1 aprile 2020

Creazione o Evoluzione? - 1

Sto leggendo un libro sullo stato dell’arte del confronto/scontro tra creazione ed evoluzione intitolato “Charles Darwin oltre le colonne d’Ercole” (1), e sto scoprendo che non è vero che la situazione si sia risolta con la vittoria della cosiddetta Teoria sintetica dell’Evoluzione sul credo Creazionista, come invece i media mainstrem ci vogliono far credere. Infatti la vecchia accusa dei positivisti verso chi aderisce al racconto biblico della creazione – e cioè il fatto che sarebbero dei fideisti e quindi al di fuori della scienza - potrebbe forse ribaltarsi sugli stessi sostenitori dell'evoluzionismo, in quanto molti assunti che essi danno per scontati sono, ad opinione di molti, al limite del discorso scientifico.

Per prima cosa vorrei però far notare che la teoria dell’Evoluzione così come fu proposta da Darwin tra il 1859 e il 1872 , con diversi rimaneggiamenti nelle sei edizioni del libroL’origine delle specie”, fu rifiutata dalla maggior parte degli scienziati del suo tempo, in quanto considerata non scientifica soprattutto perché basata su alcuni presupposti ‘storici’ unici e quindi non verificabili (quale ad esempio l’ipotesi della nascita casuale della vita dalla ‘non vita’, cioè sull’abiogenesi), e inoltre perché mancante di un vero supporto sperimentale, e solo successivamente fu accettata, ma più per motivi ideologici che scientifici.

Huxley scriveva “Nel 1860 i sostenitori della visione di Darwin erano numericamente estremamente insignificanti(2) e il biologo Wollason “L’opinione che le specie fossero create indipendentemente, e non si sono trasmutate una nell’altra, è stata finora così generale tra i naturalisti, che potremmo quasi chiamarla un assioma(3) e del botanico Asa Gray “ La maggior parte dei naturalisti crede che l’origine delle specie sia sovrannaturale(4) e lo stesso Darwin nel 1859 aveva scritto a Gray che la sua teoria era ipotetica in modo angosciante, e molte parti non meritano di essere chiamate induzione, il mio errore più frequente è probabilmente che i fatti dai quali è stata fatta induzione sono troppo pochi(5).

Solo successivamente, in pochi decenni, la situazione si capovolse. Però inizialmente “escluse alcune recensioni in riviste specializzate, la teoria trovò spazio principalmente sui periodici generali e religiosi. Questo fatto dimostra – se ci fosse ancora bisogno – che le sue implicazioni ideologiche erano più importanti della sua sostanza scientifica. Si spiega così il fatto che una ipotesi rifettata dagli scienziati venne divulgata tra il pubblico” e che “ il successo della teoria non era dovuto a nuove prove (…) . Le idee si impongono per la loro utilità, non per la loro validità; la validità scientifica della teoria di Darwin non era poi così importante: gli scienziati che la sostenevano avevano ben altro in mente che convincere i loro colleghi della trasmutazione delle specie. La teoria era utile nella lotta in atto per la riforma della scienza e il ridimensionamento del potere clericale” (6). Il più deciso in quest’opera fu Thomas Henry-Huxley, in seguito denominato “mastino di Darwin”. Lo seguì nel lavoro il nipote Julian, biologo, che divenne anche primo segretario dell’UNESCO, considerato da Georgiev uno degli intellettuali più influenti del Novecento.

Fondamentale per l’inizio della guerra tra sostenitori del creazionismo e quelli dell’evoluzionismo darwiniano fu la nascita del “club X”, che si rivelò essere “il circolo più potente della scienza dell’età vittoriana a cui aderirono 8 positivisti: lo stesso Huxley, il fisico Tyndall, il botanico Dalton Hooker, l’entomologo Lubbock, il chimico Frankland, il chirurgo Busk, il matematico Hirst e il filosofo Spencer. Tale club si distinse per la strenua difesa della teoria dell’evoluzione e della visione naturalistica del mondo. Ma contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la maggior parte degli evoluzionisti dell’ottocento non erano atei: il loro vero bersaglio non era la fede cristiana, ma quella biblica. In pratica non avevano problemi nel credere nel Dio dei filosofi, cioè ad essere teisti, ma non accettavano il Dio biblico, quello che agisce nella Storia: lo stesso Darwin si mostrò spesso d’accordo con il tentativo di armonizzazione tra evoluzione e teismo.
Ma in definitiva cosa sosteneva Darwin?
In sintesi Darwin affermava che (tra parentesi i rimandi agli estratti del suo discorso originale:

