5 settembre 2009

La Vita dopo la morte (parte 2^)


Durante il viaggio fatto in Egitto ho notato che i racconti degli antichi egizi su quello che succede all’anima del defunto nel suo viaggio nell'aldilà, quando il suo cuore viene pesato confrontandolo con il peso di una piuma, coincide più o meno con i resoconti dei soggetti che hanno sperimentato la fase di pre-morte e con quello che dicono praticamente tutte le religioni .
Ma andiamo con ordine...






Molti ‘sopravvissuti’ alla morte clinica , dopo che si sono ‘svegliati’, hanno raccontato come pur essendo considerati ‘morti’ dai medici e dalle persone che stavano attorno al loro corpo hanno avuto la sensazione di essersi separati dal corpo stesso potendolo così osservare dall’alto, hanno ascoltato i dialoghi delle persone presenti, si sono trovati in situazione di completa assenza di dolore e affanno e anzi con la sensazione di essere in uno stato di beatitudine. Dopo questa fase, in cui hanno provato stupore e in cui hanno capito che la tanto temuta morte è in realtà come un passaggio ad un’altra dimensione prima invisibile, hanno avuto la sensazione di un passaggio attraverso un tunnel alla cui estremità era presente una luce intensissima , hanno quindi avvertito la presenza di altri esseri, spesso amici e parenti defunti che li hanno accolti comunicando loro che non era arrivato ancora il momento di lasciare definitivamente la vita terrena. Molti di quelli che non sono stati ‘svegliati’ a questo punto, cioè quelli che sono stati in morte clinica per più tempo (anche se si parla sempre di pochi minuti) ricordano di aver avuto una visione panoramica tridimensionale di tutte le scene della propria vita alla presenza di un Essere di luce, sprigionante amore, che invitava a valutare azioni buone e cattive, mostrando contentezza quando gli atti erano ispirati dall’amore verso gli altri. Lo stesso Essere di luce comunicava che non era arrivato ancora il momento e quindi bisognava ritornare nel proprio corpo, come infatti succedeva, e al risveglio si risentivano tutte le sensazioni penose derivanti dal corpo ferito o malato. Questo nelle linee essenziali.
Ma leggiamo una delle testimonianze dirette presentate da Moody nel suo ‘la vita oltre la vita’ :

sulla visione del proprio corpo:
‘li vidi mentre mi rianimavano. Era davvero strano. Non mi trovavo molto in alto…non molto al di sopra di loro, solo quel tanto che mi permetteva di guardarli dall’alto. Cercavo di parlare, ma nessuno poteva sentirmi, nessuno mi ascoltava’ e ancora un altro:
‘la gente veniva da tutte le parti per arrivare alla macchina rotta. Vedevo gli altri e mi trovavo al centro di un passaggio pedonale molto stretto. Ma quando la gente mi si avvicinava, sembrava non mi vedesse. Continuava a camminare guardando in avanti. Quando mi si avvicinavano, io mi spostavo, per togliermi di mezzo, ma loro mi passavano attraverso’

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