16 settembre 2012

I Profeti dell’ateismo: Stephen Hawking e la ‘mente di Dio’

Si può considerare Stephen Hawking come uno scienziato disabile con una intelligenza molto acuta. Una malattia progressiva lo paralizza da anni su una sedia a rotelle: egli comunica con il mondo tramite un sintetizzatore vocale collegato al computer. Il suo handicap pur costringendolo all’immobilità non gli ha però impedito di dedicarsi a tempo pieno allo studio dapprima della Relatività Generale e poi della Gravità quantistica.
Egli si è applicato principalmente allo studio della struttura dei buchi neri e alla cosmologia. Si potrebbero considerare le sue ricerche come dei ‘virtuosismi’ di fisica - matematica.
Ma egli non scrive solo su riviste scientifiche prestigiose, dove tratta di argomenti così di confine che pochi specialisti della materia riescono a comprendere del tutto in quanto richiedono una conoscenza di metodi matematici molto avanzati, ma si cimenta anche nella scrittura di testi divulgativi che sono diventati dei best-seller, come ‘Dal Big Bang ai buchi neri. Breve storia del tempo’ e ‘ L’Universo in un guscio di noce’.

A parte il fatto che molte sue speculazioni teoriche sulla struttura dell’universo sono per ora solo ipotesi che attendono ancora una (difficile) verifica sperimentale, viene da chiedersi però se la fama di questo fisico sia meritata e se abbia avuto nei suoi libri la capacità di rispondere in maniera corretta all’interrogativo che assilla l’umanità dagli albori della sua storia: Dio esiste e ha creato l’universo oppure no?

Una delle prime frasi che ho incontrato nel libro di Artigas (1), nel capitolo dedicato a lui, e che ha attirato la mia attenzione è questa: ‘I critici lo accusano di superficialità e di ignoranza filosofica, ma a lui non interessa. Quando parla il mondo ascolta’. Effettivamente Hawking, a torto o a ragione, piaccia o no, viene considerato una star del firmamento scientifico e qualunque cosa dica viene amplificata e  da milioni di suoi estimatori ritenuta, spesso acriticamente, come ‘verità’. Il problema è capire, come al solito, se i passaggi strettamente filosofici e teologici che fa dopo aver esposto le sue teorie e ipotesi cosmologiche siano leciti. Insomma il problema principale, come per gli altri scienziati profeti dell’ateismo che abbiamo visto in precedenza (DawkinsGould), è capire se l’avventurarsi di questi studiosi in campi che non gli appartengono abbia le stesse caratteristiche di rigore che essi presentano nelle discipline di cui sono esperti.

Dice Martin Rees  scienziato e collega di Hawking,: “ Le incursioni degli scienziati in campi come la teologia e la filosofia possono essere tremendamente ingenue o dogmatiche. Le implicazioni che la cosmologia può avere in questi campi potranno essere anche assai profonde, ma un senso di diffidenza mi impedisce di avventurarmici” (2) e a proposito del successo del libro “Dal Big Bang ai buchi neri” dice “ disgraziatamente questo successo ha avuto una conseguenza negativa: il libro è finito nelle mani di filosofi e teologi, ed è stato discusso e analizzato più di quanto potesse sopportare” (3).

La teoria dell’inizio dell’universo da un punto primordiale, quella del Big Bang, fu introdotta dall’astronomo belga e sacerdote cattolico Lemaitre, e appunto l’insulso nome ‘Big Bang – Grande Bang’ fu affibbiato in maniera sprezzante dal fisico Hoyle, ideatore della teoria dell’Universo stazionario, per indicare che Lamaitre si era lasciato influenzare dalle sue credenze ‘creazioniste’ nell’ipotesi che aveva fatta. Ma la successiva scoperta della radiazione di fondo nel 1965 confermò l’ipotesi del ‘Big Bang’ come quella corretta, spedendo in soffitta quella dell’arrogante Hoyle.

Il problema però è che l’ipotesi del Big Bang mette in campo l’esistenza di una singolarità iniziale.
Le singolarità sono grandezze che diventano infinite nelle equazioni che trattano certe situazioni limite, come la gravità all’interno dei buchi neri o la densità iniziale dell’universo, e mettono in difficoltà la fisica in quanto generalmente si ammette che nel nostro universo non possono esistere quantità infinite. Nei calcoli, le singolarità si possono aggirare con un procedimento matematico, non del tutto rigoroso e convincente che si sono inventati i fisici , chiamato ‘ri-normalizzazione’. Ma il problema fisico resta.

