2 febbraio 2010

L'ipotesi evoluzionistica fa acqua...(parte 3^)


Ovvero come si estinguerà l’ipotesi evoluzionistica ma sopravviveranno i suoi sostenitori…

Alcuni anni fa organizzai a scuola una conferenza dibattito sul tema ‘Evoluzione e Creazione’ e un relatore illustre fu il prof. Sermonti professore universitario emerito di Genetica, uno dei pochi studiosi italiani, diciamo così , ‘antievoluzionisti’. Per evitare l’accusa di ‘parzialità’ invitai anche due professori dell’università di Roma chiaramente ‘evoluzionisti’: ne venne fuori un dibattito tra sordi, ma l’impressione sgradevole che ne ebbi fu che mentre il prof. Sermonti metteva in evidenza dei problemi seri dell’ipotesi evoluzionista, i suoi illustri avversari evitassero di rispondere direttamente e tirassero in ballo l’autorità di Darwin e della maggior parte del Gotha scientifico internazionale. Insomma un ‘Ipse dixit’ di medioevale memoria rivisitato. Ma a mio avviso hanno evitato accuratamente di rispondere con prove alle affermazioni del prof. Sermonti. E anzi uno dei due, con molto poco tatto, e tanto per far capire chi comanda all’Università, rivolto agli studenti disse che se avessero sostenuto in un esame le tesi esposte dal prof. Sermonti sarebbero stati bocciati.


Devo dire che quindi non mi ha molto meravigliato l’attacco a cui è stato sottoposto il prof. Roberto De Mattei vicepresidente del CNR colpevole solamente di aver organizzato nel 23 febbraio 2009 da un Workshop internazionale sull’evoluzionismo che ha riunito studiosi di diversi paesi e discipline (come Guy Berthault, membro dell’associazione Internazionale dei sedimentologi; Jean de Pontcharra, ricercatore in nano-elettronica all’Università di Grenoble, Maciej Giertych, membro dell’Accademia polacca delle scienze, Josef Holzschuh, ricercatore di Geofisica alla University of Western Australia; Hugh Miller, chimico, dottore alla Ohio State University; Hugh Owen, presidente del Kolbe Center negli Stati Uniti; Pierre Rabischong, professore emerito dell’Università di Montpellier; Josef Seifert, rettore dell’International Academy for Philosophy del Liechtenstein; Thomas Seiler, dottore in fisico-chimica all’Università di Monaco; Dominique Tassot, Direttore del Centre d’Etudes et de Prospectives sur la Science; Alma von Stockhausen, presidente della Gustav-Siewerth-Akademie).

Gli atti di quel convegno sono stati pubblicati a novembre dall’Editore Cantagalli, con il titolo “Evoluzionismo. Il tramonto di un’ipotesi” (pp. 192, euro 17,00).

Quanto è bastato per suscitare le ire di Marco Cattaneo, direttore della rivista “Le Scienze”, di Marco Ferraguti, presidente della Società dei biologi evoluzionisti, e del filosofo della scienza Telmo Pievani.
Per far vedere a che cosa si vuol parare riporto il commento fatto dalla stesso Roberto De Mattei:

