Nei giorni scorsi, leggendo su Facebook un post che celebrava Imagine, la celebre canzone di John Lennon, ho espresso alcune riserve sul suo messaggio. Ne è nata una discussione che mi ha spinto ad approfondire alcune riflessioni sul rapporto tra religione, verità, libertà e pace.
Desiderare un mondo senza guerre e divisioni è una cosa. Auspicare un mondo senza religioni è tutt'altra cosa. Ed è proprio qui che trovo una contraddizione nel messaggio di Imagine: mentre si presenta come un inno alla pace e alla fratellanza, la canzone invita a immaginare un mondo nel quale le religioni non esistano più, come se la loro scomparsa fosse una condizione per raggiungere la pace. A me sembra una forma di intolleranza culturale. Anziché immaginare una convivenza pacifica tra le religioni, se ne immagina l'assenza.
Lennon ha spiegato che intendeva soprattutto superare le divisioni confessionali, ma questo non cancella le parole della canzone, che invita a immaginare anche un mondo senza Paradiso. È una visione dell'esistenza tutt'altro che neutrale, che considero sostanzialmente atea. [1]
Non a caso il cantautore italiano Jovanotti, come ha raccontato in un'intervista ad Aldo Cazzullo pubblicata sul Corriere della Sera il 17 dicembre 2024, rifiutò l'invito di Roberto Saviano a cantare Imagine proprio perché non ne condivideva il messaggio: "Un mondo senza religioni sarebbe peggiore, perché la fede è la cosa più umana di te". Aggiunse che il problema non è liberarsi delle religioni, ma liberare noi stessi. Condivido pienamente questa posizione. [2]
Del resto, già il 18 aprile 2003, durante la predica del Venerdì Santo nella Basilica di San Pietro, alla presenza di Giovanni Paolo II, padre Raniero Cantalamessa aveva criticato proprio il messaggio di Imagine. Aveva osservato che un mondo senza religioni, senza Paradiso, senza riferimenti ultraterreni e nel quale gli uomini vivano soltanto per l'oggi assomigliava fin troppo a quello che i regimi comunisti totalitari avevano cercato di realizzare. E sappiamo quali risultati abbiano prodotto quei tentativi di costruire un paradiso terrestre senza Dio. Alla visione di Lennon Cantalamessa contrapponeva quella cristiana della pace, fondata sulla riconciliazione e sulla distruzione dell'inimicizia, non del nemico. [3]
A rendere ancora più sconcertante la vicenda è un episodio del febbraio 2025. Durante il Festival di Sanremo, il videomessaggio di Bergoglio sulla pace precedette immediatamente l'esecuzione di Imagine da parte delle cantanti Noa e Mira Awad. Ma la mia critica non riguarda tanto la scelta musicale degli organizzatori del Festival, quanto la reazione di Vatican News. Nell'articolo dedicato all'episodio, l'esecuzione della canzone veniva presentata positivamente, come naturale prosecuzione del messaggio di pace del pontefice. Nessuna osservazione sulla contraddizione tra il contenuto di Imagine e la fede cristiana. [4]
A mio giudizio, questo episodio è un segno eloquente di una tendenza che ravviso anche negli attuali vertici ecclesiastici: quella di presentare la fratellanza cristiana in termini sempre più orizzontali, lasciando in ombra proprio ciò che la distingue da una generica solidarietà umana, cioè il suo fondamento nel Dio uno e trino, rivelatosi in Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. Ed è particolarmente grave che questo avvenga da parte di chi dovrebbe custodire e annunciare la Verità cristiana, anziché attenuarne la specificità per compiacere il mondo.
Del resto, anche la massoneria ha fatto della fratellanza uno dei suoi principi fondamentali. Ma quella cristiana non nasce da un semplice ideale umanitario: nasce dalla fede in Gesù Cristo. Se si elimina questo fondamento, riducendo tutto a un generico invito alla solidarietà, il messaggio cristiano, su questo punto, finisce per non distinguersi più da quello massonico. E voglio ricordare come la stessa Congregazione per la Dottrina della Fede, quando era guidata dal cardinale Ratzinger, abbia ribadito l'inconciliabilità tra i principi massonici e la fede cristiana. [5]
La pace cristiana non può quindi essere costruita facendo a meno di Dio.
Ma torno al problema più generale sollevato dalla canzone. Una delle obiezioni che mi sono state rivolte riguarda la pluralità delle religioni, ciascuna con le proprie pretese di verità, spesso incompatibili tra loro. Si osserva inoltre che le convinzioni religiose dipendono frequentemente dal luogo in cui nasciamo, dalla famiglia e dall'educazione ricevuta.
