22 febbraio 2026

Non si muove foglia che Dio non voglia?

 

Devo essere sincero: questa domanda mi ha sempre posto un dilemma: se rispondo “no”, sembra che voglia limitare l’onnipotenza divina, ma se rispondo “sì”, allora dovrei dire che Dio vuole tutto. Anche il male, le ingiustizie, i terremoti. E questo, per me, visto che Dio è infinitamente buono, è assurdo dirlo, oltre che profondamente ingiusto. È da qui che nasce la mia riflessione.

Dio ha creato l’universo e le leggi che lo governano e nulla quindi accade fuori dall’ordine che ha stabilito. In questo senso si può dire che ogni foglia che vibra lo fa dentro un quadro voluto da Lui. Le leggi della natura sono come argini entro cui scorre la realtà. Ma un conto è volere un ordine stabile; un altro è determinare meccanicamente ogni singolo evento.

Per secoli si è pensato che il mondo fosse una macchina perfetta: date le condizioni iniziali, tutto sarebbe stato già scritto: paradossalmente allora anche noi e le nostre scelte. Una visione del genere finisce per trasformare l’uomo in un ingranaggio. Io non credo che sia così. Non solo perché la fisica moderna ha incrinato il sogno del determinismo assoluto, ma soprattutto perché la nostra esperienza ci dice che siamo responsabili e sentiamo di poter scegliere. E se la libertà è reale, allora Dio non può aver voluto un copione già fissato nei dettagli. Ha voluto un mondo ordinato, ma anche un mondo libero. 

Il male morale, cioè quello fatto dall'uomo, nasce dall’uso distorto della libertà. Dio non lo vuole, ma lo permette perché senza la possibilità del male non esisterebbe la libertà autentica. Se Dio bloccasse ogni scelta sbagliata, non saremmo più liberi, ma programmati. Il male  naturale, quello che deriva dai fenomeni naturali, è più difficile da accettare. Malattie, catastrofi, sofferenze che colpiscono giusti e ingiusti: qui l’obiezione è seria.

Un universo finito, regolato da leggi stabili, comporta trasformazione e vulnerabilità. Le stesse leggi che rendono possibile la vita rendono possibili anche eventi dolorosi. Se Dio intervenisse continuamente per neutralizzare ogni effetto negativo, quelle leggi cesserebbero di essere realmente stabili e il mondo diventerebbe imprevedibile.

La tradizione cristiana aggiunge un elemento essenziale: la creazione è ferita dal peccato originale. San Paolo scrive che essa “geme come nelle doglie del parto”, in attesa della redenzione. Purtroppo non viviamo più nell’armonia originaria; il Paradiso terrestre lo abbiamo perduto. Il male naturale non è dunque una volontà positiva di Dio, ma il segno di una condizione segnata dalla caduta, anche se aspirante alla restaurazione finale.

A questo punto arrivo alla convinzione personale a cui sono giunto. 

Noi viviamo dentro una situazione storica che non scegliamo: l’epoca, la famiglia, le circostanze. Molto di ciò che ci accade è “casuale” nel senso umano del termine: non senza cause, ma senza il nostro controllo diretto e senza una micro-regia divina di ogni dettaglio. Dio conosce tutto, ma conoscere non significa determinare. Per rispettare la libertà, in un certo senso si autolimita. E non perché non possa intervenire, ma perché ha scelto di creare un mondo reale e creature realmente libere. Interviene quando lo ritiene necessario, anche in risposta alla preghiera, ma non trasforma la storia in un ambiente sterilizzato dal dolore.

E qui si inserisce la domanda: perché Dio non elimina almeno il male naturale? La mia risposta è questa: forse perché lo scopo ultimo non è garantirci una vita comoda qui, ma prepararci alla vita eterna, e soprattutto farcela meritare. Se tutto filasse sempre liscio, se ogni sofferenza fosse rimossa in automatico, finiremmo per attaccarci completamente a questo mondo. Una vita senza problemi non eliminerebbe il male: eliminerebbe la prova e il merito. La questione, allora, non è soltanto “Perché Dio permette che succeda questo?”, ma “Che cosa faccio io di ciò che mi accade?”. Noi giudichiamo Dio dal frammento dalla nostra visuale umana limitata, dalla nostra dimensione temporale. Ma se guardiamo le cose nella prospettiva dell’eternità, il criterio cambia radicalmente: non è decisiva la quantità di dolore evitato, ma la risposta data.

Per questo oggi interpreto così il proverbio: non si muove foglia che Dio non voglia — ma Dio ha voluto un mondo reale, non un teatro di marionette. Un mondo reale in cui la libertà conta più del comfort, e l’eternità più del momento.

 

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3 commenti:

  1. Fondamentalmente una riflessione e una conclusione condivisibile, anche perché Dio stesso risponde tramite la Sua parola, la Bibbia: ” Tutta la Scrittura, ispirata (alitata) da Dio…” (2 Timoteo 3,16). Nell’articolo leggiamo: “Molto di ciò che ci accade è “casuale” nel senso umano del termine: non senza cause, ma senza il nostro controllo diretto e senza una micro-regia divina di ogni dettaglio”. E infatti Qoèlet 9,11 dice: “perché il tempo e il caso (avvenimento imprevisto) raggiungono tutti”. L’articolo così prosegue: “…conoscere non significa determinare…” Giusto, si chiama libero arbitrio. Nel libro di Deuteronomio 30,19 e 20 è scritto: “ io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. SCEGLI…amando il Signore, tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui”. Continuiamo nell’esposizione dell’articolo: “…perché Dio non elimina il male ? …” Qui il discorso è molto più lungo, parte da quello che ha scritto: “… la creazione è ferita dal peccato originale...” Quindi ci vuole del tempo per dimostrare che Satana è un bugiardo quando ha mosso a Dio l’accusa che leggiamo nel libro di Giobbe capitoli 1 e 2 arrivando a dire: “…«Pelle per pelle; tutto quello che possiede, l'uomo è pronto a darlo per la sua vita…” (Giobbe 2,4) Nel tempo l’uomo doveva dimostrare questo: “Sii saggio, figlio mio, e allieterai il mio cuore; così avrò di che rispondere a colui che mi insulta. (Proverbi 27:11)
    BRUNO BARGIACCHI

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  2. "(Dio) in un certo senso si autolimita" (cfr articolo)

    Melius : "Dio si è posto molti limiti"

    es.

    Dio si è posto il limite di non togliere dall'esistenza ciò che ha creato, e questo sapendo che gli sarebbe costato la morte in Croce.
    Sembrerà strano: ma per Iddio sarebbe stato più facile creare dal nulla ogni cosa
    che il ricreare con la Misericordia: LA REDENZIONE.
    Il salmo 144 è chiarissimo : "La Sua tenerezza si espande su TUTTE le creature" (satana e demoni compresi)

    non è anche questo un autolimitarsi di Dio ?

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  3. Una volta avevo pensato che doveva essere detto Non si muove foglia senza che
    Dio lo sappia molto Divino!

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