8 maggio 2012

Crisi del riduzionismo materialista

Uno dei maggiori conseguenze delle scoperte della fisica del XX secolo è stata quella della messa in crisi del riduzionismo.
Il riduzionismo è quella corrente di pensiero che ritiene che per trovare le proprietà e il comportamento dei sistemi o degli organismi basta analizzarne quello dei componenti. Esso afferma che l’andamento del tutto è spiegabile con la semplice somma  della condotta delle parti più piccole, cioè con la loro sovrapposizione. La povertà di questo approccio però appare evidente quando si cerca di studiare i sistemi ‘complessi’.
Ad esempio il metodo riduzionistico applicato all’essere umano fallisce in maniera decisa....

Se dovessi spiegare infatti con esso l’agire di una persona è come se dicessi che 'essendo l’uomo composto da cellule e le cellule da molecole e le molecole da atomi, allora la condotta di ogni individuo è descrivibile con la somma dei comportamenti dei singoli atomi che ne costituiscono il corpo'. E’ evidente  la povertà di questa affermazione, essa però viene  più o meno sostenuta dai materialisti più radicali.

Sistemi lineari e sistemi complessi

Il metodo riduzionista,  che non è altro che quello analitico, può essere utilizzato solo per i sistemi lineari, cioè per quelli che rispondono alla sollecitazione con una risposta direttamente proporzionale alla causa. Il problema è che quasi tutti i sistemi esistenti non sono lineari  e quindi  complessi. Certi sistemi complessi possono essere approssimati a quelli lineari: lo studio diventa allora relativamente facile ma di solito il loro comportamento è prevedibile, se lo è, solo con una certa approssimazione.

Perché un sistema possiede un andamento non lineare ed quindi  complesso? Perché le sue parti si influenzano vicendevolmente e allora ne risulta un comportamento emergente che non è la semplice somma della condotta dei singoli frammenti separati. Un esempio di sistema complesso è quello preda-predatore, in cui l’ingrandirsi o il rimpicciolirsi di uno dei due sottoinsiemi influenza l’altro e viceversa e quindi il risultato non è la semplice somma dell’andamento di ogni singolo insieme.

La risoluzione delle equazioni che governano un sistema non lineare non è quasi mai possibile: siamo nella impossibilità di trovare una legge che preveda il comportamento futuro di parecchi sistemi. Delle soluzioni approssimate in realtà possono essere trovate con l’uso del computer, ma non quelle esatte.

Il termine sistema complesso non deve però trarre in inganno. Sebbene sono sicuramente sistemi complessi  gli organismi viventi,  lo sono però anche  sistemi più elementari, quali quelli di particelle o di atomi studiati nella fisica. Un esempio è anche quello dei tre corpi che si attraggono con una forza gravitazionale e che sono dotati di una certa velocità e posizione iniziali: non si conosce la soluzione esatta dell'evoluzione di questo insieme così semplice di corpi, se ne può calcolare solo una approssimata e per un tempo non molto lungo.

Questo fatto ci permette di contestare quindi anche l’atteggiamento in base al quale ogni conoscenza scientifica deve essere fatta risalire a quella delle leggi che governano le particelle elementari. Invece, all'aumentare della scala geometrica (particelle, atomi, molecole, eccetera), emergono leggi nuove che, senza violarle, integrano e superano quelle dei livelli precedenti.
Quindi al crescere della complessità,  bisogna ipotizzare, nei piani più elevati di organizzazione, regole che non sono quelle semplici della fisica dei sistemi più elementari: potremmo chiamarle superleggi.

L’uomo

Per esempio, l’organizzazione di una cellula sottintende le leggi semplici della fisica, e anche quelle della chimica, ma anche altre norme  più complesse che agiscono su un piano più elevato e che regolano i rapporti tra le sue componenti, cioè regole che gestiscono le diverse parti della cellula per farne un tutt’uno funzionante.

E ancora, le cellule che formano l’organo di un  essere vivente, interagendo tra loro, sono contingentate nel loro comportamento da altre leggi, che fanno sì che esse cooperino tra loro per farlo agire,  permettendogli così di raggiungere il fine per cui esso è concepito.
E salendo ancora, i diversi organi  collaborano tra loro tramite altre leggi per far funzionare l’organismo e  farlo così vivere.

