15 agosto 2019

Scoperta scientifica e cattiveria

(NGC 4485 Hubble Esa Nasa STScI)
Ho quasi finito di leggere il libro "Breve storia di (quasi) tutto" (1), una narrazione delle scoperte scientifiche fatte su quasi tutto quello che ci circonda, dall'Universo agli atomi, compresi la nascita e lo sviluppo della vita durante le ere geologiche, e una battuta riportata in uno dei capitoli finali riassume forse il cuore di tutta la vicenda della ricerca delle leggi naturali fatta dall'uomo sin dai tempi più remoti: "la scoperta scientifica consta di tre fasi: nella prima si nega che sia vera, nella seconda si nega che sia importante e nella terza si attribuisce il merito alla persona sbagliata".


Anche a non essere così drastici, è pur sempre una battuta, spesso in effetti è stato così. Il libro offre una panoramica ampia e dettagliata delle ricerche e innumerevoli diatribe che si sono succedute sull'età dell'Universo, sulla sua struttura a larga e piccola scala, sull'età della Terra, sulla natura del sottosuolo, dell'alta atmosfera, dei mari, sulla nascita della vita e la sua discussa evoluzione, sulla composizione della cellula e la natura e lo scopo del DNA,  sul numero di specie viventi e così via.

Ebbene, in ognuna di queste storie ci sono stati degli uomini che si sono dedicati, spesso anche per una vita intera, alla ricerca delle conferme di una ipotesi che però  anche quando a posteriori è  risultata vera in un primo momento è  stata derisa e sbeffeggiatia. La cattiveria da parte di alcuni scienziati verso i loro colleghi che ho potuto notare leggendo alcune storie mi ha veramente sorpreso. La molla fondamentale è sempre stata la vanità, il volersi attribuire spesso meriti non propri anche a costo di distruggere o far ignorare il lavoro altrui. Siamo abituati ad una storia della scienza in cui brillano alcuni uomini, ma si ignora che spesso la molte idee e intuizioni sono state prodotte da persone che sono rimaste sconosciute. E non mi aspettavo neanche che molti grandi scienziati avessero dei caratteri così difficili e sprezzanti nei confronti del prossimo. Leggendo riflettevo sul fatto che se il prezzo che bisogna pagare per essere ricordati dai posteri è vivere male e poi dannarsi l'anima, allora è meglio essere una persona qualunque che però vive in armonia con se stesso e gli altri.

Il fatto è anche che la cosiddetta comunità scientifica è composta da uomini con tutti i loro pregi e difetti e ciò si ripercuote spesso nei dibattiti con un contributo passionale che non dovrebbe esserci. Una caratteristica importante è che questa comunità si mostra molto resistente ai cambiamenti e tende quindi a conservare immutato il paradigma  scientifico del suo tempo. Ciò se da una parte è spiegabile con la paura dell'ignoto che gli esseri umani presentano davanti alle novità, questa risulta però inaccettabile se proveniente da un gruppo di persone che dovrebbero essere aperte mentalmente per aiutare il progresso scientifico. Se per un verso una certa resistenza nell'accettare nuove ipotesi o teorie è  anche giusta perché non si può  dare credito a qualunque affermazione,  però se questa è  eccessiva e come spesso è accaduto se deriva solo da spirito di autoconservazione o peggio da pregiudizi o rivalità  personali è  estremamente dannosa perché  diventa un ostacolo al progredire del sapere umano.

A me sembra che nei nostri giorni tale scenario si stia perpetuando, ad esempio per quanto riguarda la diatriba tra creazionisti ed evoluzionisti, o meglio tra quelli che comunque non escludono un intervento divino nella creazione e quindi affermano l'esistenza del soprannaturale e quelli che lo negano risolutamente. Il problema della complessità dell'esistente, soprattutto della vita, è talmente grande che da una parte e dall'altra vengono spesso fatte delle ipotesi che non hanno e forse non potranno mai avere un supporto sperimentale. Se da un lato ci sono le ingenuità di quelli che interpretano la Bibbia in maniera letterale e che addirittura fanno nascere la Terra nel 4500 a.C., dall'altra ci stanno quel che gratuitamente, per spiegare con il Caso la nascita di un Universo finalmente tarato per la nascita della vita, fanno l'ipotesi dell'esistenza di infiniti universi ognuno dei quali basato su valori casuali ma fissati inizialmente dei parametri e financo delle leggi fisiche.

Come la penso io? Ritengo che ancora la scienza abbia molto da imparare e che forse dovrà  esserci in futuro un cambiamento radicale nell'aproccio verso lo studio della Natura. Dovrà  avvenire un cambiamento paradigmatico, come e forse più  grande di quelli che si sono succeduti nel corso della storia del pensiero scientifico. Ma si ha idea di quanto sia diversa la concezione ad esempio delle leggi fisiche tra uno scienziato dell'ottocento e uno del novecento? Relatività e Meccanica Quantistica hanno rivoltato tutto come un calzino. Nulla perciò vieta che non possa accadere anche in futuro. Vista da un fisico del 2200 la nostra fisica attuale sembrerà, incompleta e sotto molti versi anche sbagliata. Ma in cosa potrebbe essere diversa la scienza del secolo che verrà da quella attuale?  Io, da credente ho una speranza: che possa essere una scienza più completa perchè, messo da parte il pregiudizio antiteistico, avrà accettato di allargare l'orizzonte, per ora solo materiale, comprendendo anche ciò che attualmente per filosofi e teologi, ma non per gli scienziati, esiste e inizia ai bordi di essa: il regno dello spirito e del soprannaturale.

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Note e crediti

(1) Bill Briston "Breve storia di (quasi) tutto" Edizioni Tea 2003

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