23 dicembre 2012

Ancora sulle Esperienze di Pre-Morte (NDE) – 1^ parte

Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi” (Luca 16, 27-31).

In questo post voglio fare il punto sulla esperienze di pre-morte, esse vengono di solito indicate con la sigla NDE (Near Death experiences). Non mi ripeterò sulla descrizione del modo di presentarsi di questi fenomeni, ne ho già parlato in precedenti post, qui voglio fare un riepilogo di alcuni dei principali risultati della ricerca scientifica e del dibattito che ne è seguito sulle riviste di neurologia e psicologia.

Lo scopo di questo mio articolo è cercare di vedere se è ragionevole allo stato attuale delle ricerche ritenere che le NDE possano essere considerate un indizio (più o meno forte) della possibilità che la mente possa  esistere staccata dal cervello e che possa quindi sopravvivere alla morte fisica oppure no.

Per mettere le mani avanti verso quelli che possono arricciare il naso, ricordo che  “Gli studi sulle NDE rappresentano uno dei  temi più importanti delle neurologia cognitiva” per dirla con Christian Agrillo dell'Univesità di Padova (1). Ed è su un articolo di questo studioso reperibile in rete che mi baserò per questo mio post.
Secondo un altro studioso, Dell’Olio (2), una NDE può essere considerate come ‘veritiera’ se ha le seguenti caratteristiche: 1) ci deve essere la vicinanza del soggetto alla morte fisica, 2) l’esperienza deve essere ripetibile, nel senso che altri pazienti nelle stesse condizioni devono poter sperimentare la stessa cosa, 3) il racconto dell’esperienza deve essere simile a quella riportata dai pazienti che sono stati nelle stesse condizioni, 4) il soggetto deve avere la certezza e la consapevolezza dei fenomeni che accadono.
A quelli che dicono che lo stato di pre-morte non è la morte e quindi che con lo studio delle NDE non possiamo sapere quello che effettivamente succede quando arriva la morte (che è uno stato irreversibile) Dell’Olio risponde che così come uno stato temporaneo di paralisi può dare informazione sulla paralisi, allora uno stato di pre-morte può dare informazioni sui primi stati di un cervello o una mente morenti (3).

Gli studi sui pazienti con arresto cardiaco sono quelli che possono dare più informazioni sullo stato che immediatamente precede la morte: infatti tali pazienti manifestano le condizioni cliniche di ‘morte’ dopo un tempo che va dai pochi secondi alla diecina di  minuti. L’arresto cardiaco infatti provoca l’arresto circolatorio e la mancanza di ossigeno nel cervello, cosa che si manifesta con segnali EEG di ischemia centrale. Ma EEG piatto significa che il cervello non funziona del tutto? L’EEG rileverebbe la mancanza di attività neocorticale ma non necessariamente quella di tutto il cervello. Per definizione si ritiene che la mancanza di segnali cardiaci, mancanza di respirazione e pupille dilatate indicano la morte clinica. Ma è difficile stabilire qual è il vero confine tra morte e vita e quando comincia una NDE.

La scala più comunemente usata per classificare le NDE è quella  a punti proposta da Greyson (1983) , composta da 15 indicatori e in cui, sommando i punteggi associati alle singole esperienze, un risultato uguale o superiore a 7 indica che è accaduta veramente un NDE. Greyson fra l'altro divide le NDE in tre gruppi:
1) quelle comuni con fenomeni abbastanza simili e ricorrenti (Esperienza Obe, cioè fuoriuscita dal corpo, passaggio in un tunnel, visioni di luce…).
2) quelle in cui vi è un’acuta consapevolezza di non esistenza e assoluta solitudine in uno spazio completamente vuoto
3) quelle meno comuni con esperienze infernali in compagnia di esseri mostruosi e demoniaci.

Vi è molto spesso associata ad una NDE un cambiamento profondo di personalità dopo l’evento. Per quelli che hanno avuto una NDE positiva vi è diminuzione o perdita della paura di morire, riduzione dell’ansietà, crescita dei sentimenti religiosi. Al contrario le persone che hanno avuto una NDE negativa presentano una maggiore paura della morte.