Per trattare casi come questi, in cui la forza di gravità tende a diventare spaventosamente grande e vengono fuori problemi di questo tipo, Hawking e altri hanno cercato di costruire una branca della fisica teorica, detta Gravità quantistica, in cui si cerca di mettere assieme la fisica dell ’ immensamente grande, la Relatività Generale, con quella del mondo microscopico, la Meccanica Quantistica. E questo perché si ritiene che le leggi della fisica classica,  che descrivono tramite la forza di gravità il moto e la composizione dei corpi celesti, siano inefficaci o insufficienti quando la densità diventa enorme come nel puntino iniziale del Big Bang o al centro di un buco nero e debbano essere sostituite dalle regole un po’ strane della Meccanica Quantistica, che si basano sul principio di indeterminazione di Heisemberg.

Hawking nei suoi studi cosmologici si è interessato soprattutto del problema delle singolarità affermando che il Big Bang ne conteneva una, e in essa le leggi normali della fisica non valevano. Applicando le leggi quantistiche sui buchi neri ha cercato di eliminare quella singolarità iniziale insieme ad Hartle in una teoria in cui si asserisce fra l'altro che ‘ l’universo non ha confini, oltre che  nello spazio anche nel tempo’ e che non esistono così problemi di ‘condizioni al contorno’.

Questa proposta dell’assenza delle condizioni al contorno è simile all’idea secondo la quale l’universo sarebbe finito ma senza confini, almeno nello spazio . Un po’ come in una superficie sferica non ci sono limiti anche se la sfera è finita, così per l’universo, essendo curvo, non ci sarebbero confini pur rimanendo esso finito. La stessa cosa Hawking e Hartle dicono  del tempo, almeno nella sua dimensione ‘immaginaria’, cioè in una delle due dimensioni , reale e immaginaria, in cui si svilupperebbe il tempo. Non essendoci confine per il tempo allora nessun istante potrebbe considerarsi come ‘iniziale’, cioè mancherebbe l’inizio temporale dell’universo. Per riportare un esempio di Hawking stesso, 'chiedere cosa c’è stato prima del Big Bang è come chiedere cosa c’è al nord del polo Nord'. Però questa ipotesi elimina la singolarità nel tempo ‘immaginario’ ma la mantiene in quello ‘reale’: “quando ripercorriamo a ritroso il tempo reale in cui viviamo ci troviamo ancora di fronte a singolarità ” dice.

Paul Davies scrive che “occorre sottolineare che la teoria Hartle-Hawking è una pura speculazione teorica che poggia su basi abbastanza deboli…” (4). Il famoso fisico - matematico Penrose trova la proposta di H-H dell’assenza di contorno “interessante”, ma osserva che  “incontra serie difficoltà a riguardo” nell'accettarla (5). Ma perfino lo stesso Hawking, gliene va dato atto, insiste sul fatto che la sua idea è solo una ipotesi : “Vorrei sottolineare che questa idea che il tempo e lo spazio siano finiti ma illimitati è solo una proposta: essa non può essere dedotta da alcun principio” (6).

Nel 1998, Hawking ha dichiarato che “nel giro di pochi anni dovremmo essere in grado di sapere se è possibile credere che viviamo in un universo completamente contenuto in se stesso e senza inizio né fine” (7). E qui, come anche in altre occasioni, Hawking mostra di fare confusione in quanto fonde erroneamente la sua ipotesi di “assenza di contorno” con l’ammissione filosoficamente contraddittoria dell’universo contenuto in se stesso.
Ma quello che appare ancora meno accettabile a mio avviso e secondo il parere di tanti altri è il collegamento che egli stabilisce tra l’ipotesi di “assenza di contorno” e Dio.
Egli in pratica asserisce che Dio nel creare l’Universo non avrebbe avuto grande possibilità di scelta nelle condizioni iniziali, ma su questa affermazione molti scienziati non sono d’accordo. Fra l’altro questa sua ‘deduzione’ è stata interpretata da parte dei suoi estimatori come l’affermazione dell’inesistenza del Creatore, cosa che però Hawking non dice da nessuna parte nel suo libro Best-seller, anche se forse lo lascia credere in quanto si domanda quale sarebbe il ruolo di Dio in un Universo senza contorno e chiuso in se stesso.

