21 marzo 2016

Gesù Cristo è morto di Giovedì?

In un precedente post dal titolo "Le 70 settimane di Daniele e gli Ultimi Tempi " ho accennato al fatto che secondo qualche studioso Gesù potrebbe anche essere morto il Giovedì della settimana della Passione e non il Venerdì come quasi unanimemente si crede e accetta. Tanto è bastato per scatenare i commenti anche sarcastici di alcuni lettori a cui ogni possibile variazione su quanto si dà per scontato sembra bestemmia o eresia.
Facendo delle riflessioni o speculazioni in ambito religioso si rischia sempre di andare contro qualche dogma o insegnamento fissato dalla dottrina:  se dovesse succedere ciò sono pronto a correggere il tiro, ma non certo per paura di roghi virtuali che novelli Torquemada (protetti dall'anonimato) accendono nella rete, ma perché sono conscio del fatto che esistono verità accertate e accettate, magari dopo secoli di discussioni teologiche ad altissimo livello, che sarebbe da incauti e presuntuosi mettere in dubbio. Premesso ciò però...

Uno dei motivi per cui mi sono domandato se Gesù è effettivamente morto di venerdì consiste nel fatto che, se è così, nasce un problema inerente la fiducia che si dovrebbe avere nelle parole del Maestro che per noi cristiani essendo Dio non poteva errare.

In un passo del Vangelo di Giovanni, Gesù dice rivolto ai farisei: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere" (Giovanni 2,19), e sappiamo dallo stesso Giovanni che Gesù per tempio intendeva il suo corpo e che questo periodo di tre giorni, così come ci viene detto più avanti nel versetto 22, verificatosi dopo la Resurrezione, servì agli Apostoli per credere...
Inoltre quando in Matteo (12,40 ) (1) Gesù profetizzò la Sua Passione e Morte disse che sarebbe rimasto sepolto, come Giona nel ventre del pesce, per 3 giorni e 3 notti. E per giunta lo diede come unico segno per una generazione incredula. Ma se si accetta la morte come avvenuta il venerdì, e la sepoltura la sera dello stesso giorno, visto che è risorto all’alba della domenica, farebbero 2 giorni e 2 notti. Insomma c’è una evidente mancanza di almeno un giorno e di una notte nel conto perché il segno possa dirsi avverato...

A questo punto perciò sorgono due possibili soluzioni: o si suppone che il Maestro abbia voluto fare un paragone con Giona indicando solo approssimativamente il numero dei giorni e delle notti, oppure che abbia voluto intendere proprio 3 giorni e 3 notti. La prima interpretazione è quella più nota e accettata da chi afferma che la morte è stata il venerdì, cioè quasi 2 giorni e 2 notti prima della Resurrezione, la seconda è sostenuta da quelli che ritengono che la morte sia stata di giovedì, e anzi l’avverarsi esatto della Profezia rafforzerebbe la loro tesi (2) .
In questo post cercherò di analizzare la questione e fare qualche ipotesi per tentare di risolvere il problema.

Quali sono stati l’anno e il giorno della Passione e Morte di Gesù?

Sembra che il 33 d.C. sia l‘anno più probabile per la morte. Infatti dato che Gesù aveva poco più di 33 anni quando fu  ucciso, visto che la data più credibile per la sua nascita è il 25 dicembre del –1 a.C. (cioè il 2 a.C.), viene da sé che bisogna scegliere il 33 d.C.
La Pasqua dei giudei era fissata nel giorno di plenilunio del mese di Nisan. Essa iniziava alle 18 del giorno 14, per concludersi il giorno dopo alla stessa ora.
I calcoli astronomici indicano quell’anno il plenilunio la Pasqua dei giudei cadde di venerdì 3 Aprile, il plenilunio del mese di Nisan – la Pesah o Pasqua ebraica – secondo il calendario giuliano in vigore in quel periodo, calendario che continueremo ad usare nell’esprimere le date. Allora il 15 di Nisan coincideva con il venerdì 3 Aprile 33? Dal punto di vista astronomico sì, ma dal punto di vista degli ebrei la situazione non era così semplice …

Quando cadde il 14 di Nisan (la vigilia di Pasqua) nell’anno 33?