È vero che questi fattori possono condizionare profondamente le nostre convinzioni. Ma una cosa è spiegare perché una persona creda in qualcosa, un'altra è stabilire se quel qualcosa sia vero o falso. Due religioni possono sostenere verità incompatibili, ma non diventano entrambe vere perché i rispettivi fedeli vi credono sinceramente. La contrapposizione si affronta confrontando le ragioni e gli argomenti a sostegno delle diverse convinzioni, non rinunciando alla ricerca della Verità.
Per me le religioni non sono tutte uguali, né ritengo che abbiano tutte lo stesso fondamento storico e razionale. Sono convinto che il cristianesimo si distingua per qualcosa di straordinario: l'irruzione del soprannaturale nella storia, a partire dall'Incarnazione e dalla Risurrezione di Cristo, e per una molteplicità di testimonianze e segni che, a mio giudizio, ne confermano la verità.
La mia, peraltro, non è semplicemente una fede ereditata dalla famiglia. Nel mio nuovo libro, La fortuna di essere credente, racconto il percorso che mi ha portato dalla fede dell'infanzia a un atteggiamento ormai ateo, favorito anche dai condizionamenti culturali dell'epoca e dal desiderio di liberarmi da determinati vincoli religiosi e morali. Anche l'ateismo, dunque, può risentire di condizionamenti culturali. Attraverso un lungo percorso di riflessione razionale e di esperienze personali sono poi tornato alla fede.
Un cammino che, con le dovute differenze, ritrovo anche in studiosi come Francis Collins e Ming Wang, passati dall'ateismo alla fede cristiana, o il filosofo Antony Flew, che abbandonò il suo ateismo per riconoscere l'esistenza di un'intelligenza creatrice, pur senza aderire al cristianesimo.
Nel mio libro DIO ESISTE? I segni e le prove ho esaminato molti di quei segni che considero conferme dell'intervento del soprannaturale nella storia. Presi singolarmente possono essere discussi, ma il loro numero e la loro convergenza costituiscono per me qualcosa di ben più di semplici indizi: delle prove.
Sono dunque convinto che una sola religione sia pienamente vera, quella cristiana, che considero la più solidamente fondata anche sul piano storico. Questo, però, non mi porta a negare alle altre religioni il diritto di esistere né a voler imporre la mia fede a qualcuno. Il riconoscimento della libertà religiosa non richiede di considerare ugualmente vere tutte le religioni, ma di rispettare la libertà delle persone di aderire a quella che ritengono vera. E soprattutto, non vedo perché l'esistenza di religioni diverse, con pretese di verità incompatibili, dovrebbe portarci ad auspicare un mondo senza religioni.
Trovo profondamente ingiusto presentare indistintamente tutte le religioni come cause di guerre e divisioni, dimenticando quanto il cristianesimo abbia contribuito alla formazione della nostra civiltà. Basti pensare alla nascita e allo sviluppo di ospedali, scuole, università, alle innumerevoli opere di carità e assistenza ai più deboli, senza dimenticare l'immenso patrimonio artistico e culturale che ci ha lasciato.
Ci sono state anche pagine oscure, ma non si può ridurre l'intera storia del cristianesimo a quelle vicende, né presentare tutte le guerre combattute dagli Stati cristiani come guerre di aggressione. Penso, per esempio, alla battaglia di Lepanto del 1571, quando la Lega Santa, promossa da papa Pio V, sconfisse la flotta ottomana. Quella battaglia fu anche una risposta all'espansionismo militare di un impero musulmano che aveva invaso Cipro e minacciava gli equilibri del Mediterraneo e la sicurezza degli Stati cristiani. Sono convinto che, senza quella vittoria, la storia dell'Europa avrebbe potuto essere profondamente diversa. [6]
Oggi, invece, nella società occidentale sembra quasi che ci si debba vergognare delle nostre radici cristiane. A me sembra una sorta di cupio dissolvi, una volontà di recidere le nostre radici storiche, culturali e spirituali per abbandonarci a una visione materialista e nichilista della vita.
Qui il problema non è più soltanto la riduzione della fratellanza cristiana a un generico ideale umanitario, ma il progressivo abbandono di ogni riferimento alla trascendenza. Si finisce così per ridurre tutto a un generico e zuccheroso "vogliamoci bene", mentre la libertà viene sempre più confusa con il diritto di fare ciò che si vuole, senza doveri, limiti e responsabilità.
Si pretende di costruire un paradiso esclusivamente terreno, senza Dio, col rischio di trasformarlo in un inferno. E il Novecento dovrebbe averci insegnato qualcosa: basti pensare ai regimi comunisti atei, alle persecuzioni religiose e alle tragedie che hanno provocato. Il problema non è che l'ateismo conduca necessariamente alla violenza, ma che l'eliminazione della religione non elimina affatto il male dall'uomo. La storia lo ha dimostrato abbondantemente.