Hawking dice di credere molto nelle equazioni che regolano l’universo ed è ottimista sulla scoperta di una “teoria completa” che in un tempo non lontano tutti potranno capire e con ciò “ dovremmo allora essere in grado di partecipare alla discussione del problema del perché noi e l’universo esistiamo. Se riusciamo a trovare la risposta a questa domanda, decreteremo il trionfo definitivo della ragione umana: giacché allora conosceremo la mente di Dio” . Come la conoscenza delle equazioni che regolano il comportamento dell’universo possa dirci qualcosa sul perché noi e l’universo esistiamo mi sembra una affermazione filosofica francamente esagerata, ma dove forse Hawking passa il segno è  quando fa l’affermazione, assurda dal punto di vista teologico, che allora “conosceremo la mente di Dio”.
Peter Coles, professore di astrofisica all’Università di Nottingham, in un articolo dedicato all’idea di Dio di Hawking ha affermato che “ l’espressione di Hawking “conoscere la mente di Dio” è solo un esempio della sua tendenza a violare i confini (nota mia: cioè a sconfinare dalla fisica alla teologia). Ma giocando la carta di Dio, Hawking ha chiaramente contribuito ad alimentare il fuoco della sua immagine pubblica…come scienziato – sacerdote. Non sono per natura un uomo religioso, ma conosco abbastanza il cristianesimo per capire che “conoscere la mente di Dio” è nel migliore dei casi un’espressione senza senso e, nel peggiore, blasfema’ (8).
Bisogna dire che in effetti pare che in Hawking ci sia una confusione riscontrata anche in altri scienziati atei: il credere che la creazione dell’universo debba necessariamente coincidere con l’inizio del tempo e che quello sia stato il solo compito di Dio. Ma il ruolo di Dio non cessa mai perchè è anche quello di mantenere continuamente nell’esistenza tutto il creato!

Però mi sono convinto che forse il pensiero di Hawking su Dio non è poi così drastico come vorrebbero sostenere i suoi ammiratori o anche i suoi ‘detrattori’. Infatti in una intervista rilasciata a Sue Lawly nel 1992 (9) alla domanda ‘Lei crede che non ci sia stato un inizio e che non ci sarà fine, che l’universo sia autosufficiente. Ciò significa che non ci sia stato un atto di creazione, e che quindi non ci sia posto per Dio?’ Hawking rispose: ‘ Lei ha ipersemplificato. Io credo ancora che l’universo abbia un inizio nel tempo reale, in un big bang. Ma c’è un altro tipo di tempo, il tempo immaginario, perpendicolare al tempo reale (nota mia: il tempo a cui si riferisce è appunto a 2 dimensioni, una espressa nell’ambito dei numeri reali e l’altra espressa nell’ambito dei numeri immaginari), in cui l’universo non ha né un inizio né fine…Io non dico nulla sull’esistenza o no di Dio, ma solo che Egli non è arbitrario (nota mia: nel senso che non avrebbe avuto molte possibilità di scelta delle condizioni iniziali )….Rimane ancora una domanda: perché l’Universo si dà la pena di esistere? Se crede, può dire che Dio sia la risposta a questa domanda.’

Per concludere, espongo una  mia proposta che evidenzia però, lo ammetto, un mio personale sconfinamento nella teologia…

Tempo fa ho scritto un post in cui ho detto che, per spiegare l’evidenza sperimentale dell’esistenza di segnali che arrivano dal futuro,  l’ipotesi più credibile possa essere quella che suppone la natura del tempo a 2 dimensioni (come ritiene Hawking, del resto) e quella dello spazio a 6 dimensioni. Nel post, che invito a rileggere, ipotizzai che la componente ‘immaginaria’ dello spazio – tempo ( che consta di ben 4 dimensioni) potesse in qualche modo avere a che fare con la natura spirituale di tutto ciò che esiste. Ebbene, l’Universo sicuramente era nella mente di Dio dall’eternità, e quindi è come se nel mondo spirituale esso non abbia mai avuto un vero inizio e ciò in qualche modo sembrerebbe dare ragione all’affermazione di Hawking che nel tempo immaginario ‘ l’universo non ha né un inizio né una fine’, mentre nel tempo reale sì!
Allora credo proprio che forse valga la pena cominciare a fare qualche ricerca più approfondita su queste componenti ‘immaginarie’ dello spazio -  tempo, non credete?…

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Note e bibliografia

(1) Giberson e Artigas – Profeti senza Dio (Ed. San Paolo) 2007, pag. 186
(2) Martin Rees – Prima dell’inizio, il nostro Universo e gli altri – Ed. Cortina Milano 1998 – pag. 125, citato da Artigas.
(3) op cit pag 7-8
(4) Paul Davies – I misteri del tempo – Oscar saggi Mondadori 1996 - pag. 206
(5) Roger Penrose – La strada che porta alla realtà – BUR 2005 – pag 771
(6) Stephen Hawking – Dal Big Bang ai buchi neri – pag. 161, citato da Artigas
(7) Stephen Hawking – A brief History of Time – Bantam NY 1998 pag 8-9, citato da Artigas
(8)Peter Coles – Hawking and the mind of God – Icon Cambridge 2000, pag 64 citato da Artigas
(9) Stephen Hawking – Buchi neri e universi neonati – 1992 pag 203 –204, citato da Artigas

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