Nella mia libreria ho ‘La vita di Gesù Cristo’ di Giuseppe Ricciotti (3), uno dei più seri e quotati studiosi della storia del Cristianesimo, e l’ho consultato.
Cosa si legge nel capitolo relativo alla settimana di Passione? Ricciotti dice che sembra esserci disaccordo nei racconti evangelici tra i sinottici (Marco, Luca e Matteo) e Giovanni. Infatti mentre i sinottici pongono l’ultima cena nella sera del 14 Nisan e la Passione e Morte il 15 Nisan (durante la Pasqua ebraica), Giovanni fissa l’ultima cena la sera del 13 di Nisan e la Passione e la Morte il 14 di Nisan (durante la ‘Parasceve’ o ‘Preparazione’ della Pasqua). (Ricciotti par 536 pag. 654 op. cit.). Ricciotti spiega la divergenza facendo l’ipotesi che i sinottici seguissero la conta della Pasqua farisaica che considerava il 14 di Nisan di quell’anno coincidente con il giovedì 2 aprile, mentre Giovanni invece seguiva la conta dei sadducei che fissava il 14 di Nisan il venerdì 3 aprile.  Dunque per i farisei la Pasqua del 33 era il venerdì  3 Aprile (15 di Nisan) e per i sadducei era il sabato 4 Aprile (per loro il vero 15 di Nisan). Da notare però che Ricciotti in ogni caso fa cadere l’ultima cena di giovedì e la crocifissione di venerdì, solo che dice che quel venerdì sarebbe stata la Pasqua per i Farisei e  per il popolo ma non per i Sadducei (composto in buona parte dai sacerdoti e dall’aristocrazia ebraica) .
Ma che credibilità ha questa tesi? Facciamo parlare lo stesso Ricciotti che dice  “E’ assolutamente sicura questa spiegazione della vecchia questione? No, giacché rimangono taluni punti oscuri, che qui sarebbe eccessivo elencare” (Ricciotti par. 540 pag. 659 op. cit.)

Mi è allora sorto un interrogativo: “chi ci dice che Giovanni non abbia ragione e nel contempo non segua anche lui il calendario farisaico?”. In questo caso per Giovanni l’ultima Cena sarebbe stata il mercoledì sera del 1 Aprile 33 (13 di Nisan)  e la Passione il giovedì 2 Aprile 33 (14 di Nisan). Cioè il problema che mi sono posto è “perché si deve partire dal presupposto che l’ultima Cena sia stata di giovedì e la Passione di venerdì?”. Quali fatti obiettivi stabilirebbero che l’arresto sia avvenuto il giovedì notte e il processo e la crocifissione il venerdì, cioè in piena Pasqua ebraica (anche se farisaica?) (4).

C’è un problema di compatibilità…

Innanzitutto c’è da osservare che probabilmente non poteva non esservi accordo tra Farisei e Sadducei sul momento in cui fare arrestare e processare Gesù: Egli era un nemico comune. In (Mt. 26,5) si legge che nella congiura del Sinedrio i principali sacrificatori dissero: “Che non sia durante la festa, affinché non vi sia tumulto fra il popolo”  (vedi anche Giovanni 19,31). E allora come è possibile pensare che si sia fatto avvenire il tutto tra la notte del giovedì  (arresto) e il venerdì (processo e crocifissione) in piena Pasqua (farisaica), fra l’altro in un giorno (di festa) in cui erano proibite le attività, così come avveniva  per i giorni di Sabato?
Se l’interpretazione di Matteo fosse corretta (l’episodio viene riportato anche da Marco) i giorni scelti per l’arresto e il processo con successiva crocifissione sarebbero in palese contraddizione con quanto i sacerdoti stessi avevano deciso di fare, poiché sarebbe avvenuti durante la Pasqua.

