L' Universo è nato dal nulla?


Su come sia avvenuto il Big Bang esistono grosso modo due gruppi di opinione:  quelli  che hanno come punto di riferimento il caso, credono che l’Universo sia nato dal nulla e non ci sia stata nessuna causa iniziale e cercano  di dimostrarlo  ipotizzando meccanismi compatibili con le attuali conoscenze fisiche, e quelli che invece negano la nascita spontanea, forti anche del principio metafisico che ‘niente può derivare dal nulla’, e che cercano perciò di mostrare con argomenti anche filosofici e una critica della ragionevolezza dei meccanismi ipotizzati dai primi, che il Big Bang avrebbe invece comportato una causa che lo ha generato.

Questa dicotomia è presente anche in altri ambiti della scienza, ad esempio in biologia per quanto riguarda il problema insoluto della nascita della vita, che  vede opposti schieramenti simili.


I due gruppi di pensiero, che potremmo definire dei casualisti e quello causalisti,  si riferiscono a visioni del mondo agli antipodi: c’è tra essi la stessa distanza che passa tra zero e infinito, tra il niente e il tutto. Vien da sé che il primo gruppo è composto, seguito e supportato principalmente da scienziati e non che hanno come  denominatore comune l’ateismo e il secondo è sostenuto soprattutto da ricercatori e fan credenti in Dio, convinti che oltre la natura, descritta dalle scienze, esista un mondo trascendente che la fisica non può indagare.

Che l’Universo sia nato dall’esplosione di un punto di densità pressoché infinita, da una ‘singolarità’ dello spazio-tempo, all’incirca 13,8 miliardi di anni fa, è un fatto ormai accettato dalla comunità scientifica,  soprattutto dopo l’osservazione, fatta da Hubble negli anni ‘30, che le galassie si allontanano le une dalle altre con velocità crescente con la distanza e la scoperta, da parte di Penzias e Wilson negli anni ‘60,  che esiste una radiazione di fondo che permea tutto lo spazio .

Pur essendo ormai sicuri che questa ‘nascita esplosiva’ ci sia stata, gli scienziati non sono però riusciti a trovare un accordo sulla ‘causa’ che può averla generata e quindi sul ‘perché’ e sul ‘come’ sia ‘inizialmente’ avvenuta.

In questo confronto tra due concezioni diametralmente opposte  si inseriscono le considerazioni critiche che il ricercatore Neil Shenvi, ha espresso recentemente contro quelli che attribuiscono il Big Bang ad una fluttuazione quantistica e  affermano che l’Universo sarebbe quindi nato dal nulla.

Shenvi fa notare che in meccanica quantistica una fluttuazione viene descritta da una funzione d’onda ed apparirebbe ben strana se questa si riferisse al nulla. Per definizione infatti una funzione d’onda descrive lo stato quantico di qualcosa, come sovrapposizione di stati quantici incompatibili ognuno con il suo peso di probabilità (ad esempio stato ‘testa’ e stato ‘croce’ di una moneta non truccata che hanno un peso 50% ciascuno) e la fluttuazione  non è altro che il collassare di questa funzione in uno degli stati molto improbabili, e quindi con peso piccolo, che la compongono. Lo stesso vuoto, che potrebbe avvicinarsi al concetto di nulla di cui si parla, in realtà è un oggetto quantico in cui nascono e scompaiono continuamente coppie di particelle-antiparticelle anche virtuali, e perciò tutto si può dire tranne che esso sia ‘nulla’.

La critica di Shenvi cade a pennello contro l’anti-teista (come si autodefinisce) Lawence M. Krauss, autore del libro “Un Universo dal Nulla” (2012) che sostiene la tesi che l’Universo sarebbe nato da una fluttuazione quantistica e “quindi dal nulla”. Shenvi fa notare che quando Krauss venne intervistato (vedi qui) dall’ateo Sam Harris, nonostante questi gli abbia chiesto più volte  cosa intendesse con il termine ‘nulla’,  non ha saputo rispondere in maniera convincente. E Krauss in tale intervista è stato trattato pur sempre meglio rispetto alla quasi stroncatura fattagli sul New York Times  da  David Albert, professore di filosofia alla Columbia University e autore di “Meccanica quantistica ed esperienza”, che concludeva la recensione sul suo libro dando ragione agli apologeti credenti perché a suo parere egli non aveva saputo definire essenzialmente cosa fosse questo ‘nulla’ di cui parla.  David Albert  metteva fra l’altro in risalto che, pur trattando la fisica moderna  solo di ‘campi’ la cui disposizione è equivalente all’esistenza o meno di particelle, Krauss si riferisse in maniera impropria al campo che non definisce particelle come al nulla, dimenticando che ogni campo, anche quello che definisce il vuoto, non è nulla ma è già qualcosa!

