13 marzo 2014

La Sindone e la disinformazione laicista

Ieri ho rivisto un film inchiesta uscito nel 2012, ‘La notte della Sindone’, della brava regista Francesca Saracino, in cui Rosalinda Celentano fa da guida in quello che sembra essere un vero e proprio giallo, la cronaca delle vicende che hanno accompagnato la Sindone, nel periodo che va  dal 1980 al 1988, e che ebbe come esisto finale il risultato della datazione col C14 che collocava il reperto in un periodo compreso tra il 1260 e il 1390 d.C.
La vicenda partiva nel 1980 quando ormai, dopo gli studi condotti da un folto gruppo di scienziati, lo STURP, sembrava assodato che la Sindone era, con un margine di dubbio infinitesimale, risalente all’epoca di Gesù Cristo e che avesse avvolto proprio il suo corpo crocifisso. Infatti troppe erano le concordanze che erano state trovate fino a quel momento, e riconfermate con 120 ore di analisi varie di laboratorio, per poter mettere in dubbio tale fatto.

Fra l’altro era stato provato che il lenzuolo recante l’impronta non è un dipinto e neanche una bruciatura eventualmente ottenuta con un bassorilievo riscaldato. Inoltre era stato scoperto che l’orma porta anche una informazione tridimensionale del cadavere, senza soluzione di continuità tra parti in contatto col corpo e parti non in contatto, e che sotto le macchie di sangue, vero sangue umano del gruppo AB, non esiste immagine. Quindi il sangue si era depositato prima che si imprimesse l’immagine, e si trovava nei punti giusti, con un processo  inverso rispetto a quello che avrebbe usato qualunque falsario.
Inoltre il lenzuolo era stato in contatto col cadavere per non più di 36 ore, mancando completamente segni di putrefazione, ed  era stato tolto dal corpo senza lasciare segni di 'strappo' nelle tracce di sangue delle ferite.

Si era quindi a questo punto quando lo stesso gruppo  propose un  futuro esame al radiocarbonio, per il raggiungimento della totale certezza dell’età del lenzuolo, raccomandando però di accompagnarlo con  altre veriche, soprattutto con quella dell'analisi chimica e biologica del reperto per determinare gli eventuali inquinanti, in modo da poterne effettuare la rimozione prima della prova al C14, onde così evitare un errore sistematico che avrebbe potuto falsare la datazione.

La storia della preparazione dell’esame ‘cruciale’, quello al C14, si sviluppò essenzialmente per sei anni, dal 1982 al 1988, con colpi di scena, influenze esterne, forti pressioni  anche da parte dei mass–media laicisti verso il Cardinale Ballestrero, custode della Sindone e il Vaticano. Quello che ormai appare assodato dopo tanti anni è che alcuni personaggi che avrebbero dovuto in qualche modo proteggere la Chiesa e i cattolici da influenze esterne tese a trovare occasioni per mettere in dubbio o distruggere la Verità, remarono contro e consegnarono la maggior reliquia della cristianità senza protezione ai suoi nemici . Uno di questi personaggi che avrebbero dovuto difenderla fu l’allora presidente della Pontificia Accademia delle Scienze. Fu anche grazie al suo operato che gli scienziati dello STURP, dipinti come un gruppo di esaltati, fu estromesso dalla vicenda e invece furono ammessi quelli che non credevano nella veridicità del lenzuolo.  A causa del suo comportamento, il capo della Pontificia Accademia fu esonerato dal suo incarico da papa Giovanni Paolo II otto giorni dopo l’uscita dei ris ultati del radiocarbonio, troppo evidente si era mostrata la sua inettitudine nella vicenda, ma ormai la frittata era fatta…

