Indizi di Intelligent Design? - la complessità potenziale

Osservare la natura fa stupire, veramente. Se osservate uccelli e fiori selvatici e non provate un certo stupore, c’è qualcosa che non va” (Maynard Smith)

Continuo con un altro post sugli indizi di Intelligent Design, quelli precedenti sono consultabili Qui Qui Qui Qui

Ci sono diversi casi in cui alcuni gruppi di individui di specie animali o vegetali, in certe condizioni, ad esempio di isolamento in certe zone geografiche, hanno subito processi di speciazione rapida, cioè cambiamenti molto veloci e tali da farli diventare un tipo di sottospecie a parte che non ha più la possibilità di incrociarsi con il gruppo della specie da cui si è staccato.

Però questi esempi mostrano che il processo di speciazione, cioè di adattamento e specializzazione, che comunque è sempre un processo di microevoluzione e non di macroevoluzione. 

Quello della speciazione può essere considerato un esempio dell’esistenza di ‘potenzialità’ nel pool genetico di una popolazione, come la sussistenza di strumenti utili ad affrontare diverse e possibili future situazioni di disagio. Sembra quindi di essere con ciò in presenza di una ‘variabilità programmata’, di una complessità potenziale, che si manifesta in atto quando le condizioni ambientali lo richiedono.

Eccone alcuni tratti da Junker e Scherer (1):

1) Nelle isole Faroer vennero introdotte alcune coppie di topo domestico che nell’arco di 300 anni si sono sviluppate in una nova specie biologica.

2) A Porto Santo un’isola vicino a Madeira, nel secolo XV vennero introdotte alcune specie di coniglio; gli animali inselvatichirono e la pelliccia divenne più scura come forma di adattamento alla colorazione delle rocce laviche; a causa dei cambiamenti comportamentali, poi, non si incrociarono più con i conigli dai quali avevano preso origine.

3) Solo alcuni esemplari di certe piante selvatiche riescono a sopravvivere in terreni contaminati con metalli pesanti. La maggior parte dei semi in questi terreni non riesce a germogliare, ma una piccola percentuale sì. Questi esemplari poi diffondono semi le cui piante riescono a crescere nei terreni contaminati. L’analisi genetica ha dimostrato la successiva difficoltà dei discendenti di questi esemplari iniziali a re-incrociarsi con quelli che crescono nei terreni normali, quindi è come se anche in questo caso sia nata una nuova specie.

4) In isole battute da venti molto forti si sviluppano insetti incapaci di volare, cioè che quindi hanno atrofizzato o perse le ali

5) Nelle grotte si formano esemplari ciechi, per atrofizzazione dell’apparato visivo

In tutti i casi su elencati, si è visto che questi esemplari non hanno sviluppato un nuovo carattere, anzi molto spesso si è trattato della sua perdita : per le piante ad esempio la tolleranza alle sostanze inquinanti deriva probabilmente dal fatto che la capacità di assorbimento dei sali minerali dal terreno è limitata; non si tratta quindi di un progresso evolutivo, bensì dii una limitazione, che però nel caso specifico si rivela vantaggiosa” (2).

Questi esempi mostrano perciò che spesso il processo di speciazione comporta in realtà un impoverimento del patrimonio genetico.

Un discorso analogo può essere fatto nel caso in cui ci sia stata una speciazione rapida con caratteristiche che apparentemente non sono difetti e che non sembrano essere presenti nelle specie di partenza. In questi casi si deve necessariamente supporre che le caratteristiche erano in realtà presenti in forma silente già nelle specie originarie in quanto la velocità con cui questi caratteri sono spuntati è di molto superiore alla velocità delle mutazioni genetiche casuali eventualmente necessarie.

Ecco degli esempi, sempre tratti dal testo di Junker e Scherer (3), tutti avvenuti nell’arco di pochi anni

1) modifica della forma del becco dei fringuelli di Darwin

2) modifica della direzione di migrazione delle capinere

3) speciazione del policheto marino

4) speciazione rapida del mimulo

5) cambiamenti nella struttura del pappo di Asteraceae

6) speciazione per ibridazione dei girasoli

7) modifiche della dimensione degli arti degli iguanidi

8) modifiche nelle dimensioni e nelle strategie riproduttive nei guppy

Altri esempi interessanti sono stati quello dell’evoluzione esplosiva :

