la risposta mi arrivava all’istante… Ma non si trattava del pensiero come viene inteso sulla Terra. Non era vago, immateriale o astratto.. questi pensieri erano solidi e immediati… e via via che mi arrivavano ero in grado di capire immediatamente e senza sforzo concetti che nella vita terrena avrebbero richiesto anni per essere assimilati’ (4).

Fondamentale risulta l’incontro con Dio: ‘La mia esperienza dimostrava che la morte fisica e cerebrale non segna la fine della coscienza, e che l’esperienza umana continua oltre la tomba. Ma, soprattutto, continua sotto lo sguardo di un Dio che ci ama e si prende cura di ciascuno di noi e della destinazione finale dell’universo stesso e di tutti gli esseri che lo abitano' (5).

Dopo il risveglio, Alexander riacquista man mano tutti i  ricordi precedenti, quelli che sembravano irrimediabilmente cancellati, e dopo aver messo per iscritto il resoconto dell’esperienza avuta comincia a leggere  i resoconti di altre persone che come lui hanno avuto delle NDE,  racconti che prima del suo evento si era rifiutato di leggere, ritenendoli frutto di fantasie e allucinazioni provocate dal cervello in profonda difficoltà.

Questi scritti, questo materiale, esistevano già prima della mia esperienza, naturalmente. Ma non li avevo mai presi in considerazione. Né come lettura, né in altro modo. Molto semplicemente non mi ero mai ritenuto aperto all’idea che potesse esistere qualcosa di autentico nella convinzione che una parte di noi sopravvive alla morte del corpo. Io ero la quintessenza del medico disponibile, quantunque scettico. E come tale vi posso assicurare che la maggior parte degli scettici non lo è affatto (cioè disponibile – nota mia). Per essere davvero scettici, bisogna effettivamente analizzare qualcosa e prenderla in considerazione sul serio. E io, come molti altri medici, non mi ero mai dedicato a esplorare le esperienze di pre-morte. “Sapevo” che erano impossibili’ (6).

Alexander quindi fa una importante autocritica che manifesta il vero problema con cui hanno a che fare la maggior parte degli ‘scienziati’ di impostazione riduzionista: il rifiuto aprioristico di analizzare certi fenomeni che forse tra le loro pieghe hanno l’impronta del soprannaturale, e ciò per un pregiudizio, per un non ammesso assioma (quindi non un teorema, ma un qualcosa di non dimostrato da cui si parte) che recita pressappoco ‘lo spirito non esiste, è tutto materia’, quindi certi fenomeni misteriosi o sono falsi  in partenza o si possono spiegare materialisticamente. Il problema è che il diniego sprezzante di prendere in considerazione questi fenomeni oltre che essere sbagliato dal punto di vista del metodo scientifico, non permette neanche allo scienziato-persona di cambiare eventualmente parere su certi argomenti e di restare arroccato sulle sue posizioni, a meno che personalmente non venga messo di fronte alla realtà dei fatti indipendentemente dalla sua volontà, come è successo allo stesso Alexander e a molti altri come lui.

Un caso simile  a quello di Eben Alexander infatti capitò anni fa al famoso filosofo ateo Ayer (7). C’è la  testimonianza di un medico che gli è stato vicino prima e dopo il risveglio dalla sua Nde, che dice che Ayer affermava di aver visto Dio durante la sua esperienza fuori dal corpo (8), ma nello stesso tempo  la sua reazione successiva al fatto fu diversa rispetto a quella avuta da Eben: cercò di minimizzare l‘evento, forse perché sapeva che se avesse fatto altrimenti avrebbe deluso i suoi fans e avrebbe dovuto buttare alle ortiche la produzione filosofica di una vita? Diciamo solo che il grande coraggio che ha mostrato Eben, Ayer non lo ha manifestato.

Per concludere, vediamo cosa dice Alexander su quello che ha imparato sull'amore e su Dio:

L’amore è, senza dubbio, la base di tutto. Non un tipo di amore astratto difficile da penetrare, ma l’amore quotidiano che tutti conoscono, quello che proviamo quando guardiamo nostra moglie e i nostri figli, o perfino i nostri animali. Nella sua forma più pura e più potente, questo amore non è geloso o egoistico, ma incondizionato. Questa è la realtà delle realtà, la gloriosa quanto incomprensibile verità delle verità che vive e respira al centro di tutto ciò che esiste o che mai esisterà, e non possiamo capire neppure vagamente chi o che cosa siamo se non la conosciamo e non la incarniamo in tutte le nostre azioni.’ (9).

L’amore incondizionato e lo spirito di accettazione che ho conosciuto durante il mio viaggio sono la scoperta più straordinaria che io abbia mai fatto e che mai farò’ (10).