E’ lo stesso Ricciotti a far notare questa incongruenza: “Stando alla cronologia dei sinottici, Gesù fu arrestato nella notte tra il 14  e il 15 di Nisan, e le varie peripezie del suo processo terminate con la condanna  e l’esecuzione di questa cominciarono già alle prime ore del 15 di Nisan per prolungarsi fino al pomeriggio di quel giorno. Ora tutto ciò si imbatte in una difficoltà gravissima ed evidentissima, cioè nel carattere supremamente festivo che avevano quella notte e quel giorno: in quella notte si mangiava l’agnello pasquale col solenne cerimoniale già visto e da turbe innumerevoli affluite a Gerusalemme da ogni paese; in quel giorno poi, che era la Pasqua (15  Nisan), era rigorosamente prescritta l’astensione da ogni lavoro, e valevano per esso le norme  del riposo del sabato anche se in realtà quel giorno non fosse un sabato. E’ pertanto storicamente inconcepibile che gli avversari di Gesù, per quanto colmi di odio verso di lui, trascurassero la cena pasquale di quella notte e violassero il riposo festivo di quel giorno per compiere tutto ciò che era necessario al processo, alla condanna e alla sua esecuzione. Infatti queste norme non avrebbero permesso varie azioni: ad esempio che coloro che quella notte arrestarono Gesù trasportassero armi ed altri oggetti, e che accendessero il fuoco proprio in casa del Sommo Sacerdote, ovvero che durante quel santissimo giorno di Pasqua vi fosse un uomo come Simone il Cireneo che veniva dal campo, dove era stato certamente a lavorare; oppure che si comprasse una sindone come fece Giuseppe di Arimatea; o anche che si preparassero aromi e unguenti, come fecero le pie donne. (…) …portano alla conclusione che quella notte non era sacra e quel giorno non era santissimo per molti giudei – se non per tutti – (…) In realtà la divergenza fra i Sinottici e Giovanni, stando ai semplici dati ricavati da essi, è inconciliabile; se si seguono i Sinottici Gesù sembra morto il 15 di Nisan, se si segue Giovanni è morto il 14 di Nisan” (Ricciotti par. 537 pag. 654 op. cit).

E’ stato forse contato un giorno in più?

Il problema dunque sembrerebbe essere questo disaccordo.
Ma facciamo un passo indietro, consideriamo i giorni immediatamente precedenti a quelli cruciali. Sembra che nella descrizione tradizionale dei 4 giorni  precedenti la Passione (lunedì, martedì, mercoledì e giovedì)  possa essere stato considerato un giorno in più. Vediamo cosa dice Ricciotti: “La divisione cronologica di queste ultime giornate di Gesù si trova meglio che in ogni altro evangelista in Marco; il quale distingue nettamente la notte tra la domenica e il lunedì (Mc. 11, 11-12), la notte tra il lunedì e il martedì (11, 19-20), il giorno del mercoledì (14,1), quello del giovedì (14,12) e la sua sera (14,17), e infine la mattina del venerdì (15,1) il suo pomeriggio (15, 25-35) e sua sera (15,42) che fu l’ultimo giorno della vita di Gesù. Per i primi giorni gli altri evangelisti sono più vaghi” (Ricciotti par. 510 pag. 614 op. cit.).

