29 giugno 2013

La variabile Dio.

Ho appena finito di leggere un libro (1)  in cui si confrontano le opinioni di due astrofisici su Dio e sul rapporto tra Scienza e Fede: essi sono  il non credente Arno Penzias, premio Nobel per la Fisica, a cui si deve la scoperta della radiazione di fondo che ha confermato la teoria del Big Bang, e George Coyne, gesuita, astrofisico ed ex direttore della Specola Vaticana.
Nel confronto tra le due posizioni, devo dire che ho trovato più interessanti per certi aspetti alcune affermazioni dell’ateo Penzias, anziché quelle di Coyne. Il primo infatti mi è sembrato più baldanzoso e non timoroso di dire la sua anche in maniera controcorrente rispetto alle opinioni del ghota scientifico mentre il secondo, da cui mi aspettavo un atteggiamento più deciso, mi è parso che sia intervenuto in maniera edulcorata e prudente, di rimessa, quasi attento a non esprimere giudizi contrari alla vulgata scientifica prevalente.


Penzias ovviamente afferma di credere che l’Universo sia nato non per intervento divino, ma per un evento fortuito, con il Big Bang (che la sua scoperta ha confermato), ma nello stesso tempo dice chiaramente di non credere all’ipotesi, che va per la maggiore in questo periodo tra gli scienziati, degli infiniti universi spuntati dal nulla ognuno dei quali con costanti e leggi fisiche proprie, la stragrande maggioranza dei quali non permetterebbe la vita. Egli trova infatti questa ipotesi inutile, un tentativo complicato e non falsificabile, quindi non molto lecito dal punto di vista scientifico, di giustificare quello che mette a disagio gli scienziati atei, cioè il fatto che nel nostro Universo tutte le costanti fisiche e le condizioni risultano sorprendentemente calibrate per la nascita e lo sviluppo della vita. Infatti dice “Le osservazioni degli astrofisici, ci mostrano che noi viviamo in un Universo i cui parametri sono mirabilmente predisposti a favorire l’emergere della vita. A qualcuno questa prospettiva non piace. Ci sono teorici che trovano sconveniente questo tipo di universo. E allora che fanno? Estendono il raggio delle loro teorie fino a contemplare un numero infinito di universi alternativi, uno per ogni possibile e immaginabile combinazione di circostanze e di parametri.... Non possiamo confutare simili eventualità. E anche se potessimo, non riusciremmo a impedire ai teorici di rendere il loro quadro sempre più artificioso e complesso. Ma poichè nulla di tutto questo ci porta da qualche parte, le ipotesi sottostamti non sono utili ” (2) .

Invece il gesuita Coyne che dice? Da sostenitore della teoria dell’evoluzione qual è, cerca di dimostrare che essendo l’Universo governato dal caso allora Dio non avrebbe potuto prevedere la nostra nascita come esseri umani se fosse solo stato per Sua natura immanente e non anche trascendente, infatti dice che  “l’universo rivela il dinamismo dell’evoluzione (bisogna vedere però di che tipo di 'evoluzione' si parla – nota mia). Avrebbe Dio potuto sapere se fosse stato solo immanente nell’universo e non trascendente? Avrebbe potuto sapere che noi saremmo apparsi sulla Terra dopo miliardi di anni dal Big Bang? No, non poteva saperlo. Non poteva sapere ciò che non era conoscibile e la comparsa degli esseri umani non è stata soltanto il risultato di processi necessari, ma di una mescolanza di caso e necessità e di un universo molto fertile. Dio sperava che noi un giorno saremmo esistiti (sic! - nota mia). Potrebbe aver pregato (incredibile! Dio che avrebbe pregato chi? ah..certo.. il dio Caso!  - nota mia) perché diventassimo una realtà vivente. Ma non avrebbe potuto rendere necessario questo esito perché ha fatto un universo che non ci ha determinati solo attraverso processi di necessità.”. Ebbene allora Coyne conclude che Dio non può che essere trascendente: “Se credo in Dio, se mi sforzo di capire il Dio che amo e che credo abbia creato l’universo, allora la natura stessa dell’universo ha qualcosa da dirmi riguardo a quel Dio” (3).

Strano però questo argomentare da parte di un prete cattolico gesuita e scienziato.
Che ruolo ha Dio in questo suo discorso? Invece di agire direttamente, creando l’esistente con una finalità, Egli avrebbe solamente generato l’Universo regolato da leggi fisiche quantistiche probabilistiche, e quindi in definitiva governato dal caso, sapendo però, a causa della Sua natura trascendente, che un giorno questo caso, dopo una miriade di tentativi avrebbe fatto nascere la vita e gli esseri umani. Insomma Coyne suppone vera senza nessuna discussione la teoria dell’evoluzione,  mentre in realtà se non altro la sua interpretazione non è così pacifica, accetta la spiegazione esclusivamente probabilistica e casuale della fisica quantistica, mentre anche questo modo di vedere richiederebbe un po’ di cautela, e da tutto ciò fa derivare la Teologia, cioè affermazioni sul comportamento e la natura di Dio.

