15 novembre 2023

Alcune considerazioni sull’onniscienza divina

Tentare di fare discorsi nell’ambito teologico è un’impresa ardua e che può diventare temeraria almeno per due ragioni: perché la nostra intelligenza è limitata e le è quindi difficile comprendere certe realtà e perché il fatto che siamo immersi nel tempo, con il passato che non c’è più, con il presente in cui ci troviamo ma che sembra sfuggire e col futuro che deve ancora venire, ci riesce veramente difficile se non impossibile immaginarci lo stato di eternità in cui queste realtà coesistono.

Nel corso dei secoli ci sono stati fior di teologi e mistici, tra cui quelli che sono stati riconosciuti come Padri e Dottori della Chiesa, che usando la retta ragione e le (poche) notizie che le Scritture hanno voluto rivelarci in proposito, ma soprattutto l’ispirazione che Dio stesso ha voluto loro riservare, ci hanno illuminato su certi aspetti del soprannaturale e sulle realtà ultime.

Però, nonostante ciò, alle volte ci sorgono o ci vengono poste come sfida dai non credenti delle domande a cui le risposte che sono state date sembrano essere non sufficienti o che comunque richiedono un impegno di riflessione e di ricerca da parte nostra. Questo è un esercizio necessario, infatti anche San Pietro diceva “siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pietro  3,15-17).

Una domanda ricorrente, e che in realtà vorrebbe sotto sotto mettere in dubbio la bontà, l’onnipotenza e l’onniscienza divine, è di solito espressa in questo modo: “Perché Dio crea delle anime che nella sua onniscienza sa che si perderanno?”

Come rispondere? (1)

Sul fatto che nella maggior parte delle situazioni possiamo scegliere liberamente e consapevolmente se fare il bene o il male mi pare che siamo tutti d’accordo. Questa possibilità di scelta deriva dal fatto che Dio ci ha donato il libero arbitrio. Poteva Dio crearci senza? Ovviamente no, saremmo stati infatti in tal caso dei robot, delle marionette. Invece Dio ha voluto fare degli esseri indipendenti, capaci di amarlo solo se lo vogliono. Infatti che farsene di un amore imposto? Imporre l’amore a comando è dei tiranni, e quello che ne deriva è un falso amore. L’amore per sua natura non può che derivare da una scelta, e perciò richiede la libertà.

Ciò detto cercherò di rispondere alla domanda seguendo la ragione e la logica. Ovviamente sarà comunque sempre e solo un tentativo di spiegazione personale e non essendo io teologo potrebbe anche essere contraria a qualche verità di fede, oppure potrebbe essere stata già formulata dalla Chiesa cattolica in una maniera diversa e che la contraddice, in tali casi sono disposto a correggermi. Per intanto ci provo seguendo l’invito dell’Apostolo.

L’onnipotenza e l’onniscienza divine non significano che Dio può fare cose assurde o conoscere cose che non possono esistere o impossibili.

Un effetto deriva inevitabilmente da una causa: non è solo un legame prima-dopo ma un intreccio essenziale, perché l’una non può esistere senza l’altra. Un po’ come lo Ying e Yang della filosofia Zen. Infatti che senso avrebbe una ‘causa’ che non causa nulla? Già nel suo essere ‘causa’ c’è la realtà dell’effetto, e lo stesso per l’effetto: che senso avrebbe se fosse non causato, come potrebbe allora essere appunto un effetto? Non sarebbe tale! Essendo necessario il libero arbitrio per scegliere e perché ci possa essere una eventuale dannazione, in quanto ci deve essere una decisione consapevole di preferire definitivamente il male da parte dell'anima che si perde, se essa non viene creata (causa) questa decisione (effetto) non può esserci. 

Allora Dio solamente quando crea un’anima (causa) può conoscerne il suo destino eterno (effetto): in un certo senso le due azioni sono contemporanee o contestuali che dir si voglia; se l'anima si dannerà o meno Dio non può saperlo se non la crea, così come non può esistere un effetto senza causa. In caso contrario ci sarebbe un cortocircuito logico. 

L'onniscienza divina non significa che Dio conosce cose che non avverranno o impossibili, così come ad esempio l’onnipotenza divina non significa che Dio può fare proprio tutto, infatti non può compiere cose assurde, tipo fare in modo che 2 + 2 faccia 5 anziché 4! Le anime che si perdono quindi sono una conseguenza possibile della creazione, un effetto derivante all’esercizio del libero arbitrio dell’anima creata, il quale effetto però non potrebbe esserci senza la creazione dell’anima stessa. Ne consegue che se Dio avesse voluto evitare di creare anime che poi si sarebbero perdute non ne avrebbe dovuto creare nessuna!

