La Creazione geme e soffre come nelle doglie del parto

Da alcuni anni veniamo continuamente colpiti da notizie di sconvolgimenti naturali che avvengono in diverse parti del mondo e che provocano innumerevoli vittime: terremoti, tsunami, cicloni, alluvioni, carestie e altro.
Io credo che la natura sia in sofferenza un po’ per causa nostra ma anche e soprattutto perché è come se contenesse in sé il seme della corruzione.

La morte fa parte della vita e tutti i sistemi, vitali o no, non sono eterni, sono destinati al disfacimento. Dal ‘nulla’ miracolosamente nascono, crescono, arrivano all’apice dello splendore ma poi  inevitabilmente decadono, si ammalano, perdono colpi, finché muoiono tornando al ‘nulla’ originario. Così è sia per un fiore che per una Stella.

I giovani e Dio.

Io non sono seguace del pensiero di Rousseau, per il quale l’uomo nato  ‘buono’ per natura  viene poi 'incattivito’  dalla società in cui vive. Questa tesi l’hanno fatta propria i cosiddetti ‘rivoluzionari’ nel corso della storia per così giustificare il loro attacco violento nell' abbattere ‘la tirannia’, spesso però innalzando subito dopo un potere più oppressivo e sanguinario del precedente.

Io  invece, da cattolico, credo nel contrario, nel retaggio del peccato originale, e quindi nella presenza in ognuno della tendenza al male che può essere limitata con una adeguata educazione, anche e soprattutto religiosa. Quindi il fatto di essere tendenti per natura verso il male non può giustificare il  cattivo comportamento, in quanto con l’avvento dell'età della ragione e con l'educazione e l’istruzione  religiosa  abbiamo acquisito i mezzi per limitare questa inclinazione.

I giovani ovviamente non sfuggono a questa regola. Sono contrario perciò alla retorica che esalta la loro supposta superiorità e bontà. E chi dice ‘i giovani sono buoni perché più vicini all’innocenza originaria’ per me sbaglia due volte, primo perché nessuno è veramente buono per natura, e secondo perché, spiace dirlo, i giovani purtroppo, almeno quelli attuali, appaiono spesso essere tutto fuorché veramente ‘buoni’.