Caso o destino?

Alle volte mi viene da riflettere su come l’andamento della nostra vita sia quasi sempre determinato da eventi casuali, non dipendenti dalla nostra volontà.

Se mi volgo a guardare indietro nel tempo analizzando i momenti in cui la mia storia personale ha avuto delle svolte radicali e di frequente irreversibili, mi accorgo quanto spesso siano potuti essere piccoli e insignificanti i motivi che hanno fatto sì che io imboccassi una strada anziché un’altra.

Spesso si è trattato solo di una semplice frase detta da una un amico o un parente.

Ad esempio, nel periodo in cui cercavo casa a Roma è bastato che un conoscente mi dicesse ’perché non cerchi sulla via Tuscolana, una bella zona piena di vita e negozi’ perché iniziassi a vedere lì finché non mi imbattei in un piccolo attico, che mi piacque molto perché aveva un terrazzino. Da dire che mentre aspettavo l’agente immobiliare avevo guardato dal portone a vetri chiuso nell’atrio e mi era sembrato che non ci fosse ascensore. Stavo quindi decidendomi per andare via quando guardando meglio mi accorsi che in realtà l’ascensore c’era e quindi decisi di rimanere. Dopo aver fatto la proposta di acquisto accompagnata da una caparra sostanziosa, perché così consigliato dall’agente, scoprii che c’erano delle irregolarità nell’atto di provenienza. 

Gli eventi successivi si svilupparono quasi automaticamente, tra consigli interessati da parte dell’agenzia e passi incauti fatti da me, trascinandomi così in una causa legale che durò più di dieci anni e che persi, insieme ai soldi della caparra e alla parcella per l’avvocato. E durante quei dieci anni quanta ansia provocata dall’incertezza sull’andamento degli eventi legali! E fra l’altro, considerato che in quegli anni si era in pieno boom immobiliare il tempo perso non mi permise più di acquistare una casa in posizione più o meno centrale e vicina alla metropolitana come avrei voluto e mi dovetti accontentare di un appartamento in periferia, quello in cui abito ancora. Questo fatto ebbe fra l’altro delle ripercussioni nella mia vita lavorativa in quanto ho dovuto affrontare circa trent'anni di traffico mattutino per poter raggiungere il luogo di lavoro.

E’ famoso il detto “se il naso di Cleopatra fosse stato diverso la Storia avrebbe preso un’altra piega”, discendente dal più scientifico e altrettanto noto “effetto farfalla”, cioè il fatto che piccole cause o eventi che sembrano insignificanti possono avere grandi effetti futuri personali o collettivi (ne ho ho parlato  qui).

Quello che mi chiedo però è se esiste comunque oltre al caso anche un destino, una strada già tracciata che non possiamo che percorrere oppure se nel nostro viaggio terreno la via che abbiamo davanti cambi continuamente e imprevedibilmente in base agli eventi anche di poco conto che accadono ma che spesso non sono sotto il nostro diretto controllo. Vero è che abbiamo il libero arbitrio, ma questo ci porta spesso a dover decidere su una o più alternative che comunque spesso ci si presentano indipendentemente dalla nostra volontà.

Sono convinto che da qualche parte il nostro futuro è già scritto, cioè che sia già accaduto. Solo Dio può guardalo ed eventualmente rivelarlo quando e a chi vuole in base ai suoi piani. Ma questo futuro che si è materializzato all'inizio della creazione - con lo sviluppo istantaneo della pellicola contenente la vita totale dell’Universo e quindi anche della nostra storia personale - nel momento in cui si è realizzato era molto sensibile alle piccole perturbazioni derivanti da eventi casuali o dalle nostre libere scelte.

Esistono quindi passato, presente e futuro? Io sono convinto di sì. Per noi c’è solo il presente perché la nostra consapevolezza è legata ad esso, ma ci sono casi in cui la nostra mente può visitare o i periodi già trascorsi, come succede nei fenomeni NDE in cui si vedono tutte le scene della propria vita, o quelli che devono ancora accadere, come avviene nei fenomeni mistici di preveggenza in cui Dio stesso rivela all’anima il futuro.

Tornando al discorso iniziale, mi chiedo perciò se abbia senso recriminare sull’andamento degli eventi della nostra vita e sulle scelte fatte. Secondo me la risposta è negativa: è inutile se non dannoso avere dei rimpianti, anche perché spesso non possiamo far nulla per cambiare ciò che è ormai accaduto. Il fatto è che spesso dimentichiamo che anche se la strada imboccata ad un certo momento della nostra vita fosse stata un’altra, non è detto che essa alla lunga sarebbe stata comunque migliore, magari invece sarebbe stata peggiore, infatti che ne sappiamo delle conseguenze successive? La nostra prova terrena, che si svolge quindi quasi sempre indipendentemente dal nostro volere, ha comunque una importanza relativa se osservata nella prospettiva della vita eterna; è solo un test per vedere come abbiamo reagito nelle diverse vicende, se ci siamo comportati con correttezza e bontà oppure con inganno e cattiveria.

E quando saremo giudicati non potremo accusare Dio di aver deciso Lui la strada che dovevamo percorrere, né di aver determinato Lui le alternative che ci si sono presentate davanti: esse si sono sviluppate quasi sempre ‘per caso’ - a meno che Lui stesso non abbia voluto diversamente per metterci alla prova - e queste hanno preso una certa piega anziché un’altra quasi sempre in maniera aleatoria, con il diretto intervento divino solo quando noi lo abbiamo richiesto tramite la preghiera. Comunque alla fin fine le vie che abbiamo intrapreso tra quelle percorribili le avremo sempre scelte noi grazie al libero arbitrio. Certamente la giustizia divina peserà anche gli eventi e le difficoltà che avremo dovuto affrontare e ne terrà conto facendo una media ‘calibrata’ del nostro agire, ma alla fin fine essendo stata sempre nostra la decisione su quale strada prendere, è sulla bontà delle nostre azioni che si baserà il giudizio finale e il nostro destino eterno.

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Note e crediti

(0) l'immagine iniziale è una foto che si trova col seguente link:  Pixabay



 

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