Perciò Dio conosce il destino eterno delle sole anime che crea, e nel momento in cui le crea, e non di quelle che non sono ancora venute all’esistenza, perché il destino eterno di un’anima viene deciso dall’anima stessa, viene scelto da essa e quindi solo contestualmente all'atto creativo Dio può conoscere questo destino. Non ha senso perciò dire che a causa della sua onniscienza Dio conosce il destino di un’anima che Egli non ha ancora creato.

E neanche si può dire che ciò potrebbe avvenire perché l’anima potrebbe avere, nel suo essere, per le sue inclinazioni e per il suo carattere, una specie di marchio ‘mi perderò’ e di cui Dio verrebbe a conoscenza in anticipo proprio a causa della sua onniscienza,  sarebbe però come se l’anima venisse creata con un ‘difetto di fabbrica’, un destino già prefissato, ma ciò non è ammissibile perchè non avrebbe allora senso parlare di libero arbitrio, saremmo come dei robot con un comportamento predeterminato, cosa che Dio, come già detto, vuole evitare. 

Quindi l’affermazione “non la creo perché so che si perderà” è assurda e inammissibile, perché, ripeto, se l'anima non viene creata, non può agire col suo libero arbitrio, non sceglie e perciò non può perdersi e allora come fa Dio a conoscere un evento che non è avvenuto e non avverrà mai? In breve, per quanto detto: Dio non può desumere dalle caratteristiche personali dell'anima che creerà il destino eterno di questa, c'è bisogno che l'anima scelga, solo allora Dio sa, ma perché ciò accada deve crearla, non si scappa.

Per concludere quindi questo discorso che può sembrare astruso, quello che voglio dire è in pratica essenzialmente questo: Dio conosce il futuro perché nel suo eterno presente quello che per noi è futuro è per Lui invece già successo. E’ come Dio se potesse guardare i fotogrammi di un film che è stato già girato. Questo film è nato nella sua globalità temporale nel momento stesso in cui Dio ha creato tutto l’esistente. Ma le scene di questo film si sono fissate anche grazie alle nostre scelte, perché in caso contrario non avrebbe senso il libero arbitrio. Dio sa già quello che faremo per il semplice motivo che per Lui lo abbiamo già fatto.

________________


Note e crediti

(0) La foto iniziale  è tratta da Pixabay al seguente Link

(1) Di seguito ovviamente do per scontata la tesi che Dio esiste e che ci ha creati donandoci il libero arbitrio.

 

6 commenti:

