22 aprile 2011

La Scienza analizza la Fede (parte 10^): La Spina di Andria

Esistono ‘prodigi’ che avvengono periodicamente in certe date prefissate, come ad esempio la liquefazione del sangue di San Gennaro,  l’arrossamento della pietra del martirio di San Pantaleo o la comparsa di macchie rosse sulla Sacra Spina di Andria. Di quest'ultimo evento parlerò in questo post.
L'apparire di queste goccie rosse (come sangue) nella Spina conservata ad Andria avviene solo il 25 marzo, ma non di ogni anno, bensì degli anni in cui questo giorno è anche un Venerdì Santo e coincide con la data dell’Annunciazione. La penultima  volta in cui questa coincidenza è avvenuta e si è verificato il prodigio è stato il 25 marzo 1932. Si è dovuto attendere il 25 marzo 2005 affinché il Venerdì Santo cadesse di nuovo in quella data, e puntualmente in quel giorno, dopo settantatré anni, il fenomeno si è ripetuto. E  l'evento dovrebbe riaccadere la prossima volta il 25 marzo del 2016...



La Sacra Spina di Andria è una reliquia tra le più accreditate nella Chiesa Cattolica, viene infatti considerata come  proveniente dalla Corona di spine di Gesù Cristo (1).
La reliquia infatti, secondo la tradizione, farebbe parte della corona di spine che venne posta sul capo di Cristo durante la flagellazione e mentre trasportava la croce su per il Calvario. La spina possiede sulla sua superficie diciassette macchie, di diversa grandezza. Quando il giorno dell'Annunciazione, il 25 marzo, coincide con il Venerdì Santo (è l’annuncio della nascita e la morte di Gesù nello stesso giorno), queste macchie si arrossano e diventano vivide (2).
L'ultima volta il fenomeno è accaduto il 25 marzo 2005. Ecco un articolo che lo descrive pubblicato da ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’ il 26 marzo 2005:

'Andria (Ba) - L'attesa è durata settantatré anni: poco dopo le venti il prodigio della Sacra spina della corona di Cristo si è compiuto ad Andria nella cappella di San Riccardo. Sulla spina – come ha confermato il vescovo di Andria, mons. Raffaele Calabro, al termine della via Crucis - sono comparse alcune variazioni, come un rubino ed alcune piccole escrescenze filiformi
L'attesa di un evento, di un prodigio, quello della Sacra Spina non è stata vana. La reliquia che, secondo la tradizione, fa parte della corona di spine che venne posta sul capo di Cristo durante la flagellazione e mentre trasportava la croce su per il Calvario.
La spina conservata ad Andria, comprende sulla sua superficie diciassette macchie, di diversa grandezza.
Quando il giorno dell'Annunciazione, cioè il 25 marzo, coincide con il Venerdì santo (è l’annuncio della nascita e della morte di Gesù nello stesso giorno), queste macchie si arrossano, diventano vivide.
Era già accaduto 73 anni fa e si è ripetuto ieri sera. Al termine della via Crucis monsignor Calabro è rientrato in chiesa ed ha proclamato il prodigio: due rametti filiformi spuntati dal becco di flauto della spina, così come accadde nel 1842.
«Un segno che il Signore non si impone ma ci dà un ha voluto darci – ha concluso il vescovo di Andria – solo un segno che ha voluto darci. Qualcosa di straordinario che la commissione ha confermato.
Un segno con il quale il Signore vuole richiamarci al senso della sua passione e morte per farci partecipi della resurrezione».
La commissione speciale che ha valutato l’evento prodigioso era presieduta dal vicario, don Antonio Tucci e comprendeva oltre ai canonici della cattedrale e ad altri sacerdoti, religiosi, medici, un notaio, esponenti dell'associazionismo, giornalisti.
La commissione si è riunita più volte ed ha anche esaminato la Sacra Spina prima del 25 marzo, per attestare, con una ricognizione, lo stato delle macchie. La spina è stata poi risigillata ne chiusa nella teca di vetro, costantemente osservata.'

Ecco 2 foto scattate dalla commissione poco prima (alle 20.02) e poco dopo l'evento (alle 20.45) il 25 marzo 2005:






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Note

(1) La corona di spine venne venerata come reliquia a Gerusalemme già nel secolo V, come attestato da S. Paolino da Nola, pellegrino in Terra Santa nel 409. La reliquia, insieme ad altre, venne portata da Gerusalemme a Costantinopoli nel 1063 e qui custodita nella cappella imperiale, sino a quando Costantinopoli venne presa dai Crociati nel 1204. La corona di spine, dunque, venne venduta da re Baldovino II al re (san) Luigi IX di Francia nel 1237. La reliquia venne portata a Parigi due anni dopo, nel 1239, e fu custodita insieme ad altre reliquie nella cappella gotica Saint Chapelle, fatta costruire appositamente dal re come gigantesco reliquiario. Successivamente, Carlo d'Angiò portò con sé in Italia alcune spine della corona. E qui la storia si intreccia con le vicende di Andria. Beatrice, figlia di Carlo II d'Angiò, contessa di Andria e moglie di Bertrando del Balzo donò una spina al Capitolo Cattedrale andriese. Era il 1308.

(2) È dal Venerdì Santo del 1633 (25 marzo) che viene attestato il prodigio del ravvivarsi delle macchie sulla spina. Lo stesso prodigio viene attestato anche negli anni successivi che vedono coincidere l'Annunciazione con il Venerdì Santo: 1701, 1712, 1722, 1785, 1796. Il 1799, il 23 marzo (era un sabato santo), l'esercito napoletano-francese della Repubblica napoletana, guidato anche da Ettore Carafa, conquista Andria, che con altre città si era dichiarata "insorgente" alla repubblica giacobina. Il combattimento fu durissimo: nel bottino di qualcuno, finì anche la Sacra Spina che, comunque, venne recuperata nel 1837. Altri prodigi avvennero nell'Ottocento: nel 1853 e nel 1864. E giungiamo al Novecento. Il 25 marzo del 1910, il prodigio è atteso ma non accade nulla. L'arrossamento delle macchie, però, avviene il giorno dopo, il sabato mattina. Del prodigio del 1921 non si hanno testimonianze scritte, mentre ci sono di quello avvenuto il 25 marzo 1932, l’ultimo prima di quello del 2005.
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