Ieri ricorreva l’anniversario della morte di Napoleone Bonaparte. Spesso mi sono chiesto quale sia stato il destino eterno dei tanti uomini di Stato, condottieri o dittatori che hanno fatto guerre (intendo quelle di offesa, non quelle di difesa, legittime e doverose), provocando milioni di morti e sofferenze a interi popoli. E soprattutto, fra l’altro, di quelli che hanno perseguitato la Chiesa.
Relativamente a Napoleone, mi sono sempre domandato come mai un cattolico come Manzoni gli abbia dedicato una poesia (“Il cinque maggio”) in cui esalta la sua figura. Mi è quindi venuto in mente di fare una ricerca su Internet per conoscere quale fosse stata la posizione di Bonaparte verso la religione, almeno negli ultimi anni della sua vita, durante l’esilio durato sei anni a Sant’Elena.
Con stupore e compiacimento ho scoperto che durante la prigionia in quell’isola maturò un profondo riavvicinamento al cattolicesimo, tanto da scrivere nel suo testamento: “Muoio nel seno della Religione Cattolica Apostolica Romana, nella quale sono nato più di cinquant’anni fa”, e non senza aver riconosciuto e professato la sua fede in Gesù Cristo, riconosciuto come vero Dio e Salvatore. Prima di morire ricevette i sacramenti: Confessione, Comunione e Viatico.
Di un altro capo di Stato che provocò tanti lutti avevo letto tempo fa una testimonianza secondo cui si sarebbe salvato: Mussolini. Infatti la beata Edvige Carboni, che vedeva le anime del Purgatorio, sosteneva di aver avuto l’apparizione dello statista, il quale le comunicava di essersi salvato perché pentito, ma di trovarsi in Purgatorio a causa del fatto che la riconciliazione con Dio era arrivata solo negli ultimi istanti della sua vita. La mistica fece celebrare un numero enorme di Messe di suffragio e, tempo dopo, durante un’eucaristia, ebbe una locuzione interiore dello stesso Gesù, che le comunicava che Mussolini era entrato in Paradiso.
Questi fatti sembrano ricordare che la Misericordia di Dio è infinita ed è disposta a perdonare persino chi è stato responsabile di milioni di morti. Ovviamente la condizione necessaria è che ci sia il pentimento, altrimenti non c’è possibilità di perdono. Infatti la misericordia divina non prescinde dal pentimento, altrimenti non ci sarebbe giustizia.
Purtroppo non si può dire lo stesso di altri dittatori, come Stalin: una sua parente raccontò che la sua dipartita fu terribile, come un anticipo dell’Inferno; oppure Hitler, che morì suicida senza apparente pentimento per ciò che aveva provocato. Ovviamente non possiamo sapere se, proprio negli ultimi istanti, non si siano pentiti: solo Dio lo sa e lo scopriremo in Cielo.

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