  1. Salve, interessante articolo; tuttavia, mi sento di riserbare il dubbio sulla sua ipotesi di conoscenza parziale di Dio delle libere scelte di chi non esiste oppure, volendo, di chi muore per esempio infante, senza libero arbitrio: ritengo, con la tradizione, specialmente tomistica, che Dio conosca i contingenti tanto quanto gli eventi reali, anche quei contingenti prodotti dalle libere scelte di chi non esiste o esiste ancora. La Sua conoscenza è perfetta e assoluta da tutta l'eternità. Altrimenti, l'Incarnazione del Verbo o l'Immacolata Concezione, ad esempio, non sarebbero state predisposte da Dio dall'eternità, ma solo dopo il peccato libero, il che è inammissibile.
    Rammentiamo che Dio ha rinchiuso tutti nella disobbedienza per fare misericordia a tutti (Rm 11,32); anzi, PROPRIO perché sapeva che ci sarebbe stato il peccato, la dannazione, lo ha consentito, di modo che si salvi non chi può, come il detto, ma chi vuole, e Lui conosce chi vuole farlo senza dubbio, e chi non vorrà sarà svergognato al Giudizio Finale, perché solo Lui non lo ha voluto. Mi azzardo a dire che Gesù ha sfruttato la libera scelta di tradirLo da parte di Giuda perché sapeva che tramite Lui avrebbe redento il mondo con la via della croce. Giuda è stato libero, tentato, ma libero. Gesù sapeva che, liberamente, lo avrebbe tradito, da tutta l'eternità. Quando Giuda non esisteva, c'era già la profezia dell'Antico Testamento sulla vendita del Signore per 30 monete d'argento (Zaccaria 11:12-13). Dio preconosceva la libera scelta di Giuda, che ancora non esisteva, e ha dato la profezia nell'AT. Questa preconoscenza non ha nulla a che fare con il libero arbitrio perché è insita in Dio: Dio, semplicemente, preconosce le libere scelte, non condizionandole. Perchè Dio ha scelto Mosè? Perché sapeva che, pur coi suoi tentennamenti, sarebbe stato il Suo condottiero. Perché Dio ha scelto Maria? Perché sapeva che avrebbe detto: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola" (Lc 1,38). Da tutta l'eternità, non da quando ambedue sono esistiti.
    La sua ipotesi deriva dalla logica, è intelligente, ma è un azzardo le cui implicazioni possono pericolosamente scindere la conoscenza di Dio in collettiva e individuale, magari implicando una onniscienza collettiva (per cui, Dio ha previsto dall'eternità le già menzionate Incarnazione e Immacolata Concezione), ma non individuale, dei singoli finché non verranno all'esistenza, anche ammettendo la conoscenza divina perfetta per i contingenti sempre ammesso che i singoli esistano, quindi attenzione. O magari implicando una onniscienza reale (per ciò che esiste) ed eventuale (per ciò che potrebbe esistere) con la seconda che entra in azione solo una volta che le cose vengano ad esistere. Non è possibile.
    Certo, nella realtà delle cose, un conto è esistere, un altro non esistere. Dio, contenendo tutti i tempi, conosce tutto il passato, presente e futuro immutabilmente del reale perché è presente in tutti i tempo che per Lui sono uno solo, magari in Paradiso un angelo o un beato dovrà recarsi nella corretta "frequenza temporale" per conoscerli; anche per l'inesistente Dio conosce alla perfezione allo stesso modo, ma per onniscienza assoluta e perfetta, non per realtà delle cose che non esistono: non è altro che la distinzione tomista tra scienza di visione per il reale, e scienza di intelletto per il contingente che non esiste, ma ha la sua potenzialità assoluta o relativa, a seconda che relativa a qualcosa di assolutamente inesistente oppure eventuale in rapporto a qualcosa di esistente (ad esempio, se in caso di furto e minaccia di morte in casa mia fuggirei o ucciderei per legittima difesa). Somma Teologica, I parte, q.14, art.9.
    Non credo che ci sia un Padre/Dottore o uno scolastico che abbiano mai considerato la sua ipotesi, che, secondo me, è una negazione dell'onniscienza divina; sarei curioso. Dubito perché è un'ipotesi un pò eretica.
    Complimenti per i suoi articoli, dovrebbe scrivere più spesso.
    Alessandro, 31 anni

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buongiorno, grazie della risposta e della domanda finale. Intanto, direi che anche l'altra ipotesi (Dio nasconde il destino eterno a Sé di un'anima) sia arrischiata, come lei stesso riconosce: Dio è onnisciente sempre, non a condizione. Rispondendo alla sua domanda finale, le dico che la questione è stata affrontata in passato negli ambiti dell'onniscienza, predestinazione, libertà umana e bontà divine (specialmente in ambito protestante-calvinista); si risolve, semplicemente, ammettendo tutti i presupposti anzidetti, ma supponendo che l'onniscienza divina NON condiziona la libertà umana. Se Dio crea un'anima che sa già che si dannerà, è comunque l'anima che si danna liberamente, per sua propria scelta; Dio non è affatto responsabile della dannazione delle anime, che sono totalmente libere. Il prezzo (e il valore) della libertà umana è virtualmente infinito; Dio resta lo stesso Dio infinitamente buono di sempre perché i suoi tentativi di salvezza per amore sono infiniti, anche se noi non lo sappiamo o, meglio, non lo capiamo. Nel giorno del giudizio si vedrà quanto Iddio abbia amato infinitamente ogni istante tutte le anime e quanto sia perfettamente giusta la loro salvezza o dannazione: tutti, dannati e beati, diranno: "Sì, Signore Dio onnipotente, veri e giusti sono i tuoi giudizi!" (Ap. 17,7). Per adesso non capiamo, siamo deboli e comunque Dio resta inconoscibile. Questo è quanto; forse le avrò detto del mio, ma non credo di discostarmi dal pensiero della tradizione cristiana, anzi, della Tradizione. È bello speculare, anch'io a volte lo faccio, ma attenzione, ad una certa bisogna non arzigogolare troppo, e comunque senza mettere in dubbio i dogmi (per un cattolico). È quello che ci rimprovera la cristianità orientale, più mistica, ascetica, silenziosa: essere troppo razionali.
      Si può indubbiamente, però, speculare su questioni secondarie, ma entro la cornice dogmatica. Con l'enciclica Aeterni Patris di Papa Leone XIII (1879) il pensiero tomista viene selezionato a preferenza di ogni altra corrente di pensiero in ambito cattolico; il motivo è presto detto: San Tommaso d'Aquino, con la sua metodologia scrupolosa e la Sua Somma Teologica, con cui affrontò ogni virtualmente ogni questione immaginabile, ha pochi o nessun eguale nella letteratura cristiana. Le dico questo perché mi dice che non mastica teologia, sorprendendomi carinamente in quanto invece lo davo per scontato, data la sua flessibilità nelle questioni che propone e che cerca di risolvere. Ebbene, se acquisisce un pò di dimestichezza con la Summa tommasiana avrà non solo un ottimo, a mio dire, impianto di pensiero teologico, ma anche il sentire comune della Chiesa su ciò che non è definito dogmaticamente; non è difficile, consideri che la Somma è organizzata in modo meticoloso per temi/materie anche per chi dovesse approcciare la prima volta; chiaramente poi il pensiero dell'autore è profondissimo e, spesso, non da tutti. Su alcune cose non sono d'accordo, per esempio San Tommaso afferma che in Paradiso non ci saranno animali, mentre io ritengo che ci saranno animali bellissimi, senzienti e immortali, ma ci si può discostare: sono questioni secondarie su cui si può speculare, non dogmi.
      Il mio consiglio è di praticare con tre cose, concili ecumenici, CCC di Giovanni Paolo II e Somma di Tommaso d'Aquino per dottrina e dogmi.
      Sa cosa? Alla fine, la sua domanda finale implica la tensione, sempre celata mapresente, tra teologia negativa e positiva, tra un Dio d'Amore e un Dio Sconosciuto. Questa tensione ha avuto la sua manifestazione nello scontro tra la scuola tomista e quella francescana; la prima privilegiava la ragione, la seconda l'amore per Dio e il prossimo. Come dico sempre, bisogna essere equilibrati tra i due approcci. Essere troppo Tommaso razionalizza un Dio che resta sempre oltre per tutti, essere troppo Bonaventura dà vita ad una fede troppo sentimentale.

