12 maggio 2009

La Scienza analizza la Fede - (parte 5^)


Il Sudario di Oviedo

Il sudario di Oviedo è una reliquia alquanto singolare che da alcuni secoli in Spagna è oggetto di grande devozione.
E’ conservata dall’ XI secolo nella cattedrale di Oviedo (capoluogo delle Asturie).



Nel 1965 il sacerdote italiano e studioso della sindone, padre Giulio Ricci, intraprese uno studio scientifico del Sudario per cercare di stabilirne il legame con la Sindone di Torino.
Ne derivarono altre ricerche finché, alla fine degli anni Ottanta, si giunse alla fondazione del Centro Spagnolo di Sindonologia (CES), dove studi approfonditi effettuati sul Sudario stanno dando risultati notevoli.


Le analisi scientifiche
Utilizzando gli strumenti della medicina legale, gli scienziati del CES sono riusciti ad estrapolare varie notizie da questo piccolo pezzo di stoffa: l'età, il percorso seguito per giungere in Spagna, la causa della morte della persona di cui aveva coperto il volto, il fatto che è stata avvolta e successivamente riavvolta per due volte attorno al capo del cadavere.
Il panno è di lino con trama a taffettà, della dimensione di circa cm 53 x 86, un tempo bianco ma ora macchiato, sporco e sgualcito. I soli segni visibili ad occhio nudo sono delle macchie marrone chiaro di varia intensità. Al microscopio, ovviamente, si può vedere molto di più: macchie più confuse, granelli di polline, tracce di aloe e mirra, ecc.
Gli scienziati del CES hanno accertato che il panno era stato posto sul viso di un defunto di sesso maschile, ripiegato, ma non nel mezzo, e appuntato dietro alla testa. Il panno non era stato avvolto interamente attorno alla testa perché la guancia destra era quasi appoggiata sulla spalla destra, il che lascia supporre che il corpo fosse ancora sulla croce.
Vi è poi una quadruplice serie di macchie (ovvero macchie speculari su entrambi i lati del panno ripiegato) composte da una parte di sangue e da sei parti di liquido edematico polmonare, una sostanza che si accumula nei polmoni quando una persona crocefissa muore di asfissia e che, se il corpo viene mosso o scosso, può fuoriuscire dalle narici. Alcune macchie risultano essere sovrapposte ad altre, i cui margini restano chiaramente individuabili, a significare che la prima macchia era già asciutta quando si è formata quella successiva.
Alcune di queste macchie sono a forma di dita, chiaramente disposte nella parte attorno alla bocca e al naso. Sono state individuate sei posizioni diverse di varie dita di mano sinistra, probabilmente determinati da qualcuno che stava cercando di arrestare il flusso di sangue dal naso dopo che il panno era stato avvolto sulla testa della vittima.
La disposizione e la successione delle macchie suggeriscono una probabile cronologia dei fatti. Il cadavere deve essere rimasto sulla croce per circa un'ora dopo la morte, con il braccio destro piegato in alto e la testa inclinata in avanti riversa sulla destra. Il corpo, con il capo ancora piegato verso destra, è poi stato spostato e adagiato in posizione orizzontale sul fianco destro per circa 45 minuti. Quindi è stato spostato di nuovo, mentre qualcuno (l'apostolo Giovanni?) cercava di arginare con la mano il flusso di liquido che fuoriusciva dal naso. Infine è stato disteso supino.
Oltre alle macchie di liquido edematico ve ne sono di altri tipi, tra cui puntini di sangue causati da piccoli corpi appuntiti, che si ritengono essere stati spine.
II Sudario e la Sindone di Torino
La prima e più evidente coincidenza è che il sangue del Sudario e della Sindone appartengono allo stesso gruppo, l'AB, un gruppo molto comune in Medio Oriente, ma raro in Europa. Ancora più affascinante è il fatto che le macchie di sangue sul Sudario mostrano una notevole corrispondenza con quelle della Sindone. Ci sono oltre settanta macchie di sangue corrispondenti nella zona del volto e oltre cinquanta sulla nuca e sul collo.
Le macchie del Sudario sono più estese, soprattutto nella parte corrispondente alla bocca e al naso, il che indica che il Sudario è stato posto sul corpo la prima volta quando il sangue era ancora più fluido. Ciò è conforme alla pratica ebraica di coprire il volto del deceduto con una piccola pezza, in segno di rispetto, durante i preparativi per la sepoltura, nel caso il viso fosse sfigurato o ferito. Il panno veniva poi tolto prima di avvolgere il corpo, ma veniva comunque messo nella tomba perché intriso di sangue.
Sul Sudario le macchie nella zona del viso sono disposte senza interruzione da una parte all'altra dell'attaccatura laterale dei capelli, diversamente dalle macchie del volto impresso sulla Sindone, che presenta zone prive di macchie su ciascun lato del viso in corrispondenza del bendaggio sottomento che incorniciava la faccia. Sappiamo pertanto che, in conformità con le usanze ebraiche, il Sudario è stato prima appoggiato sul capo e poi tolto prima di legare il bendaggio sottomento al suo posto. Infine, poiché sul Sudario non ci sono impresse
immagini del corpo, sappiamo che non è stato rimesso sul viso, ma è invece stato depositato nella tomba separatamente.
Il naso visibile sia sulla Sindone che sul Sudario ha, secondo le misurazioni effettuate, una lunghezza di otto centimetri. Su entrambi i panni il naso è gonfio e un po' spostato verso destra e le cavità nasali contengono un'elevata quantità di sporcizia e polvere. Questo è plausibile nel caso in cui la vittima, già indebolita, avesse avuto le braccia legate ai pesanti bracci orizzontali della croce e quindi, cadendo sotto questo peso, non avrebbe potuto proteggersi il viso nella caduta.
Queste sono solo alcune delle corrispondenze accertate finora, alcune delle quali sono di natura molto tecnica e quindi difficili da comprendere per le persone comuni. C'è da aspettarsi che, mano a mano che i. risultati delle ricerche ancora in corso verranno resi pubblici, ci saranno altre sorprendenti rivelazioni.
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