24 gennaio 2010

L’ipotesi evoluzionistica fa acqua...(parte 1^)


A me hanno insegnato che per fare scienza bisogna usare il metodo sperimentale (quello introdotto da Galilei per intenderci) e cioè: 1) osservare il fenomeno, 2) fare una’ ipotesi’ di legge che lo spieghi (correlando le grandezze che lo descrivono), 3) eseguire delle misure per verificare l'ipotesi, 4) se le misure non coincidono con quelle previste dall’ipotesi questa si scarta o si modifica ripartendo dal punto 2, oppure se coincidono l’ipotesi si ritiene vera e assume lo status di ‘legge naturale’.



E' notevole il mio stupore invece nel constatare, da quello che ho letto sinora sulla ‘Teoria dell’Evoluzione’ a partire da Darwin in poi, fino ad arrivare ai suoi sfegatati e vocianti fans attuali ( amplificati dai mass media in un conformismo sconcertante' e che ormai dettano legge nel mondo scientifico e lanciano anatemi e scomuniche contro chi osa mettere in dubbio le loro ‘ipotesi’), come questa teoria in molti tratti non consideri i passi fondamentali 3 e 4, anche perché è impossibilitata a farlo a causa dell’oggetto di cui discute, gli animali ormai estinti da milioni di anni, però lo stesso pretende di essere considerata scienza certa.
Allora, o mi sono perso qualcosa oppure qualcuno bara

Ma facciamo un po’ il punto su questa ‘teoria’.
Essa per sommi capi e in parole povere (e quindi detto in maniera non specialistica) afferma questo:

1) la vita è nata per caso
2) durante la trasmissione del patrimonio genetico (nella riproduzione) avvengono alle volte per caso delle mutazioni
3) la selezione naturale, nel corso di tempi brevi o lunghi, a seconda del tipo di mutazioni, si incarica di eliminare gli individui che hanno variazioni non favorevoli all’adattamento ambientale e invece fa sopravvivere e prosperare i portatori di mutazioni genetiche ‘favorevoli’ (mentre gli altri quindi alla fine scompaiono)
4) in tal modo la vita, nel corso di milioni di anni, si è evoluta da forme più semplici a quelle più complesse, cioè con questo meccanismo (caso + selezione naturale) non solo si sarebbero generate variazioni nella stessa specie (microevoluzione) ma anche variazioni che hanno portato alla 'nascita' (sempre dovute al caso, si intende) di nuove specie completamente differenti dalle specie 'progenitrici' (macroevoluzione)
5) l’uomo non rappresenta altro che uno stadio di questa evoluzione e la specie più vicina da cui sarebbe derivato è quella delle scimmie

Vediamo già che con la prima ipotesi (cioè 'la vita è nata per caso') sorgono due problemi: il primo di consistenza e il secondo di verifica sperimentale.