1) non la necessità (come invece sosteneva Lamarck che pensava che le variazioni venissero indotte e acquisite dai bisogni ambientali e venissero così trasmesse alla discendenza) ma il caso determina delle mutazioni negli individui quando essi vengono concepiti, alcune delle quali sono dei miglioramenti mentre altre sono dei peggioramenti rispetto alle necessità di sopravvivere alle sfide ambientali. (7)

2) resistono quelli con mutazioni più utili e adatte alla vita e trasmettono così le loro caratteristiche utili alla discendenza (selezione naturale) (8)

3) le specie si originano quando le differenze tra individui nell’ambito di un gruppo sono gradualmente convertite, nel corso di molte generazioni, in differenze tra gruppi - cioè dopo un periodo di tempo sufficientemente lungo si ha un accumulo di cambiamenti tali
da differenziare i gruppi di organismi, e così nascerebbero le nuove specie (9).

Ma quali sarebbero le prove della veridicità dell’ipotesi darwiniana che, da fisico, fatico a chiamare teoria? C'è un un testo di scienze che posseggo (10) che le riporta nel capitolo in cui parla dell’evoluzione (fra l’altro trattandola come se fosse una cosa sicura e scontata). Sono ‘prove’ in realtà sorprendentemente molto deboli e forse anche interpretate male o con pregiudizio favorevole alla teoria stessa. E questo non fa che confermare i dubbi sulla effettiva solidità sperimentale di tale ‘teoria’. Ecco comunque quali sarebbero tali prove  che proverebbero la macroevoluzione (riporto qui le prime tre, delle altre tratterò nel post successivo):

 la microevoluzione.

Anche i creazionisti ammettono senza problema la realtà della cosiddetta ‘microevoluzione’, cioè i cambiamenti che col tempo avvengono all’interno dei tipi base ovvero l’evoluzione che interessa caratteri organizzativi già presenti; trasformazioni quantitative di organi, strutture e piani di organizzazione di organismi già esistenti (11)” (per tipo base si intende “il gruppo di tutti gli individui che sono direttamente o indirettamente collegati tramite incroci” ed è più ampio del concetto di specie: infatti ad esempio il cavallo e l’asino fanno parte dello stesso tipo base pur essendo due specie distinte). Ma la microevoluzione essendo qualitativamente diversa dalla macroevoluzione, non può essere portata come prova di quest’ultima: infatti per macroevoluzione si intende “lo sviluppo di organi, strutture e piani di organizzazione di organismi nuovi; inoltre collegato a ciò, formazione di materiale genetico nuovo” e la microevoluzione è una variazione all’interno dei tipi base e il fatto che avvenga non dimostra la trasformazione di un tipo base in un altro, qual’è appunto la macroevoluzione


 la selezione artificiale

Si gioca con le parole. Vengono portati esempi di ‘cambiamenti evolutivi’ mediante la selezione artificiale. Viene considerato il cambiamento del piccione selvatico dovuto a diversi incroci, avendo ottenuto piccioni più grandi o più piccoli, con il becco più o meno grande e con più piume nella coda ma, e qui casca l’asino come nel punto precedente!, viene anche detto che “tutti questi esemplari possono incrociarsi tra loro” e quindi sono tutti appartenenti allo stesso ‘tipo base’ e perciò qui si tratta anche di ‘microevoluzione’ indotta da ‘selezione artificiale’, cioè di cambiamenti nelle forme dei singoli organi ma non creazione di organi nuovi con salto di specie! 
Un altro esempio che viene portato è quello della trasformazione della falena che per il suo colore chiaro si mimetizzava con i tronchi e le rocce ricoperti di licheni: dopo la rivoluzione industriale, con l’inquinamento, si cominciarono ad osservare falene scure… ma anche in questo caso abbiamo una ‘selezione artificiale’ nell’ambito dello stesso tipo base, quindi si tratta di microevoluzione!