L’incidenza delle NDE sarebbe, secondo gli studiosi un numero variabile tra il 10% al 18% dei casi di rianimati dopo arresto cardiaco. Tutte le età sarebbero coinvolte, anche i bambini, che fra l’altro vengono considerati troppo piccoli per avere un concetto della morte o di vita dopo la morte. Inoltre è interessante notare che i racconti dei soggetti dai 3 ai 16 anni coincidono con quelli degli adulti.
Inoltre è stato dimostrato che le donne hanno esperienze NDE più profonde di quelle dei maschi, ma allo stato attuale delle nostre conoscenze non sappiamo spiegare il perché.

A chi si chiede come mai le NDE hanno una incidenza statistica non superiore al 20% Agrillo risponde che gli studiosi hanno ipotizzato che le NDE si verifichino nella realtà con maggiore frequenza, ma il risultato così basso deriverebbe da un’insieme di fattori, fra cui il fatto che pochi medici negli ospedali ricercano sulle NDE, molti pazienti tengono segreta l’esperienza avuta, certi pazienti ricordano l’esperienza solo sotto ipnosi, molti pazienti possono aver cancellato dalla loro memoria l’esperienza (è stato dimostrato dai pazienti epilettici che sembrano attivare alcuni fenomeni connessi alle NDE ma sono soggetti subito dopo ad amnesia), molte NDE hanno breve durata e quindi il loro ricordo può essere molto debole, molti pazienti sono sotto effetto di anestetici e droghe psicotrope che possono limitare o annullare la percezione della NDE o la sua fissazione in memoria (4).

Sempre Agrillo ci assicura che non è neanche vero l’effetto ‘arricchimento’ dovuto alla fantasia col tempo del racconto della NDE . Questionari somministrati in diverse scansioni temporali, fino a 20 anni dopo il primo resoconto, non hanno dimostrato differenze. E’ da notare che il ricordo delle NDE è risultato più stabile di quello delle esperienze traumatiche (5).

E’ stato inoltre dimostrato che le NDE sono avvenute in tutte le epoche e indipendentemente dalle culture o popoli coinvolti. E’ quindi accertato che esse costituiscono un fenomeno universale.
Va detto però che i racconti dell’esperienza sembrano variare un po’ in base alle culture. L’esatto ruolo dell’educazione e delle credenze religiose nella percezione della NDE perciò deve ancora essere chiarito bene (6).

Seguendo Agrillo possiamo distinguere le diverse spiegazioni date dagli studiosi sulle NDE collocandole in due gruppi: quelle che ritengono le NDE come fenomeno che avviene ‘dentro’ il cervello e quelle che asseriscono che avvengono ‘fuori’ da esso. Ovvia la profonda differenza tra le due spiegazioni. Se è vera la seconda ovviamente si deve ammettere che la coscienza possa sussistere staccata e al di fuori del cervello (se per sempre o per un tempo limitato però non sappiamo). In pratica le NDE sono un tassello fondamentale nello storico dibattito filosofico sull’argomento mente-cervello.
Infatti la prima spiegazione viene sostenuta dai ‘monisti’, cioè da quelli che non considerano separate mente e cervello, la seconda viene avanzata dai ‘dualisti’, che sostengono che mente e cervello sono due cose distinte e separate anche se comunicanti (7).

Ma dal punto di vista scientifico la cosa si può porre in questi termini: le NDE possono essere spiegate totalmente come un fenomeno che avviene dentro il cervello oppure no?

(leggi la 2^ parte)
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Note e crediti

(1) Christian Agrillo – Near-Death Experince: Out-of-Body and Out-of-Brain? – Rewiew of General Psycology 2011 vol     15 -American Psychological Association

(2) Andrew J. Dell’Olio – Do NDE Provide a Rational Basis of Belief in Life after Death? – Springer Science 15 dicembre 2009

(3) Dell’Olio op.cit

(4) Agrillo op. cit  pag.2

(5) Agrillo op. cit pag. 4

(6) Agrillo op. cit pag. 4

(7) Agrillo op. cit pag. 5


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