Francamente questa  figura di un Dio che crea  un universo semplice e spoglio regolato dalle leggi fisiche e dal caso e basta,  ma che sa in anticipo che comunque il mondo si sarebbe evoluto  in modo da permettere  la comparsa (anche se casuale) dell’essere umano, mi sembra  troppo limitata e ingenerosa verso il Dio cristiano.

Un’altra cosa che emerge è il rifiuto di entrambi gli scienziati di ammettere la continuità del contributo divino  verso la creazione, perchè in questo caso l'evoluzione diventerebbe  'guidata' e vi sarebbe quindi una specie di intervento da ‘tappabuchi’ da parte di Dio, modo di fare che svilirebbe la natura divina (4). Certo su grande scala temporale si nota che gli organismi si sono complessivamente sviluppati verso forme sempre più complesse, ma ciò non sminuisce l’operato divino,  in quanto Dio avrà pur voluto creare 'prima' degli esseri più ‘semplici’, per permettere loro di plasmare l’ambiente e tramite il loro 'aiuto’  spianare la strada alla nascita di esseri più complessi all’apice dei quali ci sarebbe stato l’uomo. Inoltre l'intervento divino, che noi dovremmo supporre ripetuto in diversi periodi,  riverberato in diverse Ere,  potrebbe  essere stato ‘istantaneo’ e, fuori dal tempo, frutto di un unico atto di volontà.

La creazione nel tempo potrebbe essere interpretata come un teatro in cui lo sceneggiatore favorisce la nascita di figure sempre più complesse, passando da semplici comparse ai personagi principali (d'altronde il racconto biblico della creazione sembra adombrare questa spiegazione). Ma essendo Dio perfetto, non può aver creato degli esseri imperfetti, ma inizialmente solo un po’ più semplici e poi sempre più complicati e ricchi, con un atto di amore continuo che ha coinvolto tutte le creature, anche quelle che apparivano insignificanti,  che invece con la loro esistenza e il loro sacrificio hanno spianato la strada alla comparsa di esseri sempre più vicini all’aspetto e alla natura divina.

E forse la meta di questo processo creativo (da molti interpretato come ‘evolutivo’) non è ancora stata raggiunta. Infatti con la Redenzione e l’Incarnazione divina, abbiamo avuto una chiara indicazione e un amorevole aiuto da parte di Dio per 'evolvere' e 'crescere' spiritualmente e permettere così alla nostra natura umana di ‘trasformarsi’  ed identificarsi sempre più con quella divina (5).

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Note

(1) Riccardo Chiaberge – La variabile Dio – Longanesi (2008).

(2) opera citata pag 89.

(3) op. cit. pag 40.

(4) Ma questo modo di vedere deriva  dalla cosiddetta teoria dell'evoluzione in quanto sembrerebbe che gli esseri viventi si siano trasformati da organismi imperfetti in organismi sempre più perfetti. Insomma parrebbe quasi che la natura si sia sprecata facendo nascere organismi per tentativi, e quindi necessariamente o mancanti di qualcosa o con un abbozzo di nuove funzioni. Ma questo non è  comunque provato, in quanto dai resti fossili si nota che gli organismi erano  perfetti  nel loro modo di esistere.  Infatti le specie che si sono estinte  erano complete e funzionanti.  Ovviamente questo discorso non verrà condiviso da un evoluzionista  che dirà che gli esseri 'imperfetti' essendo svantaggiati sono stati eliminati dalla selezione naturale ed essendo numericamente limitati non hanno potuto lasciare tracce. Questo discorso viene anche utilizzato per giustificare la mancanza di prove fossilli sull'esistenza di specie intermedie, i cosiddetti 'anelli mancanti'.

(5)  'Voi siete dei, tutti figli dell’Altissimo!”  (Salmo 82,6 - Gv 10,34)

3 commenti:

  1. Non mi stupisce affatto che anche il gesuita si conformi alla vulgata corrente, però mi indispone e non poco, perché non rende giustizia alla verità e a Dio. Complimenti per il blog, molto interessante, stimolante ed istruttivo.

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  2. ...eppure basterebbe leggere quel che ha detto Giovanni Paolo II nel 1985. L'evoluzione si presenta come un processo di "creazione continua". Un intervento Divino che continua sempre.

    Le teorie del padre gesuita sono tanto assurde quanto inutili

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  3. Carissimi , andatevi a leggere Maria Valtorta , quanto Gesù le dettò sull'Evoluzionismo e sulla creazione . Nè Penzias , nè Coyne . Io credo a Gesù che fu generato , non creato , prima di tutti i secoli... Quindi Lui sa con certezza, perchè fu testimone diretto . Cercate in qualsiasi motore di ricerca : L'evoluzionismo per Maria Valtorta - Vi cadranno tutte le teorie e tutti i teoremi e le ipotesi . Dio è più semplice dell'uomo, contorto e blaterone . (Blaterone = Parla a matola : e qui il mio corregionale può e sa come tradurre il termine "matola") . Ci riempiamo di parole perchè vogliamo colpire gli altri con il nostro sapere e con le nostre teorie e scoperte e invece ... siamo piccoli uomini...

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