Resistenza dei batteri ai farmaci

Un altro esempio di selezione artificiale è quello dei batteri resistenti a certi antibiotici. In una popolazione di batteri c’è sempre una piccola percentuale di individui che sono resistenti ad un certo farmaco ad esempio la streptomicina che si attacca alla parete dei ribosomi impedendo a questi di sintetizzare le proteine in maniera corretta e così il batterio cessa di svilupparsi. Ma alcuni batteri hanno una mutazione che ha alterato il sito di attacco della streptomicina: a questo punto essa non può nuocere. Da notare però che la mutazione è avvenuta con perdita di informazione nel ribosoma: trattasi di un guasto. Insomma se il farmaco è la chiave, è come se il sito in cui fissarsi fosse diventata una serratura guasta. In questo caso si vede che la resistenza in alcuni non è certo avvenuta con aumento di informazione nella cellula del batterio ma con una diminuzione. 
“..anche se una simile mutazione può avere un valore selettivo, essa riduce piuttosto che aumentare l’informazione genetica. Essa perciò non può essere la tipica mutazione che si suppone abbia causato la macroevoluzione mediante piccoli passi. Tali passi devono aggiungere in media informazione. Anche se la resistenza è un guadagno, essa non è ottenuta aggiungendo ma sottraendo qualcosa. Anziché dire che il batterio ha guadagnato resistenza al farmaco sarebbe più corretto dire che ha perso la sua sensibilità. Ha perso informazione.(12)

Un ulteriore esempio che si può portare è la mutazione che rende certi individui più resistenti alla malaria. Siccome il batterio della malaria si attacca alle molecole di emoglobina, in alcuni individui una mutazione che provoca una variazione nella forma dell’emoglobina non permette che il batterio si attacchi, ciò causa quindi una relativa immunità. Ma tale immunità è in realtà dovuta ad una mutazione negativa, quella che causa la cosiddetta ‘anemia falciforme’. Anche qui quindi l’immunità è stata ottenuta con il guasto della 'serratura' e non con il cambiamento in meglio di essa!

I processi di sviluppo della resistenza sono quanto di più darwiniano si possa osservare in natura, ma dove portano? A forza di provare e riprovare non riescono a fare di più che fissare, in condizioni particolari, delle mutazioni dannose per l’organismo. Neanche l’ombra di un miglioramento di una struttura esistente, neanche l’ombra di un nuovo apparato molecolare o di un miglioramento; al contrario in tutti i casi si ha un danneggiamento di ciò che è già esistente.” (13)


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Note e crediti

(1) Mihael Georgiev “Charles Darwin - oltre le colonne d’Ercole” - Gribaudi – 2009. L’autore è un medico nato in Bulgaria ma residente in Italia, redattore del sito internet www.origini.info.
Ha pubblicato testi medici specialistici e scientifici tra cui anche “il mistero delle origini” - Ecclesiae Domus -2008

(2) Huxley in “Life and Letters of Charles Darwin” (1887) pag. 186 cit. da Moore in “The post-Darwinian Controversies” (1981) pag. 86 e ripreso da Mihael Georgiev in “Charles Darwin oltre le colonne d’Ercole” pag 168

(3) Annals and Magazine of History 1860 pag. 133 cit. da Ellegard (1990) pag. 14 e ripreso da Mihael Georgiev in op. cit. pag. 168

(4) Annals and Magazine of History 1860 pag. 94 cit. da Ellegard (1990) pag. 14 e ripreso da Mihael Georgiev in op. cit. pag. 168

(5) Darwin to Asa Gray in More Letters of Darwin (1903) pag. 126 cit. Ellegard (1990) pag 186
e ripreso da Mihael Georgiev in op. cit. pag. 168

