20 settembre 2009

La Vita dopo la morte (parte 4^)


La ricerca scientifica sui fenomeni Epm (Esperienze di pre-morte)

Ciò che ha stimolato la ricerca scientifica sulle Epm è la possibilità di verifica delle dinamiche coinvolte in questo vissuto e il fatto che, nonostante la diversità dei soggetti implicati, molti riportano sostanzialmente gli stessi vissuti con poche varianti....





Ricapitoliamo i vissuti principali che caratterizzano gli Epm:

- muoversi ad altissima velocità all’interno di un tunnel
- una luce molto viva
- uno stato di profondo e intenso benessere
- visione panoramica della propria vita
- percezione dell’ambiente circostante e di se stessi al di fuori del proprio corpo
- percezione di altre entità e luoghi realmente esistenti ma lontani o defunti o sconosciuti
- visioni precognitive (cioè che riguardano il futuro)
- disagio nel rientrare nel proprio corpo

Vediamo adesso alcuni tentativi di spiegazione ‘scientifica’ del fenomeno fatti da alcuni ricercatori.

Nel 1976 due studiosi, R. Noyes e R. Kletti interpretano l’Epm con la tesi della depersonalizzazione dovuta alla privazione sensoriale e al riflesso di adattamento dopo un trauma. Secondo loro sembra che la mancanza reale di un determinato stimolo (perché la persona essendo moribonda può non ricevere alcuni stimoli esterni) faccia scattare un meccanismo di difesa creando una compensazione e una ricerca di adattamento attraverso la creazione fantastica di ciò che manca, ma di cui il soggetto avrebbe estremo bisogno.

(Obiezione: questa tesi interpretativa però è da considerarsi ipotetica e solo teorica perché non ha mai avuto un riscontro sperimentale).

Questi studiosi hanno creduto inoltre che alcuni di questi fenomeni possono essere indotti in seguito ad intossicazioni da alcool, farmaci e droghe varie

( Obiezione: anche questa tesi è stata smentita con una apposita ricerca dopo un anno. Infatti nel 1977 K. Osis e E. Heraldson raccolgono i dati sperimentali sufficienti per dimostrare scientificamente che l’alcool, i farmaci, le varie droghe leggere o pesanti non solo producono fenomeni qualitativamente diversi dalle Epm, ma addirittura si dimostra proprio il contrario: queste sostanze diminuiscono o impediscono i vissuti tipici, caratteristici e propri delle Epm)

A conclusione dello studio R. Noyes e R. Kletti affermano che i vissuti osservati nelle Epm si possono catalogare come casi di ‘coscienza alterata dell’ io’ . Questi fenomeni possono accadere anche nei soggetti normali (quindi non malati di mente) in situazione di forte stress o sotto l’effetto di alcuni farmaci.

(Obiezione: questi fenomeni di ‘coscienza alterata dell’ io’ presentano in realtà differenze con i casi di Epm: l’accelerazione dei processi mentali, ricordi vividi e fenomeni mistici sono presenti solo nelle Epm).

Comunque questi studiosi ammettono che non tutti i vissuti dell’Epm sono spiegabili scientificamente– quelli mistici per esempio – anzi non esiste un’unica ipotesi o teoria che possa adeguatamente spiegare tutta la fenomenologia.


La ricerca compiuta da K. Osis e E. Heraldson nel 1977 ha anche dimostrato che la religione professata, l’età e i fattori psicologici non hanno alcuna correlazione con l’avere o no delle visioni durante l’agonia. E’ stato evidenziato che gli elementi culturali (religione, mentalità, stato sociale) e lo stato fisico (tipo di malattia) non incidono sulle visioni dei moribondi; anzi ‘…se i fattori medici avevano una qualche influenza sulla visione di apparizioni, essi tendevano a sopprimere piuttosto che generare le visioni suggestive di un aldilà’. Inoltre solo in casi assai rari il paziente dubita di quanto vede, la quasi totalità afferma che quell’esperienza ha significato molto per loro.

Sempre nel 1977 Grof e Halifax avanzano la teoria della riattivazione dei ricordi del processo di nascita per spiegare l’Epm.
Questi studiosi hanno notato che la Lsd riattiva ricordi perinatali e dà una sorta di certezza di aver raggiunto una profonda intuizione sulla natura della morte e del morire. Perciò le esperienze con la Lsd e altre sostanze psichedeliche presentano delle analogie con i vissuti EPM.
Per questi studiosi , l’esperienza di nascita e di morte attivano del materiale inconscio tra cui i ricordi e emozioni ad esso associate. Questo provoca un forte coinvolgimento con sentimenti di pace e di unità cosmica simili ai vissuti di Epm.
R. Kastenbaum, nel 1979, ritiene che l’Epm sia un insieme di vissuti per ‘parare un colpo troppo orribile’ come appunto quello della propria morte.

