16 giugno 2017

La paura della Morte


E’ di questi giorni la notizia che un gruppo dell’Università del North Carolina ha pubblicato i risultati di una ricerca scientifica, basata sull’analisi delle frasi pronunciate da malati terminali o da condannati alla pena capitale poco prima del trapasso, e inerente l’atteggiamento che gli esseri umani hanno in punto di morte.

I risultati di questa ricerca hanno sorpreso forse per primi gli stessi esperti che l’hanno fatta, in quanto in netto contrasto con il luogo comune “culturale” forse universale, che ritiene che i momenti in vicinanza della morte debbano essere paurosi e terrificanti. Lo studio pubblicato sulla rivista scientifica “Psycological Science” ha permesso di scoprire invece che più si avvicina il momento della “fine” e più i pensieri diventano positivi, al punto che la morte viene considerata quasi un’esperienza felice.

La cosa interessante e che rende i risultati credibili è il fatto che questo atteggiamento risulta in contrasto con quanto comunemente si pensa debba essere quello della fase finale della nostra vita. E' stato creato una specie di gruppo di controllo composto da persone che dovevano immaginare quali pensieri avrebbero avuto nei momenti precedenti il trapasso e questi sono stati, come ci si aspettava, “di rimpianto, di tristezza e dolore, solitari e privi di significato”. E invece nei moribondi sono stati riscontrati atteggiamenti opposti: “i malati e i condannati a morte trovano grande conforto e serenità anche nella religione e nella famiglia, com’è testimoniato persino dalle lettere dei soldati delle due guerre mondiali. Le loro ultime parole sono piene di amore, di perdono, di connessione sociale e di significato”, insomma "più ci si avvicina alla fine e più la visione della morte diventa positiva" come ha detto il professor Kurt Gray, uno degli autori della ricerca.

E un riscontro di questo risultato penso che l’abbiamo avuto un po’ tutti nel corso della vita quando ci è capitato di osservare il viso di una persona appena defunta e i cui lineamenti si sono rilassati, spesso anche con una espressione sorridente, tanto da dare una sensazione di pace e serenità.

Questo atteggiamento di accettazione lo abbiamo notato anche nelle NDE (Esperienze di Premorte) di cui ho parlato spesso in questo Blog in diversi post (si veda infatti  qui, qui e qui). Nella maggior parte dei casi le persone hanno riportato sentimenti di felicità e di completezza mai provati prima, spesso con la scoperta di un ‘mondo’ al di là di quello fisico dai contorni meravigliosi e inimmaginabili. Ho detto "nella maggior parte dei casi" perché esistono testimonianze, anche se poche, in cui il vissuto NDE è stato veramente terribile, con la presenza di esseri demoniaci anziché angelici.

Che conclusione possiamo trarre da tutto questo? La Scienza sembra confermare ciò che noi persone di fede abbiamo sempre creduto e pensato, e cioè che quella che San Francesco chiamava “sorella morte”, quando è involontaria, non il frutto di suicidio o di eutanasia, non è così terribile come comunemente si è portati a pensare, e può essere accettata con serenità perchè naturale, inevitabile e indipendente dalla nostra volontà, e una porta che tutti dobbiamo necessariamente attraversare per poter accedere alla Vera Vita.


4 commenti:

  1. Molto interessante. Ma come mai molte persone infartuate vivono esperienze negative? "Infatti nel 1978, il cardiologo M. Rawling, raccogliendo un insieme di Epm di infartuati, trova che circa la metà riporta sensazioni penose, sgradevoli e visioni infernali". C'è una possibile spiegazione?
    grazie

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    1. Di acqua ne è passata sotto i ponti dalla ricerca del 1978 di Rawling che si riferiva a pochi casi. In realtà dal punto di vista statistico, considerati i numerosi resoconti di vere EPM si può affermare che c'è una certa percentuale di esperienze negative ma non così alta come quella riscontrata dallo studioso.

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  2. Mi sono sempre chiesto senza avere mai risposta, ma tutte quelle persone che sono morte prima della venuta di Cristo (compreso gli uomini primitivi) e parliamo di miliardi di anime, che non avevano consapevolezza della presenza di un solo Dio e credevano negli Dei o altro, quindi stavano in peccato mortale, ma le loro anime dove sono andate a finire? Se per loro non c'è stato, e non poteva esserci, giudizio Divino?
    Un mio amico sacerdote mi ha detto che costoro si trovavano nel Limbo, in attesa del giudizio. Trovo però la risposta pittosto banale,mi sembra la solita scorciatoia quando non vi può essere risposta e forse lo stesso Gesù Cristo avrebbe tentennato nel darla.

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    1. Ma davvero lei pensa di aver fatto una domanda così difficile che anche N.S.G.C. avrebbe tentennato nel dare la risposta? Suvvia, il Vangelo è pieno di domande tendenziose fatte dai farisei a cui il Figlio di Dio ha dato delle risposte inaspettate, complete e precise, anzi perfette. Per noi Cristiani non esistono dubbi che Gesù non avrebbe saputo dissipare, infatti per noi è Dio Lui stesso. La risposta alla sua questione credo sia semplice: se queste persone hanno agito con rettitudine seguendo la legge morale che Dio ha scritto in tutti i cuori si sono senz'altro salvate. Non ho motivo di credere che Dio, almeno dopo il giudizio Universale se non nel giudizio particolare, in un atto della sua infinita bontà non avrà modo di sanare in maniera perfetta e con Giustizia quelle situazioni che adesso ci possono sembrare 'ingiuste'

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