Pare quadrare tutto per il lunedì e il martedì, ma Marco quando parlerebbe del mercoledì?
Nel  paragrafo (11, 20) al (13, 37) Marco riferisce ciò che fece Gesù di martedì, ma nel seguente (14,1) - in cui il Ricciotti scorge il mercoledì - Marco inizia così: “Mancavano intanto 2 giorni alla Pasqua e agli Azzimi…”. Il problema è:  il verbo ‘mancavano’  si riferisce alla sera del martedì  - perché essendo cominciato per gli ebrei il mercoledì (dopo le 18), dopo 2 giorni effettivamente sarebbe stato giovedì sera, 14 di Nisan, inizio del venerdì di Pasqua  - oppure all’indomani, il mercoledì prima delle 18?  Il fatto è che il termine “intanto”  legandosi al discorso precedente sembrerebbe proprio riferirsi al martedì sera, anzi nel paragrafo successivo  (14,2) si parla di una cena a Betania (quella dell’unguento profumato che sdegnò Giuda il quale dopo uscì per tradire Gesù) che poteva benissimo essersi svolta quello stesso martedì sera, e che invece per Ricciotti sembrerebbe essere avvenuta il mercoledì sera. Quindi l’unico accenno su quello che Gesù avrebbe fatto il mercoledì sarebbe questa cena?  E allora durante le giornate di mercoledì e di giovedì cosa avrebbe fatto? Nulla? Pare inverosimile che Gesù si fosse dato due giorni di pausa a poco tempo dalla fine della sua missione terrena!

Su questo problema della scansione temporale dei “quattro” giorni, lo stesso Ricciotti dice: “ Il ripartire tra questi singoli giorni le cose narrate dai quattro evangelisti non porta a risultati sicuri. Anche seguendo la distribuzione cronologica di Marco, i fatti e discorsi di Gesù anteriori all’ultima cena spetterebbero in massima parte al martedì, mentre al lunedì e al mercoledì rimarrebbe ben poco; ora, può darsi che questa assegnazione corrisponda alla serie dei fatti, ma può anche benissimo darsi che sia effetto di ripartizione redazionale…” (Ricciotti par. 510, pag. 614 op. cit.)

Allora supponiamo che quella che viene ritenuta essere una cena del mercoledì sera (quella dell’unguento e del tradimento di Giuda) sia avvenuta in realtà il martedì sera.

Il giorno successivo alla cena del martedì, che secondo la nostra ipotesi dovrebbe essere perciò il mercoledì, come viene identificato da Marco? In (14,12) dice “Il primo giorno degli Azzimi”. L’espressione “il Primo giorno degli Azzimi” è presente anche in (Mt. 26,17) e in (Lc. 22,7).

Ma qui sorge un problema. Il primo giorno degli azzimi è il 15 di Nisan, il venerdì secondo la nostra cronologia. Ma quando è che i discepoli si sarebbero rivolti a Gesù chiedendogli di preparare la cena pasquale? Se avessero fatto ciò dopo le 18 del 14 di Nisan, giovedì, sarebbe già iniziato  il 15 di Nisan e perciò “il primo giorno degli Azzimi” cioè la sera della cena pasquale dei giudei, in accordo con quanto sostenuto dai Sinottici.
Però questo fatto sarebbe in contrasto con quanto dice Giovanni, e cioè che i giudei all’alba del giorno dell’arresto di Gesù non vollero entrare nel Pretorio di Pilato per non contaminarsi e per così poter mangiare la cena pasquale. Sembra una contraddizione, non lo sarebbe solo se Giovanni si riferisse alla Pasqua dei Sadducei (ipotesi di Ricciotti) o se, per ipotesi che facciamo qui, nei passi citati fosse magari saltato nella traduzione un  “in preparazione”  del primo giorno degli azzimi, cioè “in preparazione della Pasqua”, che è anche l’espressione che usa Giovanni (Gv. 13,1). In questo caso questi passi si accordebbero con Giovanni che parla di “giorno della preparazione o Parasceve” quindi del 14 di Nisan che cominciava il 13 di Nisan dopo le 18, mercoledì sera. D’altronde tutti gli evangelisti dicono che la Passione fu il “giorno della Parasceve”, cioè nella vigilia di Pasqua (Gv. 19,31; Lc. 23,54; Mc. 15,42; Mt 27,62).

