17 ottobre 2010

La Scienza analizza la Fede (parte 8^)

Il Velo di Manoppello

Esiste un altro telo che come la Sindone porta impressa una immagine del volto di Cristo e della cui formazione la scienza non è ancora riuscita a render conto: si tratta del cosiddetto ‘Volto Santo di Manoppello’.
Da cinque secoli questo telo è esposto nella chiesa dei cappuccini di Manoppello vicino Pescara. In esso sarebbe riprodotto il volto di Gesù Cristo o subito dopo la Resurrezione o durante il tragitto al calvario. Nel primo caso tale velo sarebbe quello che gli antichi ebrei mettevano sul viso del defunto, il cosiddetto sudario, prima di ricoprire tutto il corpo, davanti e dietro, con il lenzuolo funerario, cioè con quello che adesso viene chiamato  Sindone, nel secondo sarebbe , il cosiddetto 'Velo della Veronica'


Cos'è
Si tratta di un telo di bisso di 17x24 cm. Il bisso è una sorta di seta naturale marina ottenuta da un filamento che secerne il mollusco Pinna nobilis la cui lavorazione era sviluppata nell'area mediterranea. Dal bisso si ricavavano pregiati e costosi tessuti con i quali si confezionavano, nell'antichità, gli abiti dei personaggi importanti.

La produzione di vero bisso oggi è praticamente inesistente, probabilmente l'ultimo maestro che conserva le conoscenze per ricavare e trattare questo materiale è Chiara Vigo dell'Isola di Sant'Antioco in Sardegna.

Paul Badde, corrispondente in Italia del quotidiano tedesco "Die Welt", che ha pubblicato sul fatto un’intera pagina corredata di molte fotografie, per accertarsi dell’autenticità del tessuto ha fatto arrivare a Manoppello dalla Sardegna Chiara Vigo. Condotta l’esperta tessitrice davanti alla reliquia, il giornalista tedesco ha registrato la meraviglia della donna nel constatare l’autenticità del tessuto. "Mio Dio, è davvero bisso, è impossibile! Il bisso non si lascia dipingere", ha esclamato stupita Chiara.
Non so le ulteriori conseguenze sulla fede della signora però mi sembra che come per Giovanni nel Sepolcro si possa dire : “Vide e credette”.
Il Vangelo secondo Giovanni parla di due tessuti che furono deposti sul volto di Gesù: uno è ritenuto quello della Sindone conservata a Torino, l’altro potrebbe essere proprio quello di Manoppello.

Studi Scientifici

Il velo, che per la sua finezza se guardato controluce appare trasparente, reca due immagini leggermente differenti del volto della stessa persona, immagini che non risultano essere dei dipinti e la cui comparsa, come per quella della Sindone, risulta inspiegabile (nella foto la prova della trasparenza del velo).


Nel 1974 il velo fu analizzato con la lampada di Wood. Si è constatato che né l’immagine né il tessuto mostrano fluorescenza tipica delle pitture antiche costituite da materiali organici.

Nel 1984 numerose foto del velo realizzate con una pellicola High Spees Infrared vennero analizzate da Giovanni Cati nel Laboratorio di fotografaia scientifica Ce.Ma.Mi.F di Roma. Nella relazione si afferma che “l’immagine non mostra tracce di disegni o impressioni preesistenti, né firma o marchio dell’autore”. Cioè l’analisi in luce infrarossa dimostra dunque l’assenza sia di una bozza preventiva sotto l’immagine, sia delle correzioni tipiche di qualunque artista.

Successivamente, il prof. Donato Vittore, ortopedico dell'Università di Bari, ha utilizzato uno scanner digitale ad altissima risoluzione per analizzare il Velo. Così ha dichiarato in un suo studio: “Ho potuto osservare l'immagine ottenuta con il monitor che consente un ingrandimento straordinario senza sfocare le immagini e ho constatato che nell’ interspazio tra il filo dell'ordito e il filo della trama non si evidenziano residui di colore. Se io penso a un dipinto a olio, immagino che ci sia almeno tra un filo e l'altro un po' di deposito di colore: devo dunque escludere il ricorso a questa tecnica per la reliquia di Manoppello. Bisogna escludere anche l'idea dell'acquerello perché i contorni dell'immagine sono così netti nell'occhio e nella bocca. L'acquerello avrebbe sicuramente intriso in maniera non precisa il filo e quindi avrebbe determinato sbavature nei dettagli. Pensare a una stampa significa non considerare che sul velo l'immagine è perfettamente visibile su entrambi i lati. Stiamo parlando di un'opera che data come minimo 1500, un periodo in cui le tecniche utilizzate non erano poi così sofisticate”.

Nell'aprile 2001 vennero svolte alcune indagini scientifiche sul tessuto a cura del prof. Giulio Fanti dell'Università di Padova: «Il fazzoletto di stoffa finissima, probabilmente lino (nota mia = in realtà è stato dimostrato che è bisso), è composto di fili di dimensione media pari a 120 μm, ma le dimensioni possono variare anche più del 50% da zona a zona. La tessitura, assai irregolare e rudimentale, è di tipo tradizionale: il fazzoletto è stato costruito su un telaio a un liccio e la trama è disposta ortogonalmente all'ordito; lungo la direzione orizzontale si possono contare da 25 a 29 fili per ogni centimetro di tessuto. L'interasse dei fili è mediamente di 370 μm, quindi esiste uno spazio vuoto tra filo e filo che va da 150 a 350 μm e che rende il fazzoletto singolare; per questo motivo è semitrasparente e viene nominato "velo"». Nelle fotografie realizzate in quest'ultima circostanza si può osservare l'assenza di pigmenti o di qualsiasi altro tipo di pigmento che possa essere ritenuto responsabile della colorazione del filo. Solo in alcune piccole aree nella zona delle pupille sono rintracciabili alcune tracce di pigmenti: potrebbe trattarsi di un ritocco compiuto da qualcuno nel Medioevo per rafforzare l'intensità dello sguardo (come confermerebbero le fotografie all'infrarosso, che hanno evidenziato qualche discontinuità nell'uniformità del tessuto).