1) la variazione rapida dei pesci ‘ciclidi’ nel lago Vittoria. Sono presenti oltre 300 specie appartenenti in maggioranza allo stesso genere ma molto differenti morfologicamente, cioè in dimensioni, colori e altri aspetti. Con analisi di biologia molecolare si è dimostrato però che tutte queste specie costituiscono un gruppo monofiletico, cioè derivano da un’unica popolazione originaria. Ciò significa che queste specie si sono formate nell’arco di 12.000 anni, che è l’età del lago. Essi “quindi sono un esempio di notevole velocità di diversificazione morfologica e ciò in assenza di una contemporanea accelerazione dell’evoluzione molecolare” (4)

2) evoluzione nel lago Malawi . Vi è una fauna costituita da circa 200 specie, che si è probabilmente formata nel corso di 200 anni a causa delle forti oscillazioni del lago. “E’ evidente che lassi di tempo di poche centinaia di anni, che per i criteri evoluzionisti sono trascurabili, possono essere sufficienti per produrre nei ciclidi modifiche morfologiche di portata molto maggiore di quanto si era ritenuto finora possibile” (5).

E’ da ribadire quindi che le variazioni microevolutive di tipo ‘esplosivo’ di cui abbiamo visto alcuni esempi, che avvengono in tempi molto brevi, sono necessariamente dovuti a selezione di particolari alleli del pool genetico a causa delle condizioni ambientali, in quanto non è possibile che siano avvenuti per mutazioni casuali, perchè queste ultime richiedono necessariamente dei tempi molto lunghi.

Bisogna distinguere infatti tra le variazioni che avvengono con il crossing over, il trasferimento genico orizzontale, la meiosi e tra le variazioni casuali nel patrimonio genetico dovuti ad errori, cioè le mutazioni. I primi sono cambiamenti ‘programmati’ durante il rimescolamento genetico, soprattutto nella riproduzione sessuata, queste sono delle ‘variazioni sul tema’ dovute alle informazioni che già esistono nel patrimonio genetico di cui si hanno i risultati dopo una diversa ricombinazione, come si può osservare ad esempio nei figli degli stessi genitori (è stato calcolato che esistono più di 8 milioni di possibili varianti per coppia), mentre le mutazioni genetiche sono variazioni casuali, cioè errori, ‘mutazioni’ nei geni, quelli che secondo la teoria evolutiva dovrebbero portare alla nascita di nuove strutture o organi. Ma tutte le mutazioni osservate finora, spontanee o indotte, hanno portato ad un peggioramento dell’organismo in cui avvengono e non certo alla nascita di nuovi organi o strutture. Ad esempio “sono state osservate negli ultimi 20 anni alcune migliaia di mutanti della pianta Arabidopsis e, per crescita e sviluppo, sono risultate quasi tutte dannose” (6). La stessa cosa può dirsi per esempio per il moscerino della frutta di cui si sono osservati migliaia di generazioni e milioni di individui. E d’altronde anche le variazioni casuali nel patrimonio genetico umano portano a malattie più o meno gravi: ne sono conosciute più di 8 mila.

In anni e anni di osservazioni nell’ambito della botanica e della zoologia non si è mai rilevato la nascita di un nuovo organo o di una nuova funzione degna di nota, né tanto meno la nascita di un nuovo ‘genere’ tassonomico. Da c si ricava allora che, l’adattamento a situazioni particolari, non è dovuto a mutazioni casuali, ma è già necessariamente contenuto nel pool genetico della specie di partenza, anche se lo posseggono solo alcuni esemplari.

Generalizzando quindi quello della speciazione può essere  considerato un esempio dell’esistenza di ‘potenzialità’ nel pool genetico di una popolazione, la sussistenza di strumenti utili ad affrontare diverse e possibili future situazioni di disagio. Sembra quindi di essere con ciò in presenza di una ‘variabilità programmata’, di una complessità potenziale, e questo potrebbe essere un ulteriore e forte indizio di Intelligent Design.

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Note e crediti

(0) foto tratta da Pixabay.com

(1) Junker e Scherer – Evoluzione – un trattato critico – Ed. Gribaudi, a pag 58

(2) Junker e Scherer – op. cit. - a pag 60

(3) Junker e Scherer – op. cit. - a pag 302

(4) Junker e Scherer – op. cit. - a pag 302

(5) Junker e Scherer – op. cit. - a pag 302

(6) Meinke e al. - Arabidopsis thaliana (1998)- citato da Junker e Scherer a pag 65

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