"Quest’ultimo (Telmo Pievani), ha dedicato ben nove pagine sulla rivista “MicroMega”, per irridere e insolentire un libro che, per sua ammissione, non aveva letto. Nel suo articolo Pievani si è spinto a chiedere la mia rimozione dal CNR affermando che “chi nega una realtà comprovata non dovrebbe ricoprire cariche che implicano un’influenza sull’opinione pubblica o sulla gestione di enti pubblici” (p. 115). Ma qual è la “realtà comprovata”? Forse è quella che dà il titolo al più recente pamphlet dello stesso Pievani: “Creazione senza Dio”? Un libro in cui egli auspica che al reato di “vilipendio della religione” si sostituisca quello di “diffamazione della scienza” (p. 102)? Pievani accusa il “creazionismo” di spacciare per scienza un contenuto di fede. Ma cosa fa lui, se non spacciare per scienza, la sua negazione non della fede, ma dei principi evidenti della ragione. E’ più “evidente” per l’intelletto umano affermare che Dio esiste, piuttosto che ritenere che l’uomo discenda dalla scimmia, come si ripete acriticamente da Darwin in poi. Però la prima affermazione è declassata a opinione “fideistica”, la seconda elevata a verità assoluta. L’attacco di Pievani si inserisce non a caso in un virulento numero monografico contro Benedetto XVI, “Il Papa inquisitore”, come lo definisce il direttore della rivista Paolo Flores d’Arcais nel titolo del suo articolo di apertura (pp. 5-22). In quest’articolo si critica la “volontà di anatema” (p. 6) e l’“intransigenza dogmatica di questo inquisitore postmoderno” (p. 18) che “vuole imporre al mondo la verità della sua Chiesa, cattolica apostolica romana, nell’intero orizzonte etico-politico” (p. 13).
Dal fascicolo di “MicroMega” emerge però l’esistenza di un’altra chiesa, quella evoluzionista, ben più censoria e inquisitoria di quella di cui oggi è capo Papa Ratzinger. Benedetto XVI dialoga infatti con gli evoluzionisti, tollerando perfino che ricoprano alte cariche nei dicasteri pontifici, mentre i fanatici dell’evoluzionismo, non riservano che sprezzo e irrisione a chi non condivide il loro “Verbo”. Non è questo l’atteggiamento tipico di chi ha paura di misurarsi sul terreno delle idee, perché è consapevole della inconsistenza delle proprie ragioni? Gli anni passano, le prove non arrivano e l’evoluzionismo appare sempre di più, non una teoria scientifica, ma una mera opzione filosofica anticreazionista.”

Che dire? Sembra che l’inquisizione sia tornata, ma alla rovescia.
Credo che nel sostenere l’ipotesi evoluzionista si siano inseriti degli elementi spurii, ideologici, che non fanno parte della Scienza. Ma purtroppo questa è la stessa accusa che rivolgono gli evoluzionisti a quelli che li criticano…

A proposito della difesa a spada tratta delle teorie esistenti  ecco cosa dice nel suo Blog il prof. Giorgio Israel, docente di matematica all'Università di Roma :
"Il filosofo della scienza Thomas Kuhn, nel suo famosissimo “La struttura delle rivoluzioni scientifiche”, ha descritto la tendenza della scienza a cristallizzarsi attorno a un insieme di assunti (da lui detti “paradigma”) che la comunità ufficiale tende a difendere ad ogni costo, spesso con spirito dogmatico. Non sempre gli scienziati sono mossi dal bisogno di criticarsi e mettersi in gioco. Non di rado si chiudono in un atteggiamento di conservazione. Per cui il progresso della scienza spesso deve passare attraverso una rottura drammatica, un conflitto aperto di scienziati innovatori col paradigma dominante (la “rivoluzione scientifica”)".

Sembra quindi che la verità  si stia  facendo lentamente ma inesorabilmente strada, e io sono fermamente convinto che alla fine gli alfieri dell’ipotesi evoluzionista  ne usciranno con le ossa rotte e con un cumulo di macerie in mano.(Fine)

10 commenti:

  1. Ho saputo che da poco è stato rinvenuto un ominide che è ritentuto essere l'anello di congiunzione tra l'australopitecus e l'homo habilis. Il sito dove ho letto l'articolo era commentato da scienziati evidentemente di parte che non perdeva occasione di insultare Dio, i credenti, la Chiesa e De Mattei, fieri di questa scoperta. Sembra però che questa scoperta abbia fondamento ... in più ho visto ripetutamente che i suddetti scienziati ( che non mi sembrano poi tanto diversi dagli integralisti religiosi ) ci tenevano a precisare che l'evoluzione dell'uomo non è stata lineare ma confusa e cespugliosa. Mi piacerebbe riprendere questa vecchia discussione partendo dalla notizia di questa scoperta. Almeno da lei non rischio di essere insultato come facevano quegli integralisti atei con chiunque cercava di proporre un'ipotesi che tirasse in ballo un Dio.

    RispondiElimina
  2. Gli evoluzionisti 'più seri' evitano ormai da tempo di annunciare ‘anelli mancanti’ che poi, dopo più approfonditi esami, si rivelano regolarmente delle bufale. Il termine stesso di ‘anello mancante’ infatti non viene più usato nella teoria darwinista.
    Per dimostrare che l’uomo deriva da un fossile ‘ominide’, bisogna confrontare il DNA delle due specie. Quasi mai è possibile farlo, quando è stato possibile, come nel caso del Neanderthal, quello che per molto tempo era stato presentato come il ‘nostro antenato’ s’è rivelato poi non esserlo.
    Nel caso dell’ominide in questione, il dire che sia ‘l’anello mancante’ è semplicemente falso, dato che mai si potrà decifrare il DNA delle sue ossa; dimostra solo malafede negli scopritori, e una ignoranza enorme ( e questa non ci meraviglia, ci siamo abituati) nei giornalisti.
    Quanto poi alla ‘stazione eretta’, se essa potesse bastare ad identificare un essere del passato come nostro antenato, allora tanto vale proporre l’oca: è bipede.