Un interessante aspetto scoperto dal prof. Fanti è che i due lati del velo - che mostrano ambedue il volto – che sono molto simili tra loro non sono però identici. In particolare “ci sono alcuni dettagli che evidenziano una differenza non facile da spiegare: per esempio la ciocca di capelli nel mezzo della fronte è uno dei particolari che giocano a favore delle ipotesi di una immagine acherotipa (cioè non prodotta da mano umana). Infatti non è stato ancora spiegato come un artista potrebbe dipingere un segno sul volto di questo velo molto sottile e un segno diverso sul volto opposto senza imprimere lo stesso segno sui due volti”

Inoltre nelle foto a secondo della posizione della fotocamera e dell’intensità della luce l’immagine appare differente. Se la messa a fuoco è all’infinito ne risulta un volto quasi tridimensionale che sembra uscire dal velo.

Corrispondenza tra volto della Sindone e volto di Manoppello

Sulla Sindone sono stati eseguiti numerosi studi per cercare una spiegazione sull'origine dell'impronta sindonica, che interessa soltanto le fibre superficiali del lino e non è visibile sul lato opposto del telo (solo le macchie di sangue oltrepassano lo spessore del lenzuolo e sono visibili su ambedue i lati). L'ipotesi oggi più accreditata è che, al momento della risurrezione corporea di Cristo, un'energia luminosa soprannaturale si sia irradiata sulla Sindone, impregnata di aloe e di mirra (sostanze sensibili alla luce), lasciandovi l'impronta che tuttora possiamo vedere.

Suor Blandina Paschalis Schlòmer, trappista nell'abbazia Maria Frieden a Dahlem in Germania, aveva notato come ci fossero precisi criteri come denominatore comune delle antiche icone che raffiguravano il volto di Gesù: il viso asimmetrico, la barba rada che finisce a doppia punta scoprendo il mento, i radi baffi della barba, le alette asimmetriche del naso, l'orbita oculare così bianca da essere visibile anche sotto l'iride, la ciocca di capelli al centro della scriminatura. Padre Pfeiffer ebbe la medesima convinzione in seguito ai suoi studi sul rapporto fra la Sindone e le rappresentazioni iconografiche di Cristo. Suor Blandina, dopo essere venuta a conoscenza del velo di Manoppello, cominciò a cercare su ambedue i tessuti i «punti di congruenza» che permettessero una perfetta sovrapposizione tra i volti della Sindone e quello conservato a Manoppello, e dopo un accurato lavoro ne riscontrò dieci che consentivano di rendere come un'unica immagine il volto sindonico e il Volto Santo. Successivamente Padre Andreas Resch, utilizzando un computer raffinò ancor più la sovrapposizione cosicché oggi si è così giunti a un perfetto livello di sovrapposizione, che mostra - in formato 1 a 1 — una vera e propria fusione tra i due volti (vedi la foto).


Una ulteriore convalida è stata offerta dagli studi medici, che hanno approfondito la natura delle ferite che si riscontrano sulla Sindone e sul Velo. In particolare, ambedue mostrano con chiarezza sulla guancia destra una tumefazione per la quale il vangelo di Giovanni ha una spiegazione. Al Capitolo 18,21-23 si parla infatti di Gesù che viene colpito con un bastone e dato che i giudei erano soliti colpire con la mano sinistra appare evidente come proprio un colpo sferrato da sinistra con un corto bastone abbia contuso lo zigomo e fratturato la cartilagine del naso di Cristo.

Le parole di Gesù alla mistica Maria Valtorta.

Suor Schomer ha scoperto che Maria Valtorta, di cui ho già detto in questo post, ha parlato del velo di Manoppello trascrivendo quanto le avrebbe detto Gesù in persona nei Quaderni del 1944 (Edizioni – Centro Valtortiano - Isola del Liri) e precisamente il 22 febbraio 1944 (fra l'altro in questo caso Gesù sembrerebbe accreditare il fatto che il Volto sarebbe quello lasciato impresso sul 'Velo della Veronica' durante il suo tragitto verso il calvario):
il Velo è anche un pungolo alla vostra anima scettica. Confrontate, voi che procedete per aridi esami, o razionalisti, o tiepidi, o vacillanti nella fede il Volto del Sudario (nota - cioè quello di Manoppello) e quello della Sindone. L’uno è il volto di un vivo, l’altro quello di un morto. Ma lunghezza, larghezza, caratteri somatici, forma, caratteristiche, sono uguali Sovrapponete le immagini. Vedrete che corrispondono (nota  –  queste impegnative affermazioni sono state fatte nel 1944, quando ancora non erano stati eseguiti gli studi antropometrici sui due volti che hanno confermato la loro sovrapponibilità). Sono Io. Io che ho voluto ricordarvi come ero e come ero divenuto per amore di voi. Se non foste dei perduti, dei ciechi, dovrebbero bastare quei due Volti a portarvi all’amore, al pentimento, a Dio”.


(Nello scrivere questo Post mi sono servito di diversi articoli pubblicati  sul Web ma soprattutto del libro di Saverio Gaeta “L’enigma del volto di Gesù” – Edizioni Rizzoli 2010).

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