Innanzitutto l’ipotesi che per caso possa essere accaduto in un momento della storia della Terra, all’incirca 4 miliardi di anni fa, il salto dalla materia inerte a quella vitale mi sembra una affermazione così estrema che per farla c’è veramente voluto, a mio avviso, per usare un eufemismo, molto ‘coraggio’: infatti rientra nell’esperienza di sempre il fatto che la vita deriva sempre dalla vita (la cosiddetta ‘biogenesi’) e che non ci possa essere quindi generazione spontanea della vita dalla materia inerte ( la cosiddetta ‘abiogenesi’). Fra l’altro anche la forma di vita più ‘semplice’, un organismo unicellulare, è di una complessità così enorme, già nella sua composizione materiale, nel suo Hardware, per dirla con linguaggio informatico, che anche senza tenere conto della sua ‘organizzazione’ cioè il legame coordinato e funzionante tra le diverse sue parti, il suo software, che lo fa essere appunto un organismo vivo e funzionante, diventa veramente impossibile che possa essere nato da una fortuita combinazione casuale dei suoi componenti.  Non per niente qualcuno tempo fa ebbe a dire che la probabilità di nascita spontanea della vita è paragonabile alla probabilità che un Boeing 747 perfettamente funzionante venga assemblato per caso da un uragano che infuria in un deposito di rottami… Alcuni sostenitori oltranzisti dicono: basta avere molto tempo a disposizione e il fenomeno non lo si può escludere, ma si trovano in difficoltà quando si constata che sulla terra dal momento in cui si sono ottenute le condizioni adatte per la vita (4 miliardi di anni fa) è passato poco tempo, troppo poco, qualche centinaia di migliaia di anni , per la nascita casuale della vita: in realtà infatti sarebbe dovuto passare molto ma molto più tempo… allora si sono inventati l’arrivo sulla terra della vita già formata nelle meteoriti, la cosiddetta ‘panspermia’ spostando il problema da qualche altra parte dell'Universo e non risolvendo il dilemma. E che un organismo vitale e funzionante e capace di riprodursi, anche il più semplice che si possa immaginare, sia di una complessità sbalorditiva è provato anche dal fatto che con tutta la nostra scienza e tecnologia nessuno, a partire dalla materia inerte, è ancora riuscito a creare la vita ( e non sto qui a parlare del famoso esperimento di Miller con scariche elettriche nel cosiddetto brodo primordiale: a meno di non essere disonesti intellettualmente non si può affermare che è stata creata la vita, ma solo qualche amminoacido e tra amminoacidi e cellula vi è maggiore differenza di quella che c’è tra un nudo filo di rame e un sofisticato computer perfettamente funzionante con il sistema operativo incluso, quello che dice all'Hardware cosa fare...).
Inoltre con le scoperte della genetica si è notato che le molecole di RNA e quindi di DNA, che assicurano la trasmissione dei caratteri ereditari e sovrintendono al funzionamento della cellula, sono talmente grandi – addirittura enormi – e così complesse, che utilizzarle come punto di partenza per l’origine della vita supponendo che si siano formate per aggregazione casuale di materia inerte appare del tutto azzardato.Infatti le proteine e gli acidi nucleici che compongono la cellula non sono aggregati casuali di aminoacidi o di basi azotate (o di nucleotidi), ma contengono un altissimo grado di ordine, ed è questo ordine, la cui probabilità è infinitesimale, che è inimmaginabile come puro gioco del caso. Ma anche ammesso (e non concesso) che la nascita per caso dalla materia inerte (così talmente improbabile da poter essere considerata impossibile) del primo ‘individuo’ dotato di vita sia avvenuta, e proprio a causa della sua estrema improbabilità questo fatto 'prodigioso' sarebbe potuto ovviamente avvenire una e una sola volta, quale sarebbe stata la probabilità di sopravvivenza di questa forma di vita ‘elementare’ in un mondo ostile? Anche qui praticamente zero. Perciò si è costretti ad ammettere anche un ulteriore evento casuale estremamente improbabile: la sopravvivenza di questa forma di vita almeno fino alla generazione di un ‘individuo’ figlio. E così via con una serie incredibile di eventi improbabili a catena… favoriti dal dio Caso.
Ma questa ipotesi 1 pecca anche sul fronte della verifica sperimentale: infatti l’evento fortuito di cui trattasi sarebbe avvenuto una volta sola e molto tempo fa e quindi oramai inosservabile e non sperimentabile perchè nessuno è mai riuscito anche 'aiutando' il processo a ripeterlo in laboratorio.
Quindi sul punto 1 proprio non ci siamo: l'evoluzionismo enuncia una ipotesi (fra l'altro altamente improbabile) che non viene provata e che quindi non può essere considerata una 'legge naturale' ma resta solo una ipotesi che ha la stessa validità di altre possibili, quale ad esempio quella che considera la nascita della vita come avvenuta grazie all'opera creatice di Dio (continua leggendo la 2^ parte).

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2 commenti:

  1. Salve professore. Tanto per farsi un'idea ... dalle seu fonti sa quante probabilità ci sono che nasca casualmente una cellula vivente? Sarebbe interessante.

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  2. La cellula vivente è talmente complessa, tanto che alcune sue funzioni non sono state ancora capite completamente, che a mio avviso la probabiltà che possa nascere casualmente è zero (in matematica un evento con probabilità nulla viene detto 'impossibile').
    Fra l'altro la nascita spontanea di un sistema così altamente ordinato contraddice il 2° Principio della Termodinamica...

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