      Elimina
  2. Invece ad Oriente, a parte il filioque, l'altro punto su cui hanno insistito gli ortodossi (e per cui divergiamo profondamente noi cattolici-latini-occidentali) è proprio il rapporto con l'essenza divina: per loro resta inaccessibile anche in patria: se noi cattolici crediamo che Dio sarà visibile nella Sua essenza divina, ma non la si comprende totalmente, per loro si partecipa solo alle "energie" divine, ma l'essenza resta inconoscibile anche in paradiso. Per loro la trascendenza di Dio è assoluta (Dio non si vede affatto nella Sua essenza) e non relativa come per noi (Dio si vede nella Sua essenza ma non si comprende perché infinito). Su questi presupposti si svilupperà la controversia esicasta in ambito orientale, su cui ci sarebbe un mondo immane da raccontare, e che ha acuito le differenti sensibilità cristiane occidentali (orientativamente razionali) e orientali (orientativamente mistiche) e di conseguenza lo scisma, già formalizzato nel 1054. Ma questo per rammentare che Dio è incomprensibile pure in Paradiso per tutti faccia a faccia, sia ortodossi che cattolici e serafini, figurarsi per noi in terra, quindi speriamo sempre nella Sua pietà e bontà.
    Le volevo dire, comunque, anche che ho scritto un documento autodidattamente dove mescolo teologia, filosofia, storia della Chiesa (amatorialmente, non sono ovviamente uno specialista), propongo concetti come quello dell'eterno circolo divino per sostituire il classico scudo trinitario; io stesso la adopero come sintesi, specialmente della Scolastica (preferisco e ho più mano con la Patristica). Serve a me per attingere; ovviamente ci saranno imprecisioni, specie in storia della Chiesa (suddivisa tra Patristica e Scolastica) da un passatempo è nata questa specie di compendio, che non intendo pubblicare. Glielo manderei volentieri per approfondire un pò di tutto.
    Comunque, conosco bene sia la teologia cattolica che ortodossa, anche di prima mano; peccato che non conosca né il latino né il greco per andare a vedere le opere in lingua originale dei Padri; ma ci si accontenta della buona fede e della precisione delle traduzioni, che sono comunque sempre filtri.
    Alessandro, 31 anni

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Risposta dotta e ben scritta. Complimenti. Personalmente però non mi ritengo del tutto soddisfatto della risposta alla questione principale, ma forse c'è qualcosa che, come succede anche ad esempio nel mistero trinitario o quello dell'incarnazione, non possiamo neanche comprendere appieno e quello che sembra essere una contraddizione in realtà in ottica divina non lo è. A questo punto allora bisogna fidarsi, partendo dal presupposto che essendo Dio bontà e giustizia infinite non può fare qualcosa di cattivo e ingiusto. Non so però fino a che punto un non credente possa accettare una simile risposta...

