15 luglio 2019

Alcune considerazioni sull'affermazione "il caso è creatore di tutto"...

Nella Scienza spesso si parte da affermazioni non dimostrate che si ritengono vere a priori, un esempio sono gli assiomi e i postulati della matematica: una volta stabiliti gli enunciati ‘da ritenere veri senza prova’ (cioè i postulati appunto), usando le leggi della logica, anch’esse ritenute vere, si ricavano i teoremi, cioè le proposizioni che invece sono ‘da ritenere vere perché dimostrate’ .

Ma la scelta di alcuni postulati può essere fatta arbitrariamente e da questa si ricaverà un tipo di ‘costruzione’ anziché un’altra: famoso è il caso del quinto postulato di Euclide che recita “per un punto esterno ad una retta passa una ed una sola parallela alla retta data” e che ha come conseguenza la geometria euclidea, quella che si studia a scuola, ma che può essere cambiato con l’affermazione “per un punto esterno ad una retta non passa nessuna parallela” che permette di costruire la geometria ellittica o di Gauss, o con un l’enunciato “per un punto esterno ad una retta passano infinite parallele” che porta alla geometria iperbolica di Lobacevskij, tutte geometrie egualmente valide così come la prima.

Anche in Fisica esistono delle proposizioni simili ai postulati della matematica, i cosiddetti Principi, il cui esempio principale potrebbe essere il Principio di conservazione dell’energia che recita pressappoco che “l’energia nell’Universo si mantiene costante”. Da questo e pochi altri, con il ragionamento, l’intuito e l’osservazione, si possono ricavare altre leggi che poi però necessitano comunque di una verifica sperimentale. Ovviamente nessun esperimento ha mai contraddetto il principio di conservazione dell’energia e le leggi della fisica da esso derivate, sennò si sarebbero dovute cambiarle, ma in effetti a ben vedere ogni principio è valido non perché definitivamente provato, ma perché finora in nessun esperimento è apparso violato.
Questo discorso fatto per la matematica e per la fisica può essere ugualmente esteso con gli adattamenti del caso anche ad altre discipline scientifiche come ad esempio la chimica e la biologia (1).

Detto ciò voglio focalizzare un punto, in quanto ce n’è uno a carattere ‘universale’ che riguarda tutte le scienze e che si può paragonare ad una verità stabilita a priori e generale cioè a un assioma ed è quello che afferma che ‘le cose di cui abbiamo esperienza (l’Universo e le sue leggi), e di cui si occupa la Scienza, non hanno o non hanno avuto bisogno di un Dio come causa prima’ .
In realtà questo affermazione si potrebbe condensare nell’altra che recita ‘il caso è la causa prima dell’esistente’. Per la scienza contemporanea infatti, è il ‘caso’ l’autore di tutto ciò che esiste, un ‘caso’ senza finalità ma creatore dell’ordine, della complessità e della vita. Eppure dal caso, come sarebbe stato infinitamente più probabile, ci saremmo aspettati invece il caos e nulla più.

Deve essere chiaro insomma che l’affermazione “il caso è l’autore di tutto l’esistente” non è altro che una specie di assioma presupposto vero a priori e che si potrà ritenere valido però solo finchè non ci sarà qualche prova sperimentale del contrario.

Il problema però è che questa affermazione a priori pare avere un carattere di non falsificabilità, infatti quale esperimento potrebbe mai renderla non vera? Il fatto che sia nella nascita dell’Universo, quattordici miliardi di anni fa, sia in quella della vita sulla Terra, 3.5 miliardi di anni fa, l’agente ‘caso’ avrebbe dovuto operare una sola volta, mette al riparo i suoi sostenitori in quanto si tratta in ognuno dei due casi di un evento unico e irripetibile. Considerato ciò, tale asserzione quindi assume quasi un carattere fideistico che non dovrebbe permettere di criticare più di tanto l’altro credo, quello di chi sostiene che, essendo la vita sin dalla sua comparsa troppo complessa e portatrice di uno scopo e di un senso, sia più logico affermare che essa sia stata voluta e creata da un essere che si pone al di là essa e che la trascende, quindi da Dio.

Ovviamente il mettere da parte l’intervento soprannaturale ha permesso la ricerca delle cause naturali dei fenomeni e ha fatto sviluppare la scienza, non si può negare. Infatti ad esempio l’affermazione che i fulmini erano dovuti all’ira degli dei derivava dall’atteggiamento fideistico dell’uomo primitivo il cui retaggio bisognava sconfiggere e quindi bene ha fatto la scienza a difendersi dall’interpretazione che associava effetti naturali a cause trascendenti in quanto questo atteggiamento non avrebbe permesso lo sviluppo scientifico e in definitiva la scoperta della vera causa dei fenomeni naturali.

Però col tempo si è passati dalla necessità metodologica che ha la scienza nel cercare le leggi della natura senza semplicisticamente rapportare tutto al divino, così come invece facevano gli uomini primitivi, ad una assolutizzazione ontologica, negando del tutto l'esistenza del soprannaturale. Insomma, invece di ammettere la possibilità di cause oltre che naturali anche extranaturali, metafisiche, e quindi al di là dei metodi di indagine della fisica, le si nega aprioristicamente, facendo così a mio avviso un discorso simmetrico e opposto rispetto a quello esclusivamente spiritualistico degli uomini primitivi.

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Note

(1) Se ci si riflette un po’ su, anche la Religione, ad esempio quella Cattolica, ovviamente con le dovute e necessarie cautele e differenze, pare avere una struttura che in qualche modo si rifà a questa ‘impalcatura’, infatti ‘i postulati e gli assiomi’  sarebbero  i Dogmi e le leggi rivelate (come quelle del Decalogo) e i ‘teoremi’ non sarebbero altro che le regole comportamentali e le leggi enunciate, con la speculazione razionale a partire dai dogmi e l’ispirazione, dai dottori e dai Padri della Chiesa e in generale dai teologi. Anche in questo caso se si cambiano alcuni dogmi cambia tutto l’impianto e viene fuori un’altra religione. Mi fanno quindi un po’ specie quelli che dicono che la religione sarebbe falsa perché si basa su dogmi…