24 febbraio 2013

Può un fisico credere in Dio?

Mi imbatto spesso in studenti (e non solo) che con l’aria tra lo stupito e il canzonatorio si rivolgono a me con domande del tipo ‘ma lei che è laureato in fisica come fa a credere in Dio?’
Alle volte mi chiedo com’è possibile che la maggior parte dei giovani (e in generale dei contemporanei) sia diventata agnostica o atea. Molti sono convinti che la Scienza abbia dimostrato che Dio non c'è. Ma quando dico che è  facile provare che qualcosa esiste ma molto più difficile e alle volte impossibile dimostrare che non esiste, i miei interlocutori rimangono perplessi e un po’ increduli. Gli uomini di oggi, soprattutto tanti tra quelli che si definiscono ‘scienziati’, sono più disposti a dar credito all' ipotesi  ‘ci sono infiniti universi e quindi infinite copie di noi stessi’ anziché all'affermazione  ‘Dio esiste’. Eppure oltre a motivazioni di ordine logico e filosofico, sono convinto che fatti che costituiscono indizi dell’esistenza divina ce ne siano tanti, mentre ad esempio non si è a conoscenza di prove che confermino la realtà di un numero infinito di universi. Si ricorre a questa ipotesi estrema perché pressati dall’evidenza logica che il ‘caso’ non può aver creato l’esistente, soprattutto la vita, almeno che esso non abbia avuto modo di giocare innumerevoli volte su infiniti tavoli da gioco…

Se si dichiara di non credere in Dio ci si sente più moderni, all’avanguardia e in linea con i dettami della scienza contemporanea, concepita illusoriamente come  massima autorità. Come se avere fede fosse perciò sinonimo di ignoranza o stupidità. Non si riflette sul fatto che le teorie scientifiche sono costruzioni umane approssimate e provvisorie, approssimate - perché la conoscenza ‘perfetta’ dell'esistente è al di là della nostra portata  per limiti nostri e per quelli imposti dalla realtà stessa nella sua essenza, come insegna ad esempio il Principio di Indeterminazione - e provvisorie - in quanto trattano casi particolari di situazioni più generali 'comprensibili' solo con teorie più raffinate che devono ancora essere inventate e che molto probabilmente forniranno  un modo diverso di  interpretare la realtà (la teoria della Relatività e la Meccanica Quantistica che hanno sostituito la Fisica classica newtoniana sono state un esempio di tutto ciò).

Si è passati dalla necessità metodologica che ha la scienza nel cercare le leggi della natura senza semplicisticamente rapportare tutto al divino, così come invece facevano gli uomini preistorici, ad una assolutizzazione ontologica, negando del tutto l'esistenza del soprannaturale. Insomma, invece di ammettere la possibilità di cause oltre che naturali anche extranaturali, metafisiche, e quindi al di là dei metodi di indagine della fisica, le si  nega aprioristicamente, facendo così un discorso simmetrico e opposto rispetto a quello esclusivamente spiritulistico degli uomini primitivi.

Ma io credo che in realtà ci sia qualcosa di inespresso nel rifiuto di Dio. E' come se il concetto del divino sia rapportato solo a quello di qualcuno che impone delle regole di comportamento contro cui bisogna quindi ribellarsi. Ma pensare che si possa vivere senza un’autorità che stabilisca delle leggi è utopico e illusorio e cozza con l'andamento della vita stessa che invece continuamente ci riporta al fatto che l’esistenza ha dei confini, delle regole e dei contorni ben precisi e invalicabili.
Ne deriva quindi il paradosso che si rigetta  Dio perché è concepito come Colui che limita. Ma già limitata di suo è la nostra esistenza! Non si riconosce che, al contrario, il credere in Lui porta ad una espansione e ad un arricchimento della vita verso confini inimmaginabili e insperati!

1 commento:

  1. Il suo post è un capolavoro. Lo dovrebbero leggere persone come Odifreddi.

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