      Elimina
    2. Buon pomeriggio, prof. Canto. Non è soddisfatto? La capisco. Sembra un pò un contentino. È una sensazione che ho anch'io a volte. Ma, temo, oltre non possiamo andare. È una risposta chiaramente insoddisfacente, specie per chi ha problemi veri, molto seri. Non consola. Ma, temo, oltre non si può andare, se non per speculare carinamente, ma il pericolo è di andare fuori strada. Rammentiamo che Dio, quando ordina, non dà, in genere, spiegazioni. Richiede l'obbedienza e basta. Perché richiede la fiducia, consci che Lui agisce sempre bene e per il nostro bene. Abramo era pronto a sacrificare il figlio senza fare storie; una cosa assurda. Ma Dio non voleva questo, voleva vedere la fiducia del primo patriarca.
      Dio è infinitamente buono, di fronte a tutto il male in tutte le sue forme. Lo permette perché ci si renda conto degli errori del peccato. Dio non fa nulla di cattivo o ingiusto. Neppure di fronte ad eventi sinistri inspiegabili che non dipendono dall'uomo; tantomeno di fronte a ciò che dipende dall'uomo: se Dio crea il legno, è una mia scelta costruire un prefabbricato o usarlo come arma per uccidere qualcuno. Potrebbe sembrare tautologicamente insoddisfacente.
      Vedo persone credenti che hanno molteplici e più o meno profonde sofferenze, eppure non abbandonano mai la fede, altre che tentennano di fronte a relative difficoltà. Penso che la risposta è che i primi amano senza fare storie, i secondi si fanno troppe domande. E rimando alla soluzione dell'equilibrio tra un Bonaventura (amante e mistico) e un Tommaso (inellettuale e razionale).
      L'approccio da seguire è, dal punto di vista teologico, quello che nota anche lei, lo stesso di fronte, appunto all'Incarnazione o alla Trinità. Come fa Dio ad essere Uno e Tre? Come fa Cristo ad essere Dio e Uomo simultaneamente? Ecco, la teologia aiuta, ma poi un adorabile (letteralmente!) silenzio (adorante silenzio) è dovuto. E glielo dice uno che di teologia ne mastica e ci scrive o ci ha scritto, come le dicevo. È meraviglioso inoltrarsi nel mistero. Ma il mistero è infinito. Anzi, noi possiamo ritenerci soddisfatti in quanto occidentali-cattolici: almeno noi l'Essenza Divina la vedremo pur senza comprenderla, gli ortodossi non ne sapranno mai nulla. Parteciperanno solo alle Sue "energie". Loro sono molto più apofatici rispetto a noi. Noi ci facciamo innumerevoli elucubrazioni da buoni occidentali-aristotelici, scolastici se si preferisce, sia su Dio che dintorni. Per loro siamo come dei profanatori che si spingono troppo, come Ulisse che si azzardò a varcare le colonne di Ercole.
      San Gregorio Palamas, che proprio per la sua lotta al filioque e la stessa formalizzazione della distinzione tra essenza (inaccessibile) ed energie (partecipabili) è l'equivalente di un San Tommaso d'Aquino per gli ortodossi, rimproverava agli occidentali filioquisti come di osare racchiudere Dio in confini prestabiliti come quello dell'ordine formale trinitario, tale che siccome lo Spirito Santo è il terzo deriva dai primi due "geometricamente", mentre lui confessava la trascendenza di Dio su ogni ordine, e quindi lo Spirito Santo può derivare dal primo senza anche dal secondo. Non era solo una rivendicazione della propria posizione antifilioquista, ma tacitamente una vera accusa metodologica e culturale ad un Occidente visto troppo razionale, profanatore, quasi blasfemo. Celava la lotta tra un Cristianesimo intellettuale e uno più squisitamente mistico, tra uno che specula e uno che, potremmo dire, accetta e obbedisce.
      Alessandro, 31 anni

      Elimina
    3. Direi di chiudere il commento con questi due bei versetti che, direi, con quel che abbiamo detto entrambi, si commentano da soli: "In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli." (Mt 18,3). "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio." (Mt 5,8).
      Sappiamo che, a volte, non è facile obbedire e non fare domande come i bambini buoni e i puri di cuore. Ma Dio ci perdonerà volentieri se abbiamo buona volontà.
      Ringrazio per i complimenti, che ricambio volentieri, e raccomando, di nuovo begli articoli come questo più frequenti, stimolanti e ben fatti.
      Alessandro, 31 anni

      Elimina

Non verranno pubblicati interventi fuori tema o con semplici rimandi con link