29 aprile 2017

Esami!

Da tempo ormai gli esami conclusivi della scuola superiore italiana, i cosiddetti ‘Esami di Stato’, sono diventati una specie di facile e inutile rito a cui si vogliono sottoporre alunni svogliati ed esauriti. Da un po' di anni si è cercato di renderli più seri e selettivi, ma non ci si è riusciti. Infatti che esame serio sarebbe mai quello in cui , nonostante i correttivi introdotti, il 98% dei candidati viene promosso e il loro voto non viene preso in considerazione dalle Università perché  si sono accorte che la preparazione reale non corrisponde alla valutazione finale, almeno nella stramaggioranza dei casi? A mio avviso il problema di questi esami  è che continuano a risentire nella loro radice della sciagurata riforma, fatta subito dopo il sessantotto, dal ministro Sullo ( e ci risiamo con questo famigerato 'sessantotto'...)

Allora, sull'onda della contestazione imperante e del mantra  'sei politico per tutti',  furono introdotti i cosiddetti ‘esami di maturità’ in cui il candidato per dimostrare appunto la sua 'maturità' doveva sostenere l’esame solo in due delle quattro  materie scelte dal ministero. Sin dalla selezione delle quattro materie, che avveniva a metà anno, alcune discipilne scolastiche diventavano  di serie B e venivano bellamente messe da parte senza rimpianti. Poi delle rimanenti quattro, il candidato ne studiava (si fa per dire...) solo due perché una la doveva scegliere lui, l’altra la sceglieva lo stesso lui con l'aiuto compiacente del membro interno.

Adesso invece il candidato deve sostenere l’esame in tutte le discipline, ma in realtà gli viene fatta presentare una tesina multidisciplinare, spesso scopiazzata da internet, su cui disquisisce e alle volte ahimè sproloquia per buona parte del tempo, lasciando (alle volte di proposito) poco spazio quindi all’esame vero e proprio, metà del quale viene per giunta 'occupato' dalle domande dei professori interni …

Il vero problema della scuola italiana è quindi il buonismo: si è troppo indulgenti infatti verso chi non studia o studia male, per cui le lacune e le carenze si accumulano e aggravano di anno in anno e arrivati alla fine del ciclo di studi, anche se molti alunni sono degli emeriti ignoranti, ci si sente dire che a quel punto è tardi per bocciare e che è quindi meglio promuovere anche se  con il minimo della valutazione (in pratica una specie di 'sei politico' diventato prassi).

Inoltre un altro grosso problema è il troppo garantismo, figlio del buonismo di cui sopra e della sfiducia che lo Stato e l'opinione pubblica hanno nei confronti degli insegnanti. Infatti negli esami, e in generale nel corso degli studi, esistono troppe norme capestro atte a ‘salvaguardare’ in maniera eccessiva i candidati, per cui molti commissari/professori, essendo sotto la spada di Damocle di eventuali ricorsi, anche per cavilli e mancanze di poco conto, è facile che alla fine siano tentati di dire  ‘ma chi me la fa fare?’ e siano perciò molto indulgenti!

Ed ecco  quindi (anche) perché i nostri studenti diventano sempre più ignoranti e manifestano un gusto sempre più esiguo per lo studio: infatti, che studino o no, sanno che verranno promossi comunque!

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