Uno degli errori più grandi che facciamo quando pensiamo a Dio è quello di immaginarlo come impersonale. Sì, c’è Dio dietro ai numeri e alla perfezione dell’universo che la scienza analizza e si sforza di capire. Ma Dio paradossalmente è anche ‘umano’, perfino più umano di quanto possiamo esserlo noi. Dio capisce e si immedesima nella nostra situazione umana più profondamente e personalmente di quanto possiamo immaginare, perché Dio sa cosa abbiamo dimenticato e capisce quale terribile fardello sia vivere dimenticando il Divino anche solo per un momento’ (11).

Mi sento di condividere questa concezione. L’Altissimo che ha maestà infinita è tanto grande quanto umile,  e non ha bisogno di mostrare la Sua grandezza alla sua creatura. Io direi che la Sua persona è più simile a quella di un fanciullo innocente che ci sta accanto e che ci ama. E il bello è che lui non finge: è proprio quella la sua natura! Sta vicino a noi e cerca nelle pieghe spigolose della nostra persona un appiglio, un barlume di amore, ci osserva e anela un piccolo moto di affetto. E se questo seppur minuscolo gesto di amore lo facciamo, oh, quanti abbracci, quanti baci  saranno dati alla nostra anima! Dio restituirà tutto subito con gli interessi, e allaccerà a Sè quell’anima come solo Lui sa fare (i mistici ne sanno qualcosa...)!

Però a mio parere se c’è una cosa  su cui bisogna essere cauti è nella concezione di Dio come ‘amante incondizionato’: non vorrei che si potesse pensare che la creatura possa permettersi di tutto, anche rifiutare e quindi  in un certo senso ‘uccidere’ nel proprio cuore il suo Creatore. Credo che per ’amore divino’  si debba intendere quello che persiste anche e nonostante il rifiuto, un amore così grande che per rispetto dell’amato e della sua libertà, si infligge anche la perdita irreversibile di esso, come avviene nel caso della dannazione  di quell’anima! Potrei sbagliarmi, ma mi sembra di percepire che anche la pena eterna sia, paradossalmente, un atto di amore estremo del Creatore verso la sua creatura che lo rifiuta, l'ultima e inevitabile conseguenza dell’infinito rispetto che l’Altissimo nutre verso ogni essere libero che Lui ha portato all’esistenza.
___________________________________________________________________________

Note

(1) Eben Alexander – Milioni di Farfalle – Mondadori 2013 (traduzione dall’originale ‘Proof of heaven’)

(2) Opera citata pag. 16

(3) Opera citata pag. 17

(4) Opera citata pag. 53

(5) Opera citata pag. 17

(6) Opera citata pag. 135

(7)  Si veda Ayer, A. J. What I saw when I was dead, Sunday Telegraph (August 28, 1988) .

(8)  Si veda la lettera scritta dal dottor Jeremy George, il medico che  assistette Ayer durante e dopo la rianimazione, che raccolse le prime confidenze del filosofo, riportata da William Cash in un articolo intitolato "Il filosofo ateista ha visto Dio durante la sua morte?" - l'articolo è in inglese.

(9) Eben Alexander, opera citata pag. 77

(10) Eben Alexander, opera citata pag. 79

(11) Eben Alexander, opera citata pag. 90

10 commenti:

  1. Davvero interessante. Anche il tentativo del dottore di esplicare l'essere atto puro contiene una grammatica teologica poco precisa, ma pur sempre accettabile.
    Quando scrive "Ogni volta che ponevo silenziosamente una di queste domande, la risposta mi arrivava all’istante…" ad esempio assoggetta un "luogo" al tempo (poiché porre una domanda presuppone un tempo prima della domanda e uno dopo averla posta), quindi non sarebbe eternità.
    Inoltre l'essere divino non si pone le domande, ma è completamente onniscente, subito ed in eterno.

    Naturalmente non si può assimilare la visione beatifica con l'essere Dio in modo totale. Si partecipa infatti dell'essere divino, brutalmente "ci si divinizza", ma forse - in qualche modo - si resta sé stessi, si resta creatura divinizzata e questo porta a queste analogie imprecise.
    Ci vorrebbe un teologo che analizzasse queste esperienze per trovare una esplicazione sulla scorta della tomistica di San Tommaso.

    Infine trovo davvero interessantissima il fatto che tutto si svolga nel "pensiero" che è l'unico INFINITO presente nell'uomo.
    Il pensiero come unico possibile "luogo" dove Dio può comunicarsi totalmente. E qui voglio citare uno strepitoso Barzaghi OP in alcune righe che trovo semplicemente VERE (con tutte le maiuscole!).

