5 giugno 2009

La Misericordia divina



Un credente può trovarsi alle volte titubante davanti alla domanda: come può Dio, che è infinitamente buono, condannare all’inferno un’anima per l’eternità?




Come ho evidenziato nel 1° post sull’inferno, sembra che in realtà non è Dio che condanna un’anima all’inferno, è l’anima stessa del dannato che nel giudizio particolare dopo la morte si condanna e decide irrevocabilmente di rifiutare Dio e andare per sempre all’inferno. Dovendo Dio salvaguardare il libero arbitrio, è impossibilitato ad andare contro la volontà di quell’anima: l’amore, anche quello divino, non può essere infatti imposto, richiede un assenso di due volontà! Se manca la corrispondenza non può esserci un vero rapporto d’amore, e Dio pur amandoci infinitamente anche se lo rifiutiamo non ci impone di amarlo. L'Amore divino se respinto si ritrae, per elementare delicatezza.
Ma come è possibile che uno rifiuti per sempre Dio e scelga volontariamente l’inferno?
Innanzitutto c’è da dire che già nella vita molti scelgono il male e implicitamente o esplicitamente rifiutano Dio. Molti fanno il male volontariamente, perché amano farlo, altri pur facendolo accampano delle giustificazioni, quali le circostanze della vita o le abitudini. Dopo la morte, nel momento del giudizio particolare, la luce divina ci dà la possibilità di vedere e valutare ogni atto della nostra esistenza senza giustificazioni di sorta o inganni, per cui noi stessi saremo in grado di esprimere un giudizio ‘onesto’ e ‘veritiero’ sulla nostra vita e quindi non potremo che tirare noi stessi le conclusioni.
E arrivato a quel punto, se uno si trova in difetto, va direttamente all’inferno?
La religione cattolica dice che se uno ha anche un solo peccato mortale non confessato va all’inferno.
Però c’è da sottolineare un fattore cruciale e decisivo. Negli istanti tra la vita e la morte in cui ci sarà il nostro trapasso quale sarà l'azione di Dio? Ovviamente nessuno può scrutare nell'operato divino, e ricordiamoci che nulla è impossibile a Dio.
Dio è sì infinitamente giusto ma anche infinitamente misericordioso, e quindi se ci appelleremo a questa sua inesauribile misericordia potremo coglierne in quei momenti cruciali i frutti. Riconosciuta la nostra miseria e pentendoci del male fatto, potremo chiedere a Dio di salvarci comunque. E possiamo affermare con certezza che Dio sarà felice di farlo!
In caso contrario però, non ricorrendo a tale misericordia, o perchè non ci crediamo o per orgoglio, Dio, che deve rispettare fino alle estreme conseguenze la nostra libertà, (forse) non potrà fare più nulla per aiutarci! E il nostro destino eterno sarà irrimediabilmente segnato.
Ovviamente non dobbiamo pensare che visto che c'è la misericordia divina siamo liberi di fare il male, perchè tanto poi arriverà il perdono. Non si può scherzare con il proprio destino eterno! Ricordiamoci della massima 'Deus non irridetur' cioè 'Dio non si irride!', non si può ingannare Dio.
Nella nostra vita cerchiamo quindi di non fare mai il male e di scegliere il bene. Ma quando ci capita di cadere, e come sappiamo capita, non scoraggiamoci, e consapevoli della nostra fragilità rialziamoci ricorrendo con fiducia alla divina misericordia. Questo ci servirà anche ad essere preparati, nel caso in cui avessimo bisogno di ricorrere ad essa (come è probabile, chi è perfetto?) negli ultimi istanti della nostra vita.
Un modo semplice per farlo potrebbe essere quello di ripetere frequentemente la giaculatoria: ‘Misericordia divina, confido in Te!’.
Implicitamente ammetteremo così la nostra debolezza e permetteremo a Dio di aiutarci sia nel nostro pellegrinaggio terreno che nel momento cruciale della nostra morte.

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