(Obiezione: sembra allora che l’organismo voglia distrarsi con immagine di pace e di tranquillità, ma questa spiegazione contrasta con l’esistenza di esperienze Epm negative. Infatti nel 1978, il cardiologo M. Rawling, raccogliendo un insieme di Epm di infartuati, trova che circa la metà riporta sensazioni penose, sgradevoli e visioni infernali. Inoltre la tesi dei ricordi perinatali verrà confutata nel 1982 da C. B. Becker che sostiene che il sistema nervoso neonatale è fisiologicamente incapace di percepire e ritenere il processo di nascita con dettagli sufficienti da giustificare i contenuti Epm e comunque, quand’anche il sistema nervoso del nascituro fosse in grado di simili operazioni, il vissuto della nascita non corrisponde in modo significativo al contenuto del vissuto dell’Epm)

E.A. Rodin neuropsichiatra nel 1980 afferma sostanzialmente che l’Epm sarebbe dovuta ad una psicosi tossica del cervello a causa dell’anossia cerebrale. Questa spiegherebbe il vissuto di benessere, di potenza e la diminuzione di giudizio critico durante l’Epm.

(Obiezione: a Rodin rispondono Moody e poi M.B. Sabon. Questi ha tre obiezioni a Rodin: come spiegare il vissuto delle esperienze extra-corporee nelle Epm specie quando ciò che è riportato dal soggetto di quanto è accaduto a se stesso e intorno al suo letto collima con la realtà? Infatti Sabom ha riscontrato in 32 soggetti che hanno riferito particolari verificatesi quando erano in stato di incoscienza; in particolare 6 di questi soggetti hanno riportato dettagli della rianimazione che non potevano assolutamente sapere.)

Rodin afferma che i contenuti mentali durante gli attacchi al lobo temporale dipendono dalle esperienze di vita di ciascuno.
(Obiezione: Nelle Epm la sensazione di muoversi in un’altra dimensione è un fenomeno che si verifica indipendentemente dalle esperienze di vita .)

Rodin infine sostiene che la fase finale del processo agonico è caratterizzata da uno stato di totale incoscienza.

(Obiezione: Sabom afferma che questa affermazione è più un’ipotesi che una verità scientifica; infatti nessuno ha dimostrato che l’inconsapevolezza è la fase finale del processo agonico. Coloro che sopravvivono alle Epm descrivono invece esperienze visive e uditive dettagliate che sono accadute dopo l’inizio della fase di inconsapevolezza e prima del salvataggio o rianimazione. Un altro studioso, I. Stevenson obietta a Rodin che l’anossia cerebrale, che certamente induce confusione e offuscamento mentale, non ha nulla a che vedere con l’Epm nella quale al contrario è riportata un’insolita chiarezza mentale.)

Nel 1983 Geoge Gallup Jr. raccoglie sistematizza e pubblica una gran quantità di casi di Epm riconfermando la grande estensione numerica e l’autenticità dell’Epm. Questo sondaggio ha calcolato otto milioni di adulti che hanno vissuto una Epm, cioè un americano su venti!
Sempre nel 1983 B. Greyson, scompone l’Epm in tutte le sue singole parti e per ognuna di esse formula tutte le possibili e immaginabili teorie psicologiche e neurofisiologiche per spiegare le psicodinamiche coinvolte in questo fenomeno. Ma la conclusione che fa è che non vi è spiegazione esauriente per il fenomeno dell’Epm; esso non può essere ridotto né spiegato con altri fenomeni perché nella sua globalità è unico e originale.

Nel 1984 M. Grosso pubblica un articolo in cui sostiene una interpretazione delle Epm tramite la teoria jungiana degli archetipi. Infatti i vissuti che caratterizzano la Epm si possono considerare dei simboli universali. Le Epm possono essere degli spiragli attraverso i quali si può intravedere una realtà che trascende l’individuo singolo e la materia. Questa teoria però verrà criticata da S. Rogo.
Nel 1985 viene pubblicata una ricerca da Margot Grey di cui uno dei risultati più interessanti riguarda i cambiamenti successivi alle Epm: atteggiamenti esistenziali, atteggiamenti verso la morte e Dio, atteggiamenti religiosi. Grey conclude il suo lavoro con queste parole: "sembra che una visione mistica della natura e dell’universo ci offra la migliore base di comprensione delle Epm: in ultima analisi, la scienza sembrerebbe convergere, o almeno non contraddire, con ciò che i mistici hanno asserito per millenni affermando che l’accesso alla realtà spirituale diviene possibile quando la coscienza è libera dalla dipendenza del corpo fisico…"

(Il contenuto di questo post l’ho tratto in buona parte dal libro di Aureliano Pacciolla – EPM esperienze di pre-morte – edizioni San Paolo del 1995, libro che elenca molte ricerche scientifiche effettuate sui fenomeni Epm dal 1976 al 1990)

(continua leggendo la 5^ parte) (vai alla pagina principale)

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