15 aprile 2019

Antirazzismo e arroganza

A mio avviso il termine 'razzista' ormai viene usato a sproposito, anche in occasioni in cui di razzista non c’è proprio nulla. Il politicamente corretto ha instaurato una specie di dittatura, ha emanato un codice di comportamento da cui alle volte scaturiscono situazioni  paradossali.

Ieri infatti viaggiavo con un mio amico in macchina nelle vie di Roma centro,  nelle vicinanze del Colosseo e ad un certo momento, mentre prima si scorreva, abbiamo dovuto frenare e quindi rallentare perché  l’auto davanti alla nostra andava troppo lentamente.
Di solito quando succede ciò è perché il guidatore o sta consultando il cellulare o è impegnato in un’altra faccenda che ha poco a che fare con la guida. 

In questo caso l’autista, un nero sui 40 anni, si stava guardando i capelli con lo specchietto per aggiustarseli. Il mio amico gli ha allora suonato per invitarlo a non distrarsi e a proseguire più spedito: non lo avesse mai fatto! Il tipo, irritato, ha cominciato ad inveire e con sfacciataggine a seguirci e a chiederci con arroganza perché gli avevamo suonato, e a nulla è valso il fatto che cercavamo di spiegargli che andava troppo lento e ostacolava il traffico, anzi quasi ci speronava affiancandoci e provocandoci, e gridando al mio amico ‘impara a guidare!'. 

Ed è in quel momento che ho capito che noi non potevamo reagire più di tanto, in quanto se fosse avvenuto un litigio e magari ci scappava qualche parola di troppo correvamo il rischio che il tizio ci accusasse di avercela con lui per il colore della sua pelle e che quindi avevamo avuto un comportamento razzista! 

Si sentiva nel tono di quel signore una sfrontata voglia di litigare sapendo che la parte debole e soccombente in un eventuale litigio saremmo stati noi. Abbiamo quindi deciso di proseguire senza reagire, senza dire altro anche se avevamo ragione.
Ho quindi riflettuto sull'accaduto e sono arrivato a questa conclusione:  gli autoctoni ormai hanno incamerato il timore di litigare con gli stranieri, anche nel caso in cui pensano di aver ragione, e questo per non essere accusati di razzismo!
Verissimo che il razzismo è una cosa inaccettabile, è scontato, ma adesso  sembra che i ruoli si siano invertiti e che agli stranieri sia permesso un atteggiamento spavaldo e a tratti intollerante, mentre noi dobbiamo subire. 

Quindi siamo arrivati a questo punto! Ma per questo dobbiamo dire grazie ai progressisti radical chic che dai loro salotti dorati predicano bontà a senso unico, ai sacerdoti del politicamente corretto che disprezzano i loro concittadini e il modo di vivere occidentale da cui però traggono notevoli benefici. E nonostante che le  ‘rivoluzioni’ scaturite dalle  ideologie a cui si ispirano hanno provocato tragedie immani nella storia dell'umanità, perseverano imperterriti nell'opera di distruzione della nostra civiltà.

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