Stephen Hawking: un profeta dell'ateismo?

Dopo la scomparsa di Stephen Hawking ripubblico un post che  scrissi qualche tempo fa:

Si può considerare Stephen Hawking come uno scienziato disabile con una intelligenza molto acuta. Una malattia progressiva lo paralizza da anni su una sedia a rotelle: egli comunica con il mondo tramite un sintetizzatore vocale collegato al computer. Il suo handicap pur costringendolo all’immobilità non gli ha però impedito di dedicarsi a tempo pieno allo studio dapprima della Relatività Generale e poi della Gravità quantistica.

L’Universo e il Tempo – la concezione scientifica e la visione mistica.

Ho già detto in precedenti post qual’è la mia 'visione' del tempo, ma ne voglio parlare di nuovo qui. Questa mia concezione non è ‘scientifica’,  perché non può essere 'provata' con gli strumenti di misura attuali, ma nel contempo, almeno per me, non  è ‘fantasiosa’ o ‘assurda’ ma  'ragionevole'. Essa fa parte  delle mie convinzioni personali che non voglio imporre a nessuno, ne tanto meno far passare come verità, e mi è stata suggerita per la maggior parte da un libro interessante che ho letto tempo fa (1) e si è poi arricchita con alcune  riflessioni derivanti dal mio essere credente.

La Relatività e i viaggi nel tempo

Ho iniziato a parlare in classe quinta liceo del concetto di tempo, di come la sua misura sia diventata con Einstein ‘relativa’ e dipenda quindi dal sistema di riferimento utilizzato.  
Viste ‘parzialmente’, le grandezze quali ‘tempo’ e ‘spazio’ sono relative, appaiono come ‘deformate’ in base al proprio punto di vista. E questo accade quando vengono misurate in maniera indipendente l’una dall’altra; ma se si comincia a considerare le coordinate spazio-temporali assieme ( e quindi un sistema di riferimento quadrimensionale, con tre dimensioni spaziali e una temporale) e si costruiscono nuove grandezze fisiche con componenti spaziali e componente temporale aggregate, si scoprono degli enti fisici il cui valore non dipende dal punto di vista.

Tutto è relativo?

Oggi ho cominciato a spiegare in classe quinta la teoria della Relatività Ristretta. Ho detto agli studenti: non dite mai "tutto è relativo!", è un'affermazione falsa. Ci sono i nostri modi 'relativi' di vedere ciò che ci circonda, che dipendono anche dalle nostre convinzioni e impressioni personali e che spesso non corrispondono alla realtà delle cose, ma esistono "verità e oggetti assoluti", indipendenti dai nostri modi di interpretare. Einstein stesso la pensava così, forse la sua opera si sarebbe dovuta  chiamare più propriamente  "teoria degli assoluti" anzichè "della relatività".