    RispondiElimina
  3. Il problema di questi scienziati, è che lavorano appositamente contro la Chiesa ed il crisitanesimo. Se lavorassero come scienziati nel vero senso del termine ovvero come ossevatori di fenomeni o creature che formulano teorie sulla base di esperimenti, non ci sarebbe problema. La teoria evoluzionista sarebbe considerata la "teoria più attendibile" o più "in voga" ma non escluderebbe la formulazione di altre ipotesi o la stessa elaborazione di concetti legati all'ipotesi evoluzionista. Ma in questo modo non si comportano da scienziati ma da filosofi parmenidei, che vogliono fare di tutto per dimostrare la loro teoria e perciò interpretano spesso e volentieri dei fossili in modo tutt'altro che scientifico.
    La scienza dovrebbe essere un territorio asettico, è già stato slegato dalla religione ( che poi non ha mai avuto tanto a che fare con la scienza) e dalla filosofia, è il momento che si sleghi anche dall'ideologia, o rimarrà prigioniera di quegli stessi preconcetti che bloccavano Galileo.

    RispondiElimina
  4. ammettendo pure l'ipotesi evoluzionista, di quanto tempo avrebbe necessitato tale evoluzione per "produrre" l'uomo attuale?

    Il tempo richiesto per tale evoluzione è compatibile con il tempo stimato trascorso tra la "nascita" del mondo e la comparsa dell'uomo?

    altra questione:

    ammettendo l'ipotesi evoluzionista come è possibile che si sia arrivati ad avere contemporaneamente due esseri perfettamente e definitivamente evoluti (uno femminile e uno maschile) da cui tutti gli altri discendono?

    Già è difficile pensare che l'evoluzione produca un unico uomo (maschio o femmina), ma che sia arrivata a produrre contemporaneamente un uomo maschio e un uomo femmina i quali accoppiandosi propagassero la specie nuova mi sembra probabile tanto quanto la probabilità che un uragano che passa in mezzo a un deposito di rottami produca non uno ma due BOEING 747 perfettamente funzionanti entrambi.

    RispondiElimina
  5. Se avessimo dei risultati certi sull'evoluzione non la chiamremmo teoria.
    Quando si parla di antropologia preistorica e protostorica siamo sempre nel mondo dell'ipoesi, è già faticoso accettare veritieri certi fatti storici. La tempistica della natura è ben diversa dalla nostra e pertanto parlare di evoluzione è come valutare la velocità di una macchina in corsa in un centesimo di secondo.
    Ho partecipato a due congressi dell'U.I.S.P.P., ho visitato diversi siti preistorici e musei di antropologia preistorica fra cui Le "Musée de l'Homme" a Parigi, dove in una grande vetrina sono presentati i vari reperti fossili relativi al processo di ominazione. Lo studio genetico di questi fossili ha constatato una continuità di una famiglia di ominidi del genere Homo alla quale noi uomini moderni apparteniamo.
    La grande ricerca antropologica accompagnata da altre discipline scientifiche ci ha portato davanti ad un'altra realtà da renderci agnostici all'esistenza o meno di una divinità. Sappiamo che anche il sole un giorno si spegnerà e di eterno abbiamo dovuto tristente constatare c'è solo l'energia allo stato libero
    Siamo una combinazione chimica e come tutte le forme viventi anche la nostra struttura psico-fisica cesserà di esistere con la morte.
    Della nostra vita potrà forse rimanere un DVD da far leggere ai posteri!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. anche lei ammette che "siamo sempre nell'ambito delle ipotesi", però poi si avventura in affermazioni antropologiche basate sulla interpretazione dei fossili quantomeno controverse. Quella finale "siamo una combinazione chimica e come tutte le forme viventi anche la nostra struttura psico-fisica cesserà di esistere con la morte" non è altro che una sua dichiarazione di fede atea, quindi solo un'opinione che lei è padronisssimo di avere, ma che di sicuro non è però una tesi scientifica...