Quanto a Lennon, ricordo che già nel 1966 dichiarò al London Evening Standard che il cristianesimo sarebbe scomparso e che i Beatles erano ormai più popolari di Gesù. Non intendeva necessariamente proclamare una propria superiorità rispetto a Cristo, ma osservava il declino dell'influenza del cristianesimo, del quale si diceva sicuro. Un declino che in buona parte dell'Occidente si è effettivamente verificato. [7]
Non attribuisco certo a Lennon la responsabilità di questo processo, ma ritengo che Imagine abbia espresso e contribuito a diffondere una visione dell'esistenza che considero profondamente sbagliata.
Sono inoltre convinto che il progressivo allontanamento da Dio sia una delle cause più profonde del disorientamento morale e spirituale di oggi. Dio non impone il suo amore a nessuno, perché un amore imposto non sarebbe amore. Se l'uomo lo rifiuta, Dio si ritira, rispettando la sua libertà. Poi però ci lamentiamo del vuoto, dell'angoscia, della perdita di significato, del caos che sembra avanzare, senza voler riconoscere che alla radice di tutto questo possa esserci proprio il nostro allontanamento da Lui.
C'è poi un'altra considerazione. Il fatto stesso che, in epoche e civiltà tanto diverse, gli uomini abbiano sviluppato forme di religiosità potrebbe indicare che il bisogno di rivolgersi al trascendente sia profondamente radicato nella natura umana. Non è una prova dell'esistenza di Dio, ma neppure un fatto trascurabile, soprattutto quando si vorrebbe presentare la religione come qualcosa di cui l'umanità potrebbe semplicemente liberarsi. Se poi Dio esiste, come sono profondamente convinto, se è Lui che ci ha creati e ci ha dato la vita, riconoscerlo, ringraziarlo e rendergli culto non è qualcosa di superfluo di cui possiamo fare tranquillamente a meno in nome della pace. È un dovere verso il nostro Creatore. E questo principio non appartiene soltanto al cristianesimo: anche l'ebraismo e l'islam, pur nelle profonde differenze dottrinali, riconoscono che a Dio l'adorazione, quella che la teologia cristiana chiama culto di latria, è dovuta.
Per questo, da credente, trovo inaccettabile l'ideale di un'umanità senza religioni. Io preferisco immaginare e auspicare un mondo nel quale credenti nelle diverse religioni e non credenti possano convivere pacificamente, rispettandosi senza rinunciare alle proprie convinzioni e alla costante ricerca della Verità.
Note e riferimenti
1. John Lennon, dichiarazioni sul significato della canzone, sito ufficiale dell'artista. Lennon precisa di riferirsi soprattutto alle divisioni confessionali e alle contrapposizioni religiose.
https://www.johnlennon.com/music/singles/imagine/
2. Aldo Cazzullo, intervista a Jovanotti, Corriere della Sera, 17 dicembre 2024. L'artista racconta del rifiuto opposto all'invito di Roberto Saviano e spiega il proprio dissenso verso il messaggio della canzone.
3. Raniero Cantalamessa, "Egli è la nostra pace", predica del Venerdì Santo, 18 aprile 2003, Basilica di San Pietro. Il testo affronta direttamente il messaggio di "Imagine" e lo confronta con la concezione cristiana della pace.
https://liturgiadomenicale.blogspot.com/2008/03/p-r-cantalamessa-celebrazione-della.html
Si veda anche la successiva spiegazione dello stesso Cantalamessa:
https://www.cantalamessa.org/?p=984
4. Salvatore Cernuzio, "Il Papa in video a Sanremo: la musica strumento di pace, le guerre distruggono i bambini", Vatican News, 11 febbraio 2025. L'articolo presenta l'esecuzione di "Imagine" da parte di Noa e Mira Awad come prosecuzione del messaggio di pace di Bergoglio.
5. Congregazione per la Dottrina della Fede, "Inconciliabilità tra fede cristiana e massoneria. Riflessioni ad un anno dalla Dichiarazione", 23 febbraio 1985. Documento pubblicato durante il periodo in cui il cardinale Joseph Ratzinger era prefetto della Congregazione.
6. Treccani, "Lepanto, battaglia di", Enciclopedia on line. La voce documenta lo scontro del 7 ottobre 1571 e individua nell'attacco ottomano a Cipro del 1570 la causa immediata del conflitto.
https://www.treccani.it/enciclopedia/battaglia-di-lepanto/
7. Maureen Cleave, "How Does a Beatle Live? John Lennon Lives Like This", London Evening Standard, 4 marzo 1966. Testo dell'intervista originale riprodotto da The Beatles Bible.
https://www.beatlesbible.com/1966/03/04/how-does-a-beatle-live-by-maureen-cleave/
es-a-beatle-live-by-maureen-cleave/

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