I centri di ricerca che inizialmente erano stati proposti erano sei, ma successivamente tre furono esclusi e furono scelti quelli di Tucson, di Oxford e di Zurigo. Le riunioni preparatorie a cui parteciparono fra gli altri il Cardinale Ballestrero, il suo fido collaboratore scientifico prof. Gonella, il già citato presidente dell' Accademia Pontificia , i rappresentanti dei laboratori e il direttore del British Museum, che aveva il compito di coordinare i tre laboratori, cosa che fece poco e male. In tali riunioni  si palesarono subito i rapporti di forza sbilanciati quasi totalmente verso la su citata esclusione degli scienziati dello STURP,  studiosi che avrebbero potuto per lo meno controllare la correttezza delle procedure adottate da tali laboratori, ma più di tutte, quello che questa esclusione comportò fu il grave fatto che non sarebbero stati perciò effettuati gli esami chimici di accompagnamento per determinare il peso degli inquinanti. Questa esclusione fu il cavallo di Troia che avrebbe poi dato mano ai libera ai laboratori, permettendo loro di accreditare come certo il risultato ottenuto, che si sarebbe dovuto invece presentare come dubbio o incerto in attesa dei futuri esami chimico/biologici necessari a valutare il peso degli inquinanti. Fra l’altro negli anni successivi, delle ricerche effettuate su alcuni fili sindonici hanno evidenziato la presenza di batteri e funghi incorporati nelle fibrille del lino, batteri che non vengono tolti con i metodi di pulizia che erano stati utilizzati dai laboratori prima dell’analisi al C14.

Nelle riunioni fu stilato un protocollo di ricerca che però, come i fatti e la cronaca dimostrarono, fu successivamente disatteso. Fra l’altro i laboratori si erano impegnati a lavorare indipendentemente uno dall’altro, mentre in realtà  pare che ci sia stata una riunione tra i direttori dei tre laboratori qualche mese prima dell’uscita dei risultati. Inoltre l’esame si sarebbe dovuto svolgere ‘alla cieca’,  consegnando ai laboratori altri due campioni di controllo di cui si conosceva la data certa e che sarebbero  dovuti essere indistinguibili dal reperto sindonico.

Ma quando fu fatto il prelievo non solo i campioni di controllo che furono consegnati erano molto diversi dal tessuto sindonico, che quindi risultava distinguibilissimo, ma fu pure comunicata  la data di essi che invece sarebbe dovuta restare segreta. E cosa ancora più strana, all’ultimo momento fu inserito un quarto campione di controllo risalente al periodo che poi fu assegnato al telo sindonico, cioè un tessuto del 14° secolo! Ciliegina della torta, non fu neanche redatto un verbale di tutta l’operazione.
Un’ulteriore fatto che conferma i dubbi sulla vicenda è che l’analisi statistica effettuata sui dati pubblicati dai tre laboratori ha dimostrato che in uno dei laboratori sono stati ottenuti valori diversi dagli altri due, come se il campione su cui  aveva effettuato le misure non fosse simile a quello degli altri!

Del gruppo del Laboratorio di Tucson faceva parte un reverendo protestante che era dichiaratamente convinto che la Sindone fosse un falso e su questo convincimento si era anche basato il suo successo editoriale con dei libri sulla vicenda. Fra l’altro, cosa alquanto strana ma non troppo, qualche giorno dopo l’uscita dei risultati era già in edicola un suo nuovo libro, uno scoop, in cui parlava del risultato degli esami che avevano così riconfermato quello che lui aveva sempre sostenuto. Del gruppo di Oxford invece faceva parte uno scienziato che ebbe benefici dopo la pubblicazione dei risultati, in quanto l’Università di cui faceva parte ricevette il premio di 1 milione di sterline elargito da un gruppo di facoltosi  laici per aver dimostrato la falsità della Sindone: a quanto pare quei soldi furono usati per creare una nuova cattedra di Archeologia che fu assegnata allo studioso suddetto.

Ma quello che appare sconvolgente è il ricatto fatto dagli ambienti laico/massonici e protestanti dell’epoca verso il Vaticano e che pressappoco suonava così: "o ci fate esaminare la Sindone come vogliamo noi o scateniamo una campagna di stampa contro la Chiesa Cattolica accusandola di oscurantismo e di aver paura che si possa scoprire che il lenzuolo sindonico è un falso".

Quando venne tagliato il pezzetto di stoffa per le analisi, il cardinale Ballestreo ebbe a dire: ‘il delitto è compiuto!’. Non sapeva che le sue parole si sarebbero dimostrate vere soprattutto successivamente.