      Elimina
  6. Non sono ateo, sono un panteista, credo nel Dio natura.
    L'energia si è materializzata per esprimersi in diverse strutture prima inorganiche e poi organiche.
    Il tutto è in continuo divenire e pertanto anche noi siamo soggetti a mutare nel tempo.
    Lasceremo lo scettro ad un essere nuovo che non sarà più vincolato dall'individualità, la quale ancor oggi ci fà ragionare in una data maniera per non perdere la nostra individualità.
    Così è se vi pare!

    RispondiElimina
  7. Ciò che mi lascia veramente perplesso è quanto la nostra cultura sà mentire a se stessa. Siamo nel terzo millennio e si danno ancora per verità assolute certe favole raccontate quanche millennio fà, quando l'umana gente aveva una conoscenza poco più del bonobo Kanzi!
    Ma ciò che più sorprende è che certe credenze sono portate avanti e con tematiche da favole di Fedro.
    Persone di cultura! Che hanno affrontato i logaritmi naturali, credono ancora a biancaneve e i sette nani.
    Il povero Galileo non ha ancora vinto, l'egocentria ci fà sentire e vedere il nostro Ego al centro dell'universo.
    Il peccato! il Dio punitivo e repressivo, il diavolo invincibile!
    Poichè sono sostenitore della teoria "Homobaratto" credo che l'umana gente vuole fare business su ogni manifestazione umana e quindi anche sull'emotività, la paura delle malattie e della morte.

    RispondiElimina
  8. Tutto tace, i miei post non sono più evidenziati, come mai?
    L'evoluzionismo, nel senso più generico della parola, è largamente sostenuto non solo dall'antropologia preistorica e protostorica ma dalla biologia molecolare e da altre discipline scientifiche.
    Tutto è in continuo divenire e quindi soggetto a mutazione ma lo si può dedurre solo con metodologia scientifica poichè nel tempo della nostra vita generazionale tutto sembrerebbe statico.
    Ciò che noi chiamiamo "evoluzione" è "mutazione" e la mutazione è evidente e dimostrata, non solo nell'essere umano ma in ogni forma.
    Se la crosta terrestre non si fosse raffreddata non sarebbe nata la vita da noi concepita.
    C'è stata un'evoluzione dal mondo vegetale a quello animale, dagli invertebrati ai vertebrati, dagli ovipari ai mammiferi, nei mammiferi i primati, dai primati le scimmie antropomorfe e da queste una specie che noi chiamiamo Homo sapiens-sapiens poichè capace di porsi delle domande di questa natura.
    Dio esiste o non esiste? E' interessante solo se garantisce la mia individualità dopo la morte.
    Gli sciamani di turno hanno seguito poichè, preposti per contattare le svariate divinità, garantiscono la nostra continuità oltre la morte.

    RispondiElimina
  9. sono interessata da sempre a questo argomento evoluzione o creazione e soprattutto mi interessa vedere l'arrampicata sugli specchi unti degli evoluzionisti.
    Siccome hanno capito da un pezzo che la teoria dell'evoluzione non regge gli evoluzionisti evitano di contestare (non avendo abbastanza frecce nella loro faretra) i genetisti che sanno più di tutti le falle della teoria darwioniana.
    Ultimamente un rinomato genetista, tale Eugene Mccarthy, ha esposto la tesi che l'uomo sia nato dall'ibridazione di un maschio scimmia con una femmina maiale. egli da genetista trova che ci siano molte più analogie fisiche tra il maiale e l'uomo che tra la scimmia e l'uomo. In caso di trapianto ci sarebbero meno problemi di rigetto con gli organi di maiale che con quelli di scimmia.
    Se si vuole vedere di più si puo andare sul sito macroevolution.net di gene Mccatìrthy e conoscere tutti i punti della sua tesi..
    Non che io lo creda possibile (l'incrocio maiale -scimmia), sia chiaro, ma lui ha dato una botta al castello di carte degli evoluzionisti da bravo genetista qual'è. ( gli ho scritto della genesi di Don guido Bortoluzzi e di come in realtà abbia azzeccato la tesi dell'ibridazione che pure c'è stata anche se non con un maiale a meno che non si voglia dare questo appellativo ad Adamo )

    RispondiElimina