(6) Mihael Georgiev - op. cit. pag. 170

(7)Se in condizioni mutevoli di vita gli esseri viventi presentano differenze individuali in quasi ogni parte della loro struttura (…); se a cagione del loro aumento numerico in progressione geometrica si determina una severa lotta per la vita in qualche età, stagione o anno (…) allora considerando la infinita complessità delle relazioni di tutti gli esseri viventi fra di loro e con le loro condizioni di vita, la quale fa sì che un’infinita diversità di struttura, costituzione e abitudini, sia per essi vantaggiosa, sarebbe un fatto quanto mai straordinario che non avessero mai avuto luogo variazioni utili al benessere di ciascun individuo, allo stesso modo con cui hanno avuto luogo tante variazioni utili all’uomo” (C. Darwin – L’origine della specie – Boringhieri To 2006 pag. 126)

(8)  se mai si verificano variazioni utili ad un qualsiasi essere vivente, sicuramente gli individui così caratterizzati avranno migliori probabilità di conservarsi nella lotta per la vita; per il saldo principio dell’ereditarietà, essi tenderanno a produrre discendenti analogamente caratterizzati. Questo principio della conservazione, o sopravvivenza del più adatto, l’ho denominato selezione naturale(C. Darwin – L’origine della specie – Boringhieri To 2006 pag. 126)

(9) Ma abbiamo già visto come la selezione naturale comporti l’estinzione (..) essa conduce anche alla divergenza dei caratteri; infatti quanto più gli esseri viventi differiscono nella struttura, nelle abitudini e nella costituzione, tanto più grande è il numero di essi che può trovar da vivere in un’area (…) Perciò durante la modificazione dei discendenti di una qualunque specie, e durante la lotta incessante di tutte le specie per aumentare di numero, quanto più differenziati divengono i discendenti, tanto maggiore sarà la loro probabilità di successo nella lotta per la vita. Così le piccole differenze che distinguono le varietà della stessa specie tendono regolarmente ad aumentare, fino ad eguagliare le più grandi differenze fra le specie dello stesso genere o anche di generi distinti(C. Darwin – L’origine della specie – Boringhieri To 2006 pag. 126)

(10) Curtis / Bames – Invito alla Biologia – Zanichelli 1994 (le ‘prove’ riportate sono elencate a pag. 285-288)

(11) Junker – Scherer – Evoluzione – un trattato critico – Gribaudi 2007 pag. 53

(12) Spetner – Not by change! Shattering the modern teory of evolution – 1997 pag. 141 ripreso da da Georgiev op. cit. pag. 293

(13) Georgiev op. cit. pag. 298

1 commento:

  1. Non ho letto ancora l'articolo, solo il titolo a cui rispondo: CREAZIONE ED EVOLUZIONE!
    Dio crea dal nulla (creazione), e poi ordina nei miliardi di anni confermati dalla scienza il cosmo, e la nascita della vita (evoluzione). Dio è così, nella Sua semplicità divina, SAPIENZA E ONNIPOTENZA INSIEME: Onnipotenza perchè crea un cosmo possibilmente infinito, Sapienza perchè lo ordina con le Sue Leggi in tempi convenevoli. Dio agisce sempre così, a ben guardare, è la Sua Natura, dalla prima pagina della genesi all'ultima dell'Apocalisse, e nella storia tutta. Da gesuita, se riesco ad entrare in Compagnia e ad avere un ministero accademico, voglio proporre questo schema creazione ed evoluzione a partire dalla semplicità di Dio, che è Onnipotenza e Sapienza insieme.
    Se la Chiesa desse una risposta così, i dibattiti con la scienza potrebbero mitigarsi, e di molto anche.
    Il punto da cui partire è la creazione dal nulla che non può essere negata. Se anche l'uomo derivasse da un progenitore ominide, come dice Padre Angelo dei Domenicani, è possibile che Dio ad un certo punto abbia infuso l'anima per dare inizio alla storia umana; anche nel caso evoluzionistico la creazione dal nulla non è ripudiata giacchè anche l'ominide risulterebbe creato dal nulla perchè la terra e l'universo in cui egli si sviluppa lo sono stati.
    Anzi, io mi azzardo a dire che Dio non è Creatore o Ordinatore soltanto, ma è Creatore ed Ordinatore insieme, Creatore dal nulla per Onnipotenza, Ordinatore della materia informe (i miliardi di anni della scienza) per Sapienza!
    Come vedete, non c'è per niente, con questo schema, divergenza Scienza-Fede!
    Santa Domenica delle Palme!
    Alessandro

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