Siamo ben lontani quindi dalla postfazione al libro di Krauss scritta a suo tempo dall’ateo Dawkins: questi prevedeva, forse in maniera un po'  imprudente ed affrettata, che le affermazioni di Krauss avrebbero messo la parola fine alle discussioni sull’esistenza di Dio, paragonando addirittura il loro impatto in cosmologia, e di riflesso in teologia,  nientemeno che a quello provocato in biologia dalle tesi di Darwin con il suo ‘L’origine delle specie’. Purtroppo per Krauss finora, a sei anni dall’uscita del libro, non pare ci siano stati segni decisivi in tal senso e anzi il dibattito sembra più vivo che mai.

Ma tornando all’intervista rilasciata a Sam Harris, Krauss si definisce ‘anti-teista’ perché dice di essere contro l'idea di Dio, in quanto ritiene che l'uomo debba vivere la sua vita senza seguire i 'capricci' (sic) di un eventuale Creatore: ha quindi  un grande pregiudizio anti-religioso che nella discussione del tema lo fa apparire un poco parziale. Fra l’altro, oltre a non chiarire cosa intenda per il nulla, e di cui abbiamo già  parlato, afferma che l'Universo e le sue leggi fisiche potrebbero anche essere nati contemporaneamente e che nulla impedirebbe la continua nascita di altri universi con leggi fisiche proprie, magari differenti. Con ciò Krauss riprende l'idea dell'esistenza di infiniti universi che nascerebbero continuamente, ipotesi che è stata introdotta tempo fa per cercare di superare le difficoltà che sorgono nello spiegare la struttura finemente antropica dell’Universo. Peccato che  essa però presenti problemi con il rasoio di Occam, introduca un infinito attuale, non sembri verificabile sperimentalmente e a mio parere presuppone l’esistenza di una specie di madre di universi  di origine sconosciuta e natura misteriosa.

Con questa insomma si passerebbe dall’ipotesi del nulla iniziale a quella della genitrice, che sarebbe tutto fuorché il nulla e non risolverebbe comunque il dilemma dell’origine, in quanto ci sarebbe a quel punto da spiegare come e quando questa  madre sarebbe nata.
Mi sembra che una situazione simile si sia presentata anche in biologia per quanto riguarda il problema della nascita della vita sulla Terra nel momento in cui i alcuni  hanno ipotizzato come soluzione la panspermia , cioè l’arrivo della vita da fuori il sistema solare: la risposta data non ha risolto il dilemma dell’origine ma lo ha  semplicemente spostato più in là nello spazio e nel tempo.

Per concludere, con buona pace di Krauss e del suo mentore Dawkins, credo  si possa affermare  che attualmente il problema dell’origine dell’Universo, così come quello della vita, non sia stato risolto e che perciò non sia neanche riuscito - e personalmente dubito che lo sarà mai - il tentativo di escludere l’esistenza di un progetto divino e quindi di un intervento trascendente nella creazione.



P.S. - ho già scritto qualcosa sull'argomento, si veda il post "Perchè il vuoto non è il nulla."
Chiudo infine con queste parole trovate per caso aprendo alla lettura un libro di Maria Valtorta: "Il Padre si manifesta la prima volta nella Creazione. Immensa Epifania della Potenza che ha, dal nulla, fatto tutto, perchè il Tutto può fare dal nulla le cose, mentre il nulla, il non essere, non può da sé formarsi né formare." (Maria Valtorta - Il libro di Azaria - Centro Editoriale Valtortiano - pag 150-151)


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