Se fosse vero questo, l’Ultima Cena sarebbe quindi avvenuta la sera del 13 di Nisan, il mercoledì:  in pratica Gesù avrebbe anticipato di un giorno la cena di Pasqua perché sapeva che non avrebbe potuto celebrare quella ‘ufficiale’ in quanto sarebbe stato crocifisso. L’indomani infatti Lui stesso sarebbe stato l’agnello pasquale!
E che la Passione non sia stata nel giorno di Pasqua (che per i Farisei e il popolo era giorno di assoluto riposo), ma durante la vigilia  della Pasqua, è anche supportato dal fatto che Simone il Cireneo tornava dai campi dove era stato a lavorare e Giuseppe di Arimatea poté comprare una Sindone. Si spiegherebbe così inoltre la fretta per la sepoltura dovuta al fatto che l’indomani era Venerdì di Pasqua.

Due Sabati nella stessa settimana?

Ma salta fuori un altro problema. Quando si parla della necessità impellente della sepoltura si accenna al fatto che stavano per spuntare “le prime luci del Sabato” ( Lc. 23,54; Mc. 15,42; Mt 27,62) e ciò sembrerebbe indicare che quel giorno non poteva essere che un venerdì e non un giovedì come abbiamo detto. Ma facciamo qui una ulteriore supposizione e cioè che per gli antichi ebrei la parola “Sabato” potesse essere usata anche come sinonimo di “Festa” o “giorno di riposo” e quindi il giorno di Pasqua, pur essendo capitato di venerdì, potesse essere anche indicato come  un “Sabato” anche se non cadeva effettivamente di sabato.

In pratica quindi è come se nella settimana  della Passione ci fossero stati 2 Sabati, che nel nostro caso erano consecutivi. Infatti Matteo, nell’originale greco, cosa notevolissima, parlerebbe di “Sabati” (al plurale), dice: “Dopo i Sabati (la parola Sabati sembra sia proprio al plurale), di buon mattino, si recarono alla tomba” (Mt. 28,1). E ancora Giovanni parla di un Sabato solenne o Sabato grande forse per distinguerlo dal Sabato normale, cioè probabilmente si riferisce a un “giorno di festa” del calendario Ebraico che in realtà non era un vero sabato.
Inoltre i Sacerdoti andarono da Pilato a dirgli “ci siamo ricordati che l’impostore aveva detto che sarebbe risorto dopo tre giorni, quindi sarebbe meglio mettere i sigilli e una guardia per evitare che i suoi seguaci possano rubare il corpo”. Quando successe ciò? Matteo dice “il giorno seguente la Parasceve” (Mt 27,62), quindi il Venerdì. Sappiamo cosa rispose Pilato  - “i sigilli metteteli voi e usate le guardie del Tempio”-. Ma quando è stata fatta questa sigillatura? Forse, considerato che quel Venerdì era un giorno di festa, perché era Pasqua, e lo era anche il giorno seguente, perchè Sabato, e i pii ebrei non potevano fare molti movimenti  e tanto meno mettere sigilli durante il riposo di quei due giorni, questa ‘assicurazione mediante sigilli’ si sarà probabilmente svolta il sabato sera, dopo le ore 18, quando ormai era quindi passato il sabato e iniziata la domenica, trascorsi 2 giorni e 2 notti dalla crocifissione. Infatti le donne che di buon mattino di domenica si recarono al sepolcro non  sapevano né delle guardie né dei sigilli: e questo confermerebbe la tesi precedente, quella della "sigillatura" effettuata il sabato sera, in quanto se fosse stata fatta giorni prima si sarebbe risaputo e le donne avrebbero perciò evitato di recarsi inutilmente al sepolcro...