    “L’atto del pensare ha un’estensione infinita.
    Tu prova a pensare che c’è qualche cosa che non pensi: la stai pensando! Pensa che il tuo pensiero ha dei limiti: pensando i limiti li hai già oltrepassati. Non ti ho detto: “Vedrai che tu cono­sci tutto, perché non c’è niente che tu non conosca”; no, ti ho detto che non c’è niente di reale o possibile (l’impossibile, l’as­surdo non è pensabile perché non è, né può essere) che tu non pensi.
    Pensare non vuol dire conoscere. Ci sono tante cose che non conosco, però le penso e pensandole so che io non le conosco: sono ignorante, però le penso.[...]
    Dire che l’estensione del pensiero come atto è infinita, vuol dire che è capace di Dio. Non lo esige: se lo esigesse, il nostro pensiero sarebbe Dio; e allora non potrebbe neppure esigerlo, non sentirebbe il bisogno di conoscere.
    Non esige di conoscere Dio, però non si può escludere che, data la sua (del pensiero come atto) estensione infinita, se a Dio piace di comunicarsi alla nostra conoscenza e affettività, lo possa fare. Questo non lo si può escludere. Quindi, c’è dalla parte dell’uomo una condizione di possibi­lità di ricevere la comunicazione della vita divina e quindi di parteciparne.
    Che cos’è questa potenza obbedienziale per la quale, se Dio vuol comunicarsi alla creatura ragionevole, può farlo senza che la creatura scompaia? Questa condizione è la spiritualità della nostra anima razio­nale o, per dirla in termini moderni, l’estensione infinita del pensiero come atto.
    Il pensiero, come tale, non ha limiti quanto all’estensione; quanto alla comprensione sì: mica capiamo tutto noi! Ma l’estensione è infinita.
    Quindi Dio può benissimo comunicarsi a questa capacità, perché non è un’esigenza ma una capacità: essa non esige che Dio si comunichi, ma non esclude che Dio possa comunicarsi.
    Sulla base di questa potenza obbedienziale, che è l’estensio­ne infinita del pensiero come atto, come attività, è verificato quell’assioma che dice: finitus est capax infiniti in potentia oboedientiali (il finito è capace dell’infinito, per capacità obbedien­ziale)”

    Barzaghi, Giuseppe, Soliloqui sul divino, Bologna, Edizioni Studio Domenicano, 1997, pagg. 108 – 109

    RispondiElimina
  2. Sembra che tutta questa vicenda debba essere ridimensionata dopo che un giornalista americano ha indagato scrupolosamente sul caso: Questo neurochirurgo non gode di tutta quella fama che l'apparato propagandistico messo su per il lancio del libro gli aveva appioppato. L'esperienza che Eben narra viene spiegata dalla dottoressa che lo ha avuto in cura. Per delucidarsi in merito basta frugare in internet. Alla fine credo che cinque milioni di libri venduti lo abbiano notevolmente più avvinghiato alla vita che ad una crescita spirituale!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Come è sempre successo in casi come questo, c’è sempre chi non pensandola allo stesso modo cerca tutti gli appigli per cercare di screditare…Lei su Internet può trovare proprio tutto e il contrario di tutto, ma non è detto che quello che si legge corrisponda a verità. Il dott. Alexander ha avuto questa esperienza, ne è stato testimone diretto e l’ha raccontata così come l’ha vissuta. Altri invece pur non avendola sperimentata si mettono in cattedra a giudicare e a fare ipotesi, anche strampalate, tutte da provare. Che lei non sia un commentatore molto obiettivo lo si capisce dalla sua ultima frase, in cui insinua il sospetto che Alexander abbia scritto il libro solo per guadagnarci e sopra. Ma che ne poteva sapere lui che il libro avrebbe venduto 5 milioni di copie?

      Elimina
  3. Dice molto bene quando asserisce che il mondo è un perenne confronto tra costruzioni intellettuali che costituiscono verità degne di fede da parte di chi elabora: Quindi internet è pieno di verità e controverità! Riguardo al commento sulla vicenda è proprio il fatto che vorrei acquisire elementi il più possibile vicino al vero che mi spinge a indagare e a non fermarmi ad ascoltare solo il vento che viene da una direzione ma anche quello che viene da un'altra. Sia l'uno che l'altro possono portarmi un soffio di verità. Le mie possibilità interpretative assieme all'ascolto di una sensazione più profonda che può venirmi da Dio e quindi dalla preghiera mi indirizzeranno ad una possibile sintesi. Io, contrariamente al suo affrettato giudizio sulla mia mancanza di obiettività, sono molto portato a credere a queste esperienze di confine, che restano tali, ma non definibili di premorte perchè coloro che le raccontano non sono poi morti! So, essendo un cultore di tutto ciò che può oltrepassare il confine della nostra povera materia, che esiste un'infinità di casi di NDE e OBE dettagliatamente descritti ma so anche che non posso indiscriminatamente lasciarmi incantare da tutti. Non sappiamo ancora con precisione e definitivamente l'origine di queste esperienze; e di pochi giorni la divulgazione delle ricerche dell'Università del Michigan in cui si è riscontrata attività della corteccia cerebrale deputata alla visione in topi in cui è stata indotta assoluta mancanza di ossigeno e glucosio al cervello. E' un'attività addirittura superiore al normale! E se succedesse la stessa cosa per gli esseri umani! Riguardo ad Alexander, Le ripeto, non mi ergo a censore della sua vicenda, non sono così presuntuoso come Lei pensa! Mi piacerebbe solo avere la possibilità di capire meglio il nostro personaggio ed il suo vissuto! Se "Obiettivamente" vorrà capirci di più anche Lei clicchi sul motore di ricerca : ESQUIRE e il caso di Eben Alexander. Ah a proposito, io sono un credente cattolico e anche se un giorno la scienza spiegherà punto punto questa fenomenologia non diminuirà la mia fede nella sopravvivenza!! Saluti e Pace

