19 giugno 2012

Perché credo?

In questo post cerco di dare una risposta alla domanda: cosa può avermi portato a credere? Cosa ha generato la differenza tra me e tanti altri che non hanno il ‘dono delle fede’?
Spesso, quando dico agli altri di essere fisico e  credente, leggo nei loro occhi come un segnale di sorpresa, forse perché ritengono contraddittorio l’essere cultore di una disciplina scientifica e nello stesso tempo un 'non ateo'. Alla convinzione che lo scienziato non possa credere in Dio ha portato una divulgazione scientifica, che da anni impazza nei mass-media, condita da opinioni personali un po’ faziose e alimentata da un manipolo di scienziati atei quali Dawkins, Gould, Wilson in  Biologia e Hawking, Sagan e Weinberg in Fisica.
Questi autori sono più celebri in ambito anglosassone e americano, ma il fatto che i giornali e le televisioni più popolari ormai dipendano strettamente dalla ‘cultura’ anglosassone, ha fatto si che le loro opinioni, meglio dire le loro ‘sentenze’, siano state strombazzate come pura verità e perciò fatte introiettare alla gente comune, anche a quella dei paesi cosiddetti mediterranei, facendole ritenere come conseguenza delle leggi scientifiche anziché  per quello che sono nella realtà: opinioni di atei, ancorché scienziati, che magari sanno di teologia meno di un uomo della strada.
Eppure il 40% degli ‘scienziati’ si dichiara credente, il resto agnostico o ateo, ma questo la gente comune non lo sa (1).
Ritengo che il processo che mi ha portato a credere si sia formato nel silenzio della mia anima, in maniera spesso a me inconsapevole, fatto di piccoli passi e segnali che mi hanno maturato. Poi è bastato una piccola goccia che ha fatto traboccare il vaso. Di questo percorso personale parlerò più ampiamente in un altro post, ora elencherò alcuni dei motivi che a mio avviso possono aver portato alla Fede me e altri.

La Scienza può portare a Dio? 

Forse nella maggior parte dei casi lo studio di una disciplina scientifica non causa la fede nel soprannaturale, ma sicuramente può confermare e rafforzare la Fede di chi già ce l'ha.
Lo studio della natura infatti ci fa scoprire la profonda bellezza e simmetria delle sue leggi.
Chi crede, perciò, può considerare queste leggi come volute da un  Creatore, ma chi non crede invece può comunque pensare che siano nate casualmente, e che tutto ciò che esiste di bello e vario, con all’apice l’uomo che crea, pensa e ama, sia dovuto alla vincita fortunata di una lotteria in cui il caso ha giocato a nostro favore.
A mio avviso perciò è il credere o meno al soprannaturale che determina la lettura spirituale o materialistica della natura. Sono convinto cioè che, almeno nella maggior parte dei casi,  lo scienziato fa delle considerazioni ‘filosofiche’ sulla natura in base alle sue convinzioni ‘spirituali’ preesistenti. Insomma non è la Scienza a determinare la presenza o assenza della sua Fede.

Un discorso a parte invece merita l’esistenza dei fenomeni straordinari.

Gesù  nei Vangeli fa miracoli per dimostrare la sua divinità. Perciò essi sono importanti per la Fede. Ecco, i fenomeni  staordinari in cui le leggi della natura sembrano sconvolte (guarigioni inspiegabili, miracoli eucaristici e segni vari anche eclatanti e pubblici come ‘il miracolo del sole’ a Fatima…) e i fenomeni che riguardano soprattutto i mistici (levitazione, bilocazione, chiaroveggenza, preveggenza, digiuno totale) a mio avviso sono delle ‘prove’ abbastanza serie dell’esistenza del soprannaturale e possono convincere molti scettici, quelli però in buona fede e che sono disposti ad analizzare i fatti senza pregiudizi pseudo-scientifici. Per inciso considero importantissima la ‘Sindone’, perché le sue caratteristiche, permanendo misteriose pur dopo numerosissimi e serissimi studi  scientifici, a mio avviso forse contengono (ancora nascosta) ‘la prova’ inoppugnabile dell’esistenza del soprannaturale e della divinità di Gesù Cristo.

Ma comunque spesso anche se si hanno presenti la bellezza e la razionalità della natura e anche i fenomeni straordinari, cioè miracoli e le manifestazioni mistiche, molti rimangono però ‘freddi’ e continuano a non credere. Perciò dove sta il ‘quid’ che fa compiere il passo decisivo?

Forse quello che fa la differenza è il “sentire dentro”.

Chi ha fede, in un preciso momento della sua vita ha avuto un incontro, ha avvertito  dentro di sé l’Altro da sé. Magari non nella maniera di San Paolo sulla via di Damasco, ma l'ha avuto. E ha sentito anche una corrispondenza. Si è instaurato insomma un rapporto d’amore, un dialogo che  sente essere con una Persona ben reale. E la preghiera, l’offerta, il sacrificio, il desiderio di comportasi correttamente, il provare dolore per aver peccato sono una conseguenza di questo rapporto d’amore tra creatura e Creatore che chi è credente ha nel suo cuore. E questo rapporto riempie di pace, di serenità e di gioia.

L’ateo e l’agnostico invece mancano  di questo evento fondamentale e decisivo,  perchè non lo hanno ancora avuto o perchè lo hanno rifiutato. Di conseguenza hanno il ‘cuore’ come muto  e ciò li porta a pensare che Dio non esista. Essi hanno le ‘orecchie’ e gli ‘occhi’ spirituali chiusi, non sentono  il richiamo che Dio fa loro continuamente, perchè la comunicazione risulta interrotta. Loro malgrado sono perciò come dei ciechi che non riescono a vedere la luce che illumina tutto.
L’ateo e l’agnostico infatti osservano la natura e magari restano affascinati dalla sua perfezione, e possono anche prendere in considerazione i fenomeni straordinari, anche se con sospetto, ma quello che fa la differenza in questa visione rispetto a quella del credente è la presenza o meno della Luce Divina. E’ come se l’ateo e l’agnostico guardassero il creato in bianco e nero e il credente a colori.

E forse la differenza in quantità e qualità tra le due visioni è potenzialmente  infinitamente grande, immensa e sconfinata quanto può esserlo solo  la smisurata ampiezza della Divinità!

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Note

(1) da - ‘Scientists and Religion in America’ - Scientific American, settembre 1999.

2 commenti:

  1. Secondo me la radice profonda della fede sta nel desiderio: si crede ciò che si desidera. Credere, essenzialmente, significa accogliere; non credere ( o credere che non) significa rifiutare. Scendendo ancora più in profondità, accogliere significa riconoscere l’Altro ed aprirsi a Lui; invece, chi rifiuta, mostra la propria estraneità all’Altro, il proprio rifiuto a riconoscersi Suo.

    La fede è la manifestazione della propria volontà.

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    1. L'affermazione 'si crede ciò che si desidera' non mi piace molto perchè è troppo simile a quello che affermano gli atei sulla fede e con cui io non concordo affatto. Sono d'accordo invece con le altre definizioni del 'credere' che dai.

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