La settimana della Passione

Secondo queste ipotesi quindi, la Settimana della Passione nel dettaglio si sarebbe svolta così (la numerazione dei giorni di Nisan indicata è quella farisaica (vedi Ricciotti pag. 659)):

    Sabato 28 marzo  33 (9 di Nisan): “sei giorni prima della Pasqua” (Gv 12,1) – prima della cena Gesù viaggia verso Betania. Evidentemente ciò succede in pieno giorno e Giovanni ci dice che la Pasqua sarebbe stata dopo 6 giorni, cioè il venerdì successivo, in effetti Giovanni si riferisce quindi alla Pasqua farisaica e non a quella dei Sadducei. Se la Pasqua fosse stata di Sabato allora avrebbe detto ‘fra una settimana’ o ‘ fra sette giorni’.

    Domenica 29 marzo 33 (10 di Nisan): - la Domenica delle Palme -. “Il giorno seguente” (Gv. 12,12) in mattinata o comunque prima delle 18, ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, e poi il ritorno a Betania dove Gesù passa la notte (Mt 21,17)

    Lunedì 30 marzo 33 (11 di Nisan ): tornando a Gerusalemme maledizione del fico sterile (Mt. 21,18), Gesù scaccia i mercanti del Tempio (Mt. 21,12)

    Martedì 31 marzo 33 (12 di Nisan ): trovano il fico seccato, Gesù fa il discorso escatologico. “Terminati questi discorsi,  disse ai suoi discepoli: Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua…” (Mt. 26,1). Ma Gesù quando disse ciò? Molto probabilmente, dopo la giornata intensa, la sera del martedì e infatti “ fra due giorni” significava la sera di giovedì (14 di Nisan), quando appunto iniziava la Pasqua con la consumazione dell’agnello pasquale.

    Mercoledì 1 Aprile 33 (13 di Nisan) - Ultima Cena - Gesù anticipa di un giorno la cena pasquale, istituisce l’Eucaristia, fa la veglia nell’orto degli ulivi.

    Giovedì 2 Aprile 33 (14 di Nisan)  - Parasceve (vigilia) della Pasqua (o del Sabato, inteso come “giorno di festa e di riposo”) - arresto all’alba, processo, crocifissione, morte verso le ore 15, sepoltura prima della sera, perché dalle 18 cominciava la Pasqua, si doveva consumare  l’agnello pasquale e iniziava il riposo del giorno festivo. Sepoltura  frettolosa “perché stavano già spuntando le prime luci del Sabato” (del 1° Sabato, in realtà del venerdì, cioè del giorno di Pasqua) - prima notte di Gesù nel sepolcro.

    Venerdì 3 Aprile 33 (15 di Nisan) - 1° Sabato, giorno di festa e riposo, Pasqua ebraica- Di mattina i Farisei si recano da Pilato per chiedere la sigillatura del sepolcro e la guardia -  seconda notte di Gesù nel sepolcro.

    Sabato 4 Aprile 33 (16 di Nisan ) - 2° Sabato, giorno di festa e riposo, Sabato effettivo - Dopo le 18 viene messa la guardia e sigillato il sepolcro. - terza notte di Gesù nel sepolcro.

    Domenica 5 Aprile 33 (17 di Nisan ) - Domenica (Mc. 16,9), Pasqua di Resurrezione -  Le donne “Dopo i Sabati (al plurale nell'originale greco), di buon mattino si recarono alla tomba” (Mt. 28,1),  evidentemente all’oscuro della sigillatura avvenuta il giorno prima. Scoprono  la guardia assente, la pietra srotolata, la tomba vuota.

Conclusioni

Abbiamo visto che con l’ipotesi fatte, e cioè che :
  • Giovanni abbia seguito come i Sinottici la scansione della Pasqua farisaica e che quindi l’ultima cena sia stata di mercoledì 13 di Nisan
  • con il termine ‘Sabato’ potesse anche essere indicata una festa solenne, che non cadeva necessariamente di sabato
allora la morte di Gesù sarebbe avvenuta il giovedì 2 aprile del 33 d.C.

