Negli ultimi anni mi ha colpito un fenomeno che emerge sempre più frequentemente nei dibattiti pubblici sull’evoluzione biologica: la tendenza a delegittimare chi pone determinate domande invece di affrontarne realmente il contenuto.
Non mi riferisco al normale confronto scientifico, che considero legittimo e persino necessario, ma ad una dinamica comunicativa diversa, nella quale alcune obiezioni sembrano diventare quasi “proibite”, mentre chi le formula viene rapidamente etichettato come ignorante, antiscientifico o incapace di comprendere la biologia moderna. In molti casi, infatti, il dibattito sembra spostarsi dal piano delle argomentazioni a quello della delegittimazione personale: si risponde con sarcasmo, etichette, appelli al consenso, derisione e accuse di incompetenza, entrando molto meno frequentemente nel merito delle questioni poste.
Alcune recenti discussioni online mi hanno spinto a riflettere proprio su queste dinamiche.









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