Nell’essere umano anche la coscienza, il linguaggio o la capacità auto-riflessiva sono da considerarsi proprietà emergenti, non spiegabili dalla semplice interazione tra neuroni o tra molecole o atomi: siamo infatti ‘qualcosa’ di più della semplice somma delle particelle che ci compongono!


Considerazioni su spirito e materia, Dio e caso

Per estendere il discorso allora si possono ipotizzare anche quelle che potremmo chiamare 'iperleggi,' con una validità che si estende anche nelle dimensioni nascoste, regole che riguardano lo spazio-tempo multidimensionale (come quello di cui ho parlato in ‘Segnali dal futuro? - 2^ parte') e che assicurano una interazione con la parte di noi che è presente  nelle dimensioni  non visibili, cioè con la  componente spirituale, e che ci fanno funzionare come un tutt’uno, fatti come siamo di spirito e corpo, nella nostra specificità di uomini dotati di desideri, pensieri, emozioni, capacità di creare e amare.

La probabile esistenza di queste leggi che governano la complessità per ottenere un comportamento sempre più elevato e che quindi tendono ad un fine più o meno palese, a mio avviso dà un colpo decisivo all’ipotesi materialistica perchè comporta l'esistenza di un legislatore iperintelligente, cioè di Dio.

Infatti una cosa è dire: “le leggi che governano l’Universo sono solo quelle semplici della fisica delle particelle, cioè essenzialmente quelle della Meccanica Quantistica e tutto il resto più complicato deriva dalla interazione tra particelle e quindi i sistemi complessi come gli organismi viventi sono nati per caso ed esistono e durano perché funzionano bene”, altro invece è affermare: “Oltre alle regole della fisica che fanno funzionare le particelle, ci sono leggi più elevate, sempre più raffinate man mano che si sale nei diversi piani di complessità, che assicurano il funzionamento materiale (e spirituale) degli organismi viventi,  leggi che si propongono una finalità”. Mentre la prima ipotesi postula come 'creatore' il caso, la seconda, che sembra emergere man mano,  necessita dell'esistenza di Dio.

Mi sono venute alcune idee su come potrebbe essere ipoteticamente strutturato l’Universo tenendo conto di questi livelli sempre più elevati di complessità con le rispettive 'superleggi': se riuscirò a svilupparle e a organizzarle ne parlerò in un futuro post…

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Bibiografia

1) Waldropp – Complessità – Instar libri Torino 1996
2) Nicolis, Prigogine – Complessità – esplorazione nei nuovi campi della scienza- Einaudi Torino 1991
3) Strumia - L’affiorare della spiegazione finalistica nelle teorie scientifiche- in Automazione energia e informazione – LXXXV-1998

11 commenti:

  1. Grazie!

    Non vedo l'ora di leggere dei livelli più complessi e delle iperleggi...

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    1. Spero di poter scrivere un post sull'argomento quanto prima... anche se non posso promettere nulla di certo!
      saluti e grazie a te! :-)

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  2. Se la mente fosse solo l'emergenza delle complessità del nostro cervello, allora potremmo immaginare che un giorno, forse non troppo lontano, anche le complessità dei circuiti di un mega computer potrebbero lasciare emergere una mente, non umana ma digitale.

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  3. Rispetto la visione antimaterialistica che lei propone, ma non posso fare a meno di dissentire. Per chi è a contatto, come me, con le scienze biologiche, la verità emerge prepotentemente prima o poi. E' la verità è che l'unica visione corretta dell'essere umano e del mondo in cui viviamo è proprio quella che Lei critica, ossia il riduzionismo materialistico. Conosco molte persone che, come Lei, sono studiosi della Fisica e nel contempo sono più o meno religiosi: conosco teisti, cattolici, buddhisti e anche un panteista che sono fisici. Ma Le espongo il mio punto di vista, che è quello di chi effettivamente studia per tutta la vita gli organismi, le cellule e il loro funzionamento. Parliamo del cervello, per semplificarci le cose. Il cervello è la SEDE di noi stessi, della nostra personalità, e l'ANIMA così come la intende la religione non esiste. Il dualismo anima-corpo è errato, poiché esiste solo il CORPO. Ciò che noi intendiamo come anima è il risultato delle interazioni sinaptiche dei nostri miliardi di neuroni, e il fatto che noi siamo autocoscienti e capaci di riflessione dipende SOLAMENTE dal fatto che abbiamo più sinapsi e neuroni di altri organismi. Se parte di questi neuroni viene danneggiata, si osservano vuoti di memoria, diminuzioni delle prestazioni intellettive e in ultima analisi stato vegetativo. Perché? Perché noi siamo SOLO materia, e senza materia non esiste nulla.