    RispondiElimina
    Risposte
    1. 'il commentatore poco obiettivo' era causato dalla sua ultima frase del primo commento in cui metteva in evidenza il fatto che il libro di Alexander è stato acquistato da 5 milioni di persone con la conseguenza che l'autore ci ha senz'altro guadagnato, denotando così un pregiudizio... la frase forse l'ha colpita ma forse si sarebbe piccato di più se avessi scritto come era stato il mio primo impulso ( e che non ho voluto scrivere) 'commentatore un po' malizioso'...Che si sia notata un residuo di attività nei neuroni dei topi è del tutto ininfluente ai fini del nostro discorso in quanto un minimo di attività residua resta anche nei neuroni di quelli che hanno le NDE. Il problema è capire se questa attività residua terminale, come quella che avviene nei circuiti che si spengono e che viene chiamata 'extracorrrente di chiusura' sia poi capace di creare scene così complesse e una coscienza limpida e supefunzionante come quella che governa i processi NDE. Veda lei...Ma poi mi dica, il libro l'ha letto?

      Elimina
    2. No non l'ho letto! Ero sul punto di acquistarlo su un sito internet quando mi sono imbattuto nell'articolo di cui ho parlato che mi ha tolto lo stimolo. Comunque le riporto un brano che può essere significativo del pezzo che si trova su internet:
      "La testimonianza più importante, che contraddice molte delle spiegazioni di Alexander, secondo cui cioè i collegamenti all’interno del proprio cervello «si erano completamente interrotti», è quella della dottoressa Laura Potter, che ha così risposto a una domanda di Dittrich:
      Lo stato in cui era Alexander quando provaste a sospendere il coma farmacologico, durante il primo giorno di cure, può essere definito cosciente?
      Sì, cosciente ma in stato allucinatorio.
      Il 12 dicembre 2012 la rivista americana Atlantic aveva pubblicato un articolo di Oliver Sacks, il famoso neurochirurgo inglese, che fornisce una possibile spiegazione di quanto accadde a Alexander, aggiungendo inoltre che «è curioso che [Alexander] non consideri la spiegazione più ovvia, ma che insista con quella sovrannaturale». Secondo Sacks spesso le allucinazioni sembrano così reali perchè «attivano le stesse aree cerebrali che vengono stimolate dalle percezioni tangibili. L’ipotesi più plausibile, nel caso del dottor Alexander, è che la sua esperienza pre-morte sia avvenuta non durante lo stato di coma, ma quando si stava risvegliando da esso, cioè mentre la sua corteccia cerebrale stava tornando a funzionare».

      Elimina
  4. Come immaginavo... Allora di cosa stiamo parlando? Io di un libro che ho letto e lei di un libro che non ha letto? Se avrà la pazienza di consultarlo vedrà che lo stesso Alexander fa diverse ipotesi per spiegare il fenomeno che gli è accaduto, portando i pro e i contro di ognuna di esse con motivazioni strettamente scientifiche.

    RispondiElimina
  5. curioso: anonimo dice che preferisce avere la visione e la contro-visione e poi si contraddice non leggendo il libro ma su esso disquisendo: pensiero infinito!

    RispondiElimina
  6. Bellissimi gli ultimi 2 comma... il Bambino Innocente capace di solo Amare, stupendo. Consoliamo un poco il nostro Padre Madre Spirito Santo da tutta la malvagità che i figli gli impongono. E nella libertà viene la Giustizia , libertà di scegliere surrogati, di andare alla deriva lontano e, poi, staccati dall'Amore. Pensare che l'amore cercasi!!! Esperienze di vita non di morte, la morte è vita eterna.Quanti schemi mentali da abbattere x essere liberi.

    RispondiElimina
  7. marianopasquali05 agosto 2014 15:28

    non un virus, ma un batterio: Escherichia coli. I virus danno meningiti meno gravi

    RispondiElimina