Nel caso in cui fosse corretta l’interpretazione che abbiamo dato, verrebbero a verificarsi due coincidenze numeriche importanti:

1) il segno di Giona si  avvererebbe in maniera pressoché esatta, perché essendo Gesù morto il giovedì, sepolto il tardo pomeriggio dello stesso giorno e risorto la mattina della domenica, farebbero 3 notti e (quasi) 3 giorni completi.

2) Inoltre i giorni della vita di Gesù, con la nascita il 25 dicembre del 2 a.C. e la morte il 2 aprile del 33 d.C., risulterebbero esattamente 12152, numero che è perfettamente divisibile per il modulo di Tempo di 868 giorni scoperto da Vidal (5) e che darebbe come risultato 14. Cioè N.S. Gesù Cristo secondo questa ipotesi sarebbe vissuto esattamente 14 Tempi e morto il 14 di Nisan, giorno in cui cominciava la Pasqua ebraica e veniva immolato l’agnello.

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Note

(1) “Allora alcuni scribi e farisei lo interrogarono: “ Maestro dacci un segno”. Ed Egli rispose: “ Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato se non il segno di Giona profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’Uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Mt 12, 38-40)

(2) Non sto qui a considerare le affermazioni di alcuni contorsionisti che, ritenendo che chi hanno davanti sia ingenuo, credono di poterti convincere che in realtà sarebbero comunque 3 giorni e 3 notti, sfidando in maniera alquanto temeraria più che la ragione la semplice capacità di contare: passi per 3 giorni se si vuole considerare il pezzo di venerdì come giorno intero, anche se salta agli occhi che è però abusivo, debbono dire però come fanno a contare la terza notte...

(3) Giuseppe Ricciotti – Vita di Cristo – Tipografia Poliglotta vaticana - 1941

(4)  Vediamo i 'parametri' certi che debbono essere soddisfatti:

a) i mesi ebraici erano lunari e non solari, di 28 giorni, iniziavano con la Luna nuova, con fase crescente nei primi 14 giorni e a metà mese, il 14 era il plenilunio o luna piena , poi con luna calante nei successivi 14 giorni e alla fine del mese nuovamente luna nuova.
b) la festa della Pasqua ebraica o "Pesah" cominciava la sera del 14 del mese di Nisan e coincideva con il 15 di Nisan
c) tale festa doveva coincidere con il plenilunio cioè con la Luna piena e poteva quindi capitare qualunque giorno della settimana anche se alcune fonti ritengono che non poteva coincidere con la festa del Sabato ebraico, in tal caso si anticipava di un giorno
d) vi erano dei metodi empirici imprecisi per calcolare quando cadeva il 14 di Nisan, che quindi poteva anche non coincidere con quel giorno in cui è stato scientificamente dimostrato dagli astronomi che ci fu luna piena, tant’è che come dice il Ricciotti, Sadducei e Farisei non erano d’accordo sul giorno preciso, e pare che quell’anno, 33 d.C., per i Sadducei la Pasqua 15 di Nisan cadde il sabato 4 Aprile mentre per i Farisei e il popolo cadde il giorno prima, cioè il venerdì 3 Aprile.

(5) Carlos Vidal Martinez – “…e i suoi non la ricevettero” – Edizioni Segno - 1995

1 commento:

  1. Ho scorso un po' post e commenti pertinenti la questione giovedì/venerdì e mi sembra che non sia stata considerata una ipotesi. Mi risulta che nel modo antico di esprimere le differenze tra date si conti anche il giorno da cui si parte. In altre parole noi oggi diciamo che tra oggi e domani c'è 1 giorno mentre un tempo si diceva 2 (o meglio con l'ordinale: "il secondo giorno da oggi"). Questo metodo è rimasto nella liturgia: la quaresima (= 40 giorni) di quest'anno 2016 inizia mercoledì 10 febbraio e termina domenica delle palme 20 marzo ossia 39 giorni dopo. Paolo.

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