Ecco i frutti dello scientismo: i laicisti accusano la Chiesa di disonestà e oscurantismo, ma quando poi dovrebbero operare in maniera imparziale alcuni di loro non si fanno scrupolo di evitare il confronto. La vicenda dell’emarginazione degli scienziati dello STURP, considerati di parte, e la successiva protervia dimostrata dagli ‘scienziati’ che comunque di parte avversa erano, essendo convinti che la Sindone fosse un falso, mi fa pensare all'ostracismo odioso che il gotha scientifico dominante, come quello che professa l’evoluzionismo neodarwiniano, adotta nei confronti di quelli che manifestano dubbi su tale teoria.

Ma il tempo è galantuomo, e anche se non si potranno forse più chiarire molti punti oscuri della vicenda, in ambito scientifico si considerano ormai i risultati ottenuti dai tre laboratori con cautela e da analizzare criticamente, e da confrontare con gli altri metodi di indagine che datano il telo come risalente al primo secolo.
Però il danno di immagine provocato alla Sindone è stato enorme, tant’è che molta gente ancora è convinta che essa sia un falso e che ciò sia stato dimostrato scientificamente. Questo è il frutto di certa propaganda laicista che tuttora, palesamente in mala fede, si serve di quel risultato, ottenuto in maniera così poco chiara, per prolungare la disinformazione.

4 commenti:

  1. Un Anonimo mi ha inviato un lungo commento con la solita solfa che la Sindone sarebbe un'opera di Leonardo. Non pubblico commenti di questo tipo, ribadendo per l'ultima volta, dopo averlo già ripetuto in un post precedente, che è ormai storicamente accertato che la Sindone esisteva già nel 1453, essendo quella la data in cui fu donata ai Savoia, e a quella data Leonardo da Vinci aveva la 'veneranda' età di 1 anno circa...

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  2. L’immagine del volto sindonico, confrontato con l'autoritratto di Leonardo, anch'esso custodito a Torino, indicherebbe che Gesù e Leonardo da Vinci avrebbero avuto un volto somigliante verso il termine della vita come l’ebbero Leonardo e Michelangelo Buonarroti se guardiamo al ritratto dello scultore che ne fece da anziano Daniele da Volterra. Oltre ad avere un intelligenza simile nel metodo con Gesù, i due grandi artisti verso il termine della loro vita avrebbero un volto tendente a quello di Gesù, che di fatto ha valenza archetipa. Questo avrebbe una sua validità sia che la Sindone sia vera reliquia sia che sia un falso veritiero. Ciò nulla toglie alla divinità di Gesù, anzi. Cfr. ebook (amazon). di Ravecca Massimo. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

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    1. Ancora lo stesso commento, su TUTTI i siti cattolici, caro Ravecca Massimo?
      Abbiamo capito che si vuol fare pubblicita' con il suo libro. OK

      Piero

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    2. Non solo sui siti cattolici e comunque commenti anche su altri argomenti, ma nello specifico quello asserito è vero o falso? Grazie. Ne aggiungo un altro: Tra un misto di giochi di specchi e scatole cinesi la Battaglia di Anghiari è li che aspetta di risuscitare. Gesù di Nazaret, Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti avendo avuto un intelligenza simile, basata su processi ricorsivi, giochi di specchi, procedimenti inclusivi; hanno avuto un volto somigliante verso il termine della loro vita pur avvenuta in età e condizioni diverse. L’autoritratto di Leonardo assomiglia al ritratto di Michelangelo eseguito da Daniele da Volterra, e l’autoritratto di Leonardo assomiglia al volto sindonico (negativo). Il telo sindonico come un'opera rinascimentale, (l'immagine della ferita al costato della Sindone ricorda l'urlo del guerriero centrale della Battaglia di Anghiari di Leonardo; e ne sancisce la presenza nascosta nel Palazzo Vecchio a Firenze, dietro il dipinto del Vasari, il quale ricopri con un suo affresco anche la Trinità di Masaccio, riscoperta secoli dopo) , i quadri del rinascimento come icone. Gesù modello e volto archetipo del genio. Cfr. ebook/book. di Ravecca Massimo. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

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