28 maggio 2026

Un Leone che non ruggisce?

Nonostante il nome scelto, Leone XIV, il nuovo pontefice mi appare tutto fuorché un leone. Più che il ruggito deciso del re della foresta, percepisco un tono dimesso, quasi felpato. Mi viene spontaneo pensare più a un tranquillo gatto domestico che a un leone chiamato a difendere il gregge e a confermare i fedeli nelle verità della fede.

Qualcuno dirà che queste parole siano irriverenti verso il Papa. In realtà il punto è proprio questo: personalmente non ritengo che Prevost sia il vero Pontefice e quindi non sto disconoscendo l’indubbia autorità e sacralità del papato.

A mio giudizio Benedetto XVI non rinunciò validamente al munus petrino, cioè all’ufficio papale vero e proprio, ma soltanto al ministerium, ossia all’esercizio pratico del ministero. Se questa interpretazione è corretta, come ritengo, allora il soglio pontificio durante la vita di Benedetto XVI non è mai stato realmente vacante e l’elezione di Bergoglio è stata perciò invalida, rendendolo di fatto un antipapa. Di conseguenza, anche i cardinali da lui nominati non sarebbero veri cardinali e quindi non avrebbero avuto la valida autorità per eleggere un successore.

Naturalmente non pretendo di possedere in tutto ciò una certezza assoluta. Sarebbe presuntuoso affermarlo. Tuttavia l’andamento degli eventi che hanno coinvolto questi ultimi due supposti Pontefici sembra, almeno ai miei occhi, confermare tale convinzione.

Non sto qui a elencare ancora una volta tutte le ambiguità dottrinali, le aperture moderniste e le affermazioni controverse e arroganti che, secondo molti, hanno spesso sfiorato l’eresia e che hanno caratterizzato il pontificato di Bergoglio. Ciò che colpisce è piuttosto la continuità apertamente rivendicata dal suo successore. Leone XIV ha infatti lasciato intendere di voler proseguire lungo la stessa linea: sinodalismo, collegialità esasperata, relativismo pastorale e progressivo svuotamento dell’autorità papale.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più inquietanti. La Chiesa cattolica si è sempre fondata sull’idea di una verità rivelata custodita dal Magistero. Il nuovo corso sembra invece sostituire la verità con il consenso assembleare, quasi che la dottrina possa essere ridefinita attraverso processi collettivi e dinamiche sociologiche.

Osservando Leone XIV durante le celebrazioni o nei contatti con la folla, mi colpisce inoltre una certa mancanza di forza spirituale e carismatica. Nulla che mi richiami figure come Giovanni Paolo II o Benedetto XVI. L’impressione che mi trasmette è quella di un uomo che occupa un ruolo immenso senza però riuscire a comunicarne pienamente la sacralità.

Purtroppo ho la sensazione che non attribuisca fino in fondo il giusto valore spirituale alla carica che occupa e che sia piuttosto impegnato a renderla sempre più “liquida”, annacquandone progressivamente autorità, identità e funzione.

Dopo le continue provocazioni e le intemperanze di Bergoglio, che per molti rendevano evidente la rottura con la tradizione cattolica e il suo essere antipapa, il nuovo corso sembra muoversi in modo più prudente e silenzioso. Ma proprio questo potrebbe renderlo persino più insidioso: non una demolizione rumorosa, bensì un lento svuotamento dall’interno.

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