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    1. Anch'io rispetto il suo punto di vista, ma le voglio chiedere: nessun dubbio? Certezza assoluta che quello che ancora appare come un campo di ricerca complesso e pieno di misteri, come quello sulla vita o quello sul cervello, non possa confinare con qualcosa d'altro che sfugge ai metodi di indagine propri delle scienze sperimentali?
      Queste certezze che lei manifesta erano anche quelle di molte altri ricercatori che in seguito al fatto che qualcosa di inaspettato ha fatto irruzione nelle loro vite hanno poi cambiato idea... come ad esempio è successo al neurochirurgo americano Eben Alexander, che dopo aver avuto una esperienza NDE ha cambiato completamente modo di vedere, scrivendo anche un bel libro - Proof of Heaven - che le consiglio se ha tempo e voglia di leggere...
      Infine sono ovviamente in disaccordo con la sua apodittica frase di chiusura. "Perché noi siamo SOLO materia, e senza materia non esiste nulla". Scusi, ma come fa a sapere che senza materia non esiste nulla? Mentre infatti si può provare che esiste qualcosa, come si fa a provare che qualcosa d'altro non esiste, soprattutto se gli strumenti che ho a disposizione, visto che sono fatti di materia/energia, possono solo verificare l'esistenza di qualcosa di materiale?
      Se un consiglio posso darle, non si fermi alle cose, ma guardi alle leggi, alle funzioni, all'organizzazione sempre più complessa delle cose che in qualche maniera rimandano perciò a un fine..

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  4. Apprezzo innanzitutto il fatto che mi abbia risposto anche se il post originale era un po' datato, molto cortese da parte sua. Devo riconoscere che il suo punto di vista è molto interessante e in un certo modo "rassicurante", poiché come Lei stesso ha scritto rimanda il tutto ad un fine ultimo, più alto di noi e che quindi non possiamo comprendere. Sostenere discorsi di questo calibro è certamente sempre stimolante e sicuramente non semplice, e io (che sono, devo ammettere, non più abituato a intraprenderne come un tempo poiché le persone con cui sono a diretto contatto non stimolano il dibattito) le rispondo con una domanda: come fa Lei a scorgere un fine nella storia del nostro mondo? Io vedo l'universo (dal basso della mia ignoranza della Fisica) come generato per puro caso, e retto non da un'intelligenza superiore e astratta. Ovviamente nulla è pura certezza e io ho usato toni drastici nel mio post precedente, e anzi è proprio la curiosità di capire come davvero funzionino le cose che ha alimentato il mio pensiero così come quelli di molti altri. In tutta franchezza ritengo che il voler dare per forza un senso più alto all'esistenza del tutto non sia corretto, ma più un frutto dell'incapacità umana di accettare: 1)che la vita non abbia un senso, o meglio che sta a noi darne uno alla nostra; e 2)che noi non siamo che un organismo (relativamente) insignificante, su di un pianeta insignificante rispetto alla galassia, che a sua volta è una nullità se confrontata con l'interezza dell'Universo.

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    1. Lei mi chiede: “ come fa a scorgere un fine nella storia del nostro mondo?”
      Le rispondo che il fine lo scorgo nelle pieghe della vita che cerca sempre di riprodursi e diffondersi, di mettere in atto strategie per proteggersi e durare…il Caso, essendo senza scopo, se dovesse essere stato l’autore del tutto non si sarebbe preoccupato di tanto, non crede?

      Devo ammettere però anche che la mia Fede precede il tutto, e mi dà una chiave di interpretazione di ciò che esiste. Tutto ciò che scorgo, lo vedo con occhi diversi rispetto a quando ero non credente, con gli occhi che mi ha donato la Fede. Così come un ‘non credente’ inconsciamente cerca sempre di confermare la sua fede nel caso e resiste, resiste finché magari non cede per aver accumulato troppe piccole scoperte sorprendenti o perché si imbatte in un evento ‘Cigno nero’.

      Ma il mio non è ‘fideismo’, cioè il credere senza segni e oltre la ragione. La mia Fede è arrivata e si rafforza anche e soprattutto perché scorge dei ‘segni’ inspiegabili, dei fenomeni o reperti che stanno al confine di quello che la Scienza può dire. Mi chiederà quali sono, io le risponderò che basta dare una rapida lettura ad alcuni miei post del tipo ‘la Scienza analizza la Fede’ per rendersene conto…

      Certo esiste il pericolo che gli occhi di un credente vedano più di quanto in realtà esiste, mentre quelli di un non credente non vedano al di là del proprio naso (detto senza offesa). Ma non siamo degli sprovveduti, il metodo scientifico, quando viene applicato correttamente, può scoprire gli inganni ma può anche manifestare in maniera certa degli eventi inspiegabili (quando parlo così mi riferisco soprattutto ai ‘miracoli eucaristici’ e alla ‘Sindone’).

      Non sono molto d’accordo infine con questa sua affermazione: “noi non siamo che un organismo (relativamente) insignificante, su di un pianeta insignificante rispetto alla galassia, che a sua volta è una nullità se confrontata con l'interezza dell'Universo”. La ”significanza” di qualcosa non dipende certo solo dalla sua apparente grandezza ma anche e soprattutto dalla sua complessità organizzativa e appunto dal suo "significato". Posso quindi tranquillamente sostenere che una formica è senz’altro più “significante” di una Supernova…

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  5. Mi fa sempre piacere sostenere un confronto del genere con persone che sanno esporre le proprie argomentazioni. La devo correggere solamente su di una cosa: non sono un biologo laureato ma un semplice studente universitario di Medicina e Chirurgia. Purtroppo ora non posso continuare la nostra discussione, ma appena avrò un momento libero sarò lieto di rispondere al suo ultimo post, se anche lei ha interesse a continuare. La saluto cordialmente

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    1. senz'altro ho interesse a continuare il dialogo. Ho corretto il titolo del post mettendo la parola 'studente' al posto di 'biologo', il tutto rimane come prima... cordiali saluti e alla prox.

      Il link del post in cui do pubblicato il nostro breve dialogo è:

      http://mi-chael.blogspot.it/2013/06/piccolo-dialogo-tra-uno-studente-non.html

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  6. Rieccomi qua, ora le rispondo all'ultimo post.
    Lei interpreta lo sforzo della vita di propagarsi e mantenersi come una manifestazione della divinità, diciamo che un po' come Pascal lei ritiene che lo "spirito di geometria" (la scienza) può arrivare a spiegare certe cose che però non sono l'infinito, il tutto, il nulla e il senso della vita, per la quale servono lo "spirito di finezza", cioè il cuore che comunica con la divinità.

    Io però non vedo nelle (rubo il termine da lei) "pieghe della vita" una volontà superiore, poiché la vita si mantiene sì ma basandosi su principi che sono la violenza, la lotta continua, l'uccisione dell'avversario e la sopravvivenza del più adatto.

    Inoltre lei prende come assioma il fatto che una vita così complessa non sarebbe stata frutta di un incurante Caso, ma io ribatto che 1) la vita così come la conosciamo noi è solo una manifestazione del casuale aggregamento della materia, ed è probabile che in altri luoghi dell'Universo esistano forme di vita basate su principi totalmente differenti e magari più complessi dei nostri; 2) il giudizio è di parte poiché essendo noi "parte" di quella vita tendiamo a magnificarla; 3) questa complessità è "solo" frutto di miliardi di anni di adattamenti evolutivi, che partendo da semplicissimi aggregati di molecole hanno portato a ciò che siamo ora.

    In questo non ci vedo un intervento divino, ma il puro caso, che poteva benissimo portarci ad altre possibili realtà diversa dalla nostra.
    Sulla formica e la supernova sono d'accordo con lei, la mia era una provocazione per illustrare il fatto che probabilmente esistono o sono esistite altre forme di vita o civiltà più complesse ed evolute della nostra, che ripeto è solo una possibile manifestazione delle infinite possibilità di aggregazione della materia.

    Per quanto riguarda il rapporto fra fede e ragione, ero certo fin dall'inizio che Lei non fosse un credente "divorziato" dalla ragione, però la religione si fonda su dogmi che rispondono alle domande fondamentali sull'esistenza con spiegazioni rassicuranti e ottimiste, prevedendo un benevolente padre che si prende cura di tutti noi. Io non sono uno scientista, e credo che nemmeno la scienza sia preposta a dare risposte sul senso della vita. E ciò perché è la naturale curiosità umana che "pretende" delle risposte anche quando queste non ci sono: come ho già scritto, io non vedo un senso ultimo nel tutto che ci circonda, ma sono determinato a plasmare la mia vita per creare io stesso un fine, che sia il benessere dell'essere umano e degli organismi viventi.
    E desidero questo perché penso che oltre la morte non vi sia nulla, quindi mi adopero per fare in modo che questa vita non sia colma di sofferenza e ingiustizie.

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    1. Lei dice che io parto da assiomi “religiosi” ma a ben vedere anche lei fa lo stesso aderendo a postulati ‘laici’, dando per vere delle affermazioni non dimostrate. Ad esempio, io ritengo che la complessità che fa la vita non può essere frutto del Caso: lei dice che questo è un “assioma”, invece per me è solo buon senso. Ma ritenendo lei che è frutto del Caso, non aderisce così ad un enunciato non dimostrato?

      Lei dice che il mio “giudizio è di parte poiché essendo noi "parte" di quella vita tendiamo a magnificarla”, ma anche questo vale per lei, in quanto essendo lei fatto come tutti di materia ed energia, ritiene che la materia e l’energia siano le uniche manifestazioni possibili dell’esistenza. Con la differenza però che io faccio un confronto tra le forme di vita che conosco e la materia inanimata, lei invece fa un confronto tra le forme di vita terrestri e quelle extraterrestri, supposte queste ultime superiori o diverse. Ma il suo discorso è meno realista del mio, perché lei confronta l’esistente con ciò di cui non è provata l’esistenza.

      Per quanto riguarda la spiegazione “consolatoria” della religione, questo è quello che affermano i cosiddetti ‘rivoluzionari’, essa sarebbe l’oppio dei popoli o nascerebbe dal bisogno umano di allontanare e stemperare l’angoscia della morte. Ma questa spiegazione non è detto che sia vera. Se infatti Dio esiste (come sono convinto) allora la religione potrebbe essere considerata come qualcosa che scaturisce dalla necessità profonda e interiore di essere grati verso Chi ci ha creati.

      Per quanto riguarda l’ultima sua affermazione, lei asserisce che proprio perché non crede nella vita dopo la morte allora combatte perché in quella terrena non ci siano sofferenza e ingiustizie. Ma chi le dice che un religioso che crede nel Paradiso non combatta anche sofferenza e ingiustizie? E se non lo facesse come farebbe allora a guadagnarsi il Paradiso? Io anzi ritengo che chi crede sia un po’ più realista di chi non crede, in quanto riconosce che certe cose, come la sofferenza e la morte, non possono essere evitate, perché come lei stesso ha detto all’inizio del suo discorso esse ‘sono insite nella natura’. Invece sembrerebbe essere il rivoluzionario quello illuso, uno che spesso combatte contro i mulini a vento. Il rivoluzionario cosa ha fatto nel corso della Storia? Ha voluto creare il Paradiso in terra che in realtà si è presto trasformato in Inferno e questo perché, illuso sulla vera ‘natura’ dell’essere umano e disconoscendone l’aspetto trascendente, lo ha fatto diventare rotellina di un ingranaggio, e al momento opportuno lo ha sacrificato senza problemi per un fine supposto ‘superiore’, cioè per il trionfo della ‘Rivoluzione’.

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