1 maggio 2020

Creazione o Evoluzione? - parte 3^

Alla fine dell’ottocento la teoria darwiniana fu messa seriamente in crisi, così come più o meno nello stesso periodo successe alla fisica classica .
Un duro colpo per l’evoluzionismo come l’aveva concepito Darwin arrivò infatti con il progresso della biologia e soprattutto con la nascita della genetica.
Con le scoperte di Mendel si vide che gli organismi trasmettono le proprie caratteristiche innate alla discendenza e certi caratteri che sembrano nascosti o persi in realtà si manifestano dopo un certo numero di generazioni secondo rapporti ben definiti: non sembrava esistere nessuna ereditarietà dei caratteri acquisiti a cui Darwin insieme ad altri del suo tempo credeva. Fu necessario quindi apportare delle modifiche per armonizzarla con le nuove scoperte della biologia e così nacque il Neodarwinismo

Una delle prime ipotesi di questa nuova teoria fu che i responsabili della trasmissione ereditaria sono dei geni e la comparsa di variazioni improvvise e discontinue nella prole venne attribuita a mutazioni di questi geni indotte da condizioni di stress ambientale. Più tardi si capì che questi cambiamenti erano in realtà dovuti a ricombinazioni del materiale genetico, anche se la presenza di mutazioni in certi casi venne comunque confermata. Ma con ciò non si riuscì a rafforzare la teoria darwiniana. Il meccanismo proposto di cambiamenti improvvisi cozzava con quello continuo e lento proposto da Darwin. Per questo i biologi persero il loro interesse per la teoria, disinteresse che dura fino ad oggi. Infatti come fa notare Georgiev "la sterilità euristica dell'ipotesi evoluzionistica è dimostrata dal fatto che, dei 141 premi Nobel (99 di medicina e 42 di chimica) consegnati dal 1901 al 2008 per contributi fondamentali alla conoscenza degli organismi viventi, neppure uno ha alcun rapporto con la teoria dell'evoluzione" (1) e ancora "Dei 30 maggiori testi di biochimica pubblicati tra il 1970 e il 1992 negli USA, 13 non fanno nessun riferimento all'evoluzione nell'indice analitico e in 17 i riferimenti sono meno dello 0,1%. Nella divulgazione e nell'insegnamento invece l'evoluzionismo fa ben altra figura occupando il 20% dei testi per i licei scientifici. Questi fatti dimostrano l'infondatezza della pretesa che tale teoria sia indispensabile per il progresso scientifico, essa è semmai indispensabile solo per coloro che (...) mirano ad indottrinare i ragazzi nella visione evoluzionistica del mondo" (2).

Il genetista Morgan si dedicò allo studio dei moscerini, trovò che i caratteri che si trasmettevano alla discendenza – come ad esempio il colore degli occhi - erano contenuti nei geni e che in essi potevano avvenire delle mutazioni spontanee che variavano tale colore. Incrociando il moscerino mutato con quelli originari, il nuovo colore appariva nella discendenza con rapporti mendeliani, provando così perciò la trasmissione del carattere mutato. Dopo questa scoperta alcuni scienziati elaborarono una nuova teoria dell’evoluzione nota ormai come Teoria sintetica o Neodarwinismo in cui si riconosce come causa dei cambiamenti evolutivi, postulati comunque lenti e graduali, quella derivante dall’accumulo di mutazioni casuali dovuti ad errori di copiatura nel DNA. Che le piccole variazioni possano accumularsi fino a causare profondi cambiamenti, dai neodarwinisti viene ritenuto un fatto, ma in realtà è solo una ipotesi non dimostrata sperimentalmente. Insomma il grande problema, è sempre quello: il passaggio dalla microevoluzione alla macroevoluzione viene ritenuto scontato e invece non lo è affatto. Georgiev propone infatti di ridenominare la microevoluzione come ‘evoluzione osservata’ e la macroevoluzione come ‘evoluzione supposta’; infatti “dall’osservazione dell’una si cerca di dimostrare l’altra, ma ciò non è lecito in quanto sono processi qualitativamente diversi(3) . Del gruppo ‘fondatore’ del neodarwinismo faceva parte il matematico Fisher che aveva calcolato la probabilità dei cambiamenti evolutivi in una popolazione, ma questi risultati sono stati smentiti con calcoli successivi da esperti di teoria della probabilità che hanno trovato invece probabilità infinitesime sulla trasformazione da una specie ad un’altra per accumulo di piccole mutazioni. Ad esempio il biofisico Lee Spetner usando le stesse ipotesi proposte dai neodarwinisti ha calcolato che in realtà la probabilità che avvenga il passaggio da una specie ad un’altra è di 0,…27 dove i puntini indicano ben 2739 zeri! Cioè a conti fatti quindi l’evento risulta praticamente impossibile! (4)

Fra l’altro il discorso può essere impostato anche a livello di tipologia dei geni: quelli polimorfi, che sono variabili e una minoranza, che determinano poche e marginali caratteristiche all’interno della stessa specie (occhi, piumaggio, becco, ecc..) e che sono quindi responsabili della microevoluzione e quelli monomorfi, la maggioranza, che non cambiano neanche durante i lunghi periodi di tempo evolutivo e che determinano caratteristiche identiche in specie lontane l’una dall’altra, come ad esempio la struttura dell’emoglobina che è uguale in tutti gli animali a sangue caldo: non sono state osservate mutazioni di questi