“Dio esiste” – come il più famoso filosofo ateo ci ha ripensato - Prima parte: "Come sono sorte le leggi della natura?"

Stephan Quintet (Credit: Nasa Esa CSA STSci)
In questo
periodo ho avuto modo di leggere un libro di Antony Flew, considerato per oltre mezzo secolo il filosofo ateo più importante del globo. Lo scritto è del 2007 ed è intitolato “Dio esiste - come l’ateo più famoso del mondo ha cambiato idea” (1). Non farò qui il riassunto del testo, ma mi focalizzerò su quali sono stati i motivi che hanno portato l’autore a scrivere l’opera per spiegare ciò che lo aveva portato a ripudiare l’ateismo cinque anni prima di morire, all’età di 87 anni.

Egli chiama il suo percorso ‘il pellegrinaggio della ragione’ a sottolineare che quello che lo ha portato a Dio è stato un itinerario razionale e non sentimentale.

 

Avendo per prima cosa rivelato che il problema principale che lo aveva mantenuto nello stato di non credente per oltre mezzo secolo era stato quello dell'esistenza del male - che però come sappiamo è stato risolto dai teologi con la motivazione della sua necessità a causa dell’esistenza del libero arbitrio - ha esposto i motivi che lo hanno convinto a ricredersi. Questi, elencati come interrogativi che gli sono sorti, sono essenzialmente tre, e riguardano chi sarebbe stato l’agente che avrebbe causato ciò che ‘esiste’, cioè “il caso” o “Dio.

La prima questione che si è posto è:

Come sono sorte le leggi della natura?”

Cercando di rispondere a questa domanda, Flew si rifà al fisico Paul Davies che nel suo discorso per il Premio Templeton l’aveva scomposta in tre sotto-questioni e precisamente:

a) da dove arrivano le leggi della fisica?

b) perché abbiamo queste leggi invece di altre?

c) com’è possibile che abbiamo una serie di leggi che portano dei gas privi di caratteristiche alla vita, alla consapevolezza e all’intelligenza? (2).

Davies, che ebbe a sostenere che “queste leggi sembrano quasi volute, messe a punto in modo che la vita e la coscienza potessero emergere”, e oltre a lui altri scienziati, anche famosi, hanno cercato di rispondere a questa domanda, fra i tanti Einstein, Heisenberg, Schrӧdinger, Planck, Dirac, e a sorpresa lo stesso Darwin. E a proposito di Einstein, è stato sostenuto da qualcuno (ad esempio Dawkins) che fosse ateo e invece lui stesso diceva: “Non sono ateo e non credo di potermi definire panteista” (3) e ancora “Chiunque sia seriamente coinvolto nella ricerca della scienza, si convince che le leggi della natura manifestano l’esistenza di uno spirito immensamente superiore a quello dell’uomo e davanti al quale noi, con i nostri modesti poteri, ci dobbiamo sentire umili” (4).

E Heisenberg, uno dei padri della Meccanica Quantistica diceva: “Nel corso della mia vita, sono stato ripetutamente costretto a riflettere sulla relazione tra scienza e religione, poiché non sono mai riuscito a dubitare della realtà di ciò a cui esse mirano” (5). Dirac: “Dio è un matematico di un livello molto alto e si è servito della matematica avanzata per costruire l’Universo” (6) . Oppure Max Planck: “Non ci può essere alcuna vera opposizione tra religione e scienza, poiché l’una completa l’altra” e “ Religione e scienza naturale stanno combattendo una battaglia comune contro lo scetticismo e contro il dogmatismo, contro l’incredulità e la superstizione e (dunque) Avanti con Dio!” (7) . E in maniera inaspettata scopriamo che anche Darwin era credente: “(la ragione mi parla della) estrema difficoltà, l’impossibilità quasi, di concepire l’universo, immenso e meraviglioso, e l’uomo, con la sua capacità di guardare verso il passato e verso il futuro, come il risultato di un mero caso o di una cieca necessità. Questo pensiero mi costringe a ricorrere a una Causa Prima dotata di un’intelligenza in un certo modo analoga a quella dell’uomo; e mi merito così l’appellativo di teista” (8).

Le leggi vengono intese come regolarità o simmetrie della natura. In pratica per questi grandi scienziati, a causa dell’ordine esistente si arriva al progetto e da questo al Progettista.

Il punto fondamentale non è il fatto che ci siano delle regolarità, ma che queste siano legate insieme e matematicamente precise, in modo quasi da aversi una ‘ragione incarnata’ come ebbe a dire Einstein. Dice Flew: “La domanda che dovremmo porci è come la natura fu ‘confezionata’ in questo modo. Questo è certamente ciò che gli scienziati da Newton ad Einstein fino ad Heisenberg si sono chiesti, e a cui hanno risposto. La loro risposta è stata: la Mente di Dio”.

Insomma, con alcune differenze, si può affermare in generale che tutti questi scienziati che hanno scritto la fisica del novecento hanno concluso che le leggi della fisica sono state stabilite da una Mente razionale divina (9) (ricordiamoci di ciò quando qualcuno sosterrà, per ignoranza o malafede, che tutti gli scienziati sono atei!).

Ma bisogna mettere in evidenza una ulteriore caratteristica di queste leggi, oltre al fatto che sono razionali: sembrano costruite in maniera tale da permettere la vita. Infatti sarebbe bastato che alcune di esse fossero state minimamente diverse o con valori delle costanti fisiche coinvolte infinitesimalmente differenti dai loro valori effettivi perché né l’universo né la vita sarebbero stati possibili. E’ quello che si chiama fine tuning ( sintonia fine) delle leggi fisiche e che spiego nella nota (10).

Che le costanti abbiano assunto un valore giusto per permettere la vita ha del miracoloso. Ovviamente c’è chi sostiene che questo discorso sarebbe tautologico, in quanto avremmo necessariamente le costanti giuste perché in caso contrario non ce ne saremmo accorti in quanto non esisteremmo. Ma a questa obiezione si può rispondere semplicemente con la considerazione che il fatto che l’evento che le costanti assumessero il valore appropriato tra gli infiniti valori possibili aveva una probabilità nulla di verificarsi e quindi tale caso sarebbe stato impossibile, a meno di non ipotizzare come scappatoia l’esistenza di infiniti universi con tutti i possibili infiniti valori delle costanti, così come in effetti sono costretti a supporre i fans del ‘caso’ di cui parliamo nella seconda parte.

( vai alla seconda parte)

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 Note e crediti

(1) Antony Flew - Dio esiste - come l’ateo più famoso del mondo ha cambiato idea- Ed. Alfa Omega 2010.

(2) Paul Davies, discorso per il premio Templeton, maggio 1995 – citato da Antony Flew op. cit. a pag 116

(3) Max Jammer - Einstein and Religion - Princeton University Press  pag. 48 citato da Antony Flew op. cit. a p. 108

(4) Max Jammer op. cit a pag. 93 citato da  Antony Flew op. cit. a p. 111

(5) Werner Heisemberg - Oltre le frontiere della scienza - Editori Riuniti 1984 a pag. 145 citato da Antony Flew op. cit. a p. 112

(6) Paul Dirac - The evolution of the Physicist's Picture of Nature - Scientific American 208 n. 5 maggio 1963 pag. 53 citato da  Antony Flew op. cit. a p. 114

(7) IDEM cit. in Dictionary of Scientific Biography a cura di Charle Gillespie New York Scribner 1975 a pag. 15 citato da Antony Flew op. cit. a p. 113-114

(8) Charles Darwin – Autobiografia 1809-1882, a cura di Nora Barlow – Torino Einaudi 1962 a pag. 74 citato da Antony Flew op. cit. a pag. 114

(9) Antony Flew op. cit. a p. 119

(10) spiegazione del fine tuning (per quanto concerne il valore ‘giusto’ delle costanti fisiche) :

In natura esistono delle costanti, quali la massa del protone 'mp' , la carica dell'elettrone 'e', la costante di gravitazione universale 'G', la costante di Planck 'h', la velocità della luce 'c' da cui dipendono altre 4 costanti adimensionali, il cui valore si è fissato nei primi istanti del Bing Bang e che regolano l’intensità delle 4 principali forze esistenti in natura: la costante gravitazionale g, la costante elettromagnetica a, la costante nucleare elettrodebole W e quella nucleare forte S. La struttura (dimensioni e massa) di ogni corpo esistente in natura dipende da queste costanti. Il rapporto fra due di queste costanti esprime l'intensità relativa delle forze in questione, regolando il modo in cui, al variare della distanza di due corpi, sia preponderante l'una rispetto all'altra.
A tali costanti di natura sono associate importanti condizioni che determinano la 'possibilità' che, nella successiva evoluzione, l'universo prenda una strada piuttosto che un'altra; non tutte le strade, però, possono condurre a condizioni fisico-chimiche capaci di ospitare la vita, ma soltanto quelle comprese in intervalli numerici assai limitati.

Dopo circa 1 secondo dall'inizio del Big Bang infatti, i neutrini si staccarono dal resto della materia, "congelando" il rapporto fra protoni e neutroni, che fino quel momento era rimasto in equilibrio a cause delle continue trasformazioni
p n. Tale rapporto dipende assai sensibilmente dalla modalità dell'espansione (dunque da g) e dall'interazione debole che regola il decadimento del neutrone (e quindi da W). Dalla specificità del rapporto g/W, e dunque da quella del rapporto fra numero totale di protoni e di neutroni, deriva una conseguenza essenziale ai fini della formazione di Elio (elio detto "cosmologico", cioè originatosi non nelle stelle, ma durante il Big Bang). Se quel rapporto fosse stato leggermente superiore, tutto l'Idrogeno (protoni) si sarebbe trasformato in nuclei di Elio, con conseguenze drammatiche e cioè impossibilità di avere acqua o composti dell'Idrogeno; se fosse stato invece leggermente inferiore non vi sarebbe stata alcuna percentuale di Elio cosmologico, con conseguenze negative sui tempi di evoluzione delle stelle, perché sarebbero divenuti incompatibilmente bassi rispetto a quelli richiesti per lo sviluppo della vita sui pianeti.

Il valore di
g regolò inoltre il tasso di espansione iniziale dell'universo: un suo valore anche di assai poco più alto avrebbe implicato il collasso quasi immediato dell'universo su se stesso, impedendo dunque qualsiasi successivo sviluppo, mentre un valore anche assai poco minore avrebbe impedito la successiva formazione di aggregazioni di massa, inibendo dunque la formazione di galassie e di stelle e anche di pianeti.

Ma anche il rapporto
S/a si presenta abbastanza critico. Nell'interazione fra i protoni che compongono i nuclei degli atomi, la forza nucleare forte, pilotata da S, e quella elettromagnetica, pilotata da a, agiscono in senso opposto (rispettivamente attrattivo e repulsivo). Il loro equilibrio, con la prevalenza della forza nucleare forte nelle interazioni a cortissimo raggio, fa sì che possano esistere dei nuclei stabili, e quindi si possa originare una 'tavola periodica' degli elementi chimici come oggi la osserviamo: se a fosse stata appena un po' più grande, oppure S un po' più piccola, perfino i nuclei più leggeri non sarebbero stati stabili.

Nella formazione delle masse stellari dalle nubi di gas interstellare inoltre, perché queste giungessero ad essere delle stelle vere e proprie che irraggiano energia di fusione termonucleare, era necessario che la contrazione gravitazionale, che dà appunto luogo alla formazione delle stelle, venisse interrotta dall'innesco di reazioni nucleari. Ciò è potuto accadere solo grazie ad un favorevole rapporto fra il valore di
g e le altre costanti fisiche coinvolte nel fenomeno del collasso gravitazionale, consentendo alla temperatura, in costante aumento durante la fase di contrazione, di oltrepassare la soglia necessaria perché le reazioni avessero luogo, e di farlo appena prima che il collasso stesso conduca la protostella verso un irreversibile equilibrio di gas degenere (come accade negli stati evolutivi finali delle nane bianche o delle stelle di neutroni). Se tale soglia di temperatura non fosse raggiunta appena in tempo, l'universo sarebbe popolato di innumerevoli stelle "mancate", ma di nessuna stella attiva dal punto di vista energetico.

Una altra delicata condizione riguarda i rapporti fra la costante di interazione gravitazionale
g, quella di interazione elettromagnetica a ed il rapporto fra le masse del protone e dell'elettrone. I valori di tali costanti fanno sì che le fasi di formazione stellare conducano le protostelle a dare origine, nel diagramma Temperatura - Luminosità (noto come diagramma Hertzsprung-Russell) ad una sequenza ordinata di stelle nane (chiamata 'sequenza principale'), dalla quale esse cominceranno poi la loro evoluzione termonucleare ed energetica. Le medesime costanti determinano inoltre che tale sequenza risulti formata da stelle sia con equilibrio ‘radiativo’ che con equilibrio ‘convettivo’. Le prime, calde ed energetiche, evolvono più rapidamente e riforniscono il mezzo interstellare di elementi chimici pesanti (fra cui il carbonio, l'azoto e l'ossigeno) sintetizzati nel loro interno; le seconde, meno luminose e di vita più lunga, assicurano la possibilità che eventuali pianeti attorno ad esse abbiano a disposizione tempi sufficientemente lunghi. Attorno alle prime la vita non potrebbe formarsi a causa della loro superficie troppo calda e luminosa ma, senza quelle stelle, la vita non potrebbe originarsi neanche altrove, perché il mezzo interstellare non sarebbe rifornito con una chimica adeguata. In realtà, per arricchire lo spazio interstellare di elementi chimici indispensabili per dare origine a molecole biologiche, elementi che la formazione di nuove stelle e di nuovi pianeti troveranno poi disponibili, è necessario che nelle fasi finali dell'evoluzione stellare gli strati della stella ormai divenuta instabile vengano espulsi nello spazio e non collassino al suo interno: occorre cioè che in ogni galassia possano formarsi numerose supernove. Ma affinché ciò avvenga, si impongono nuovi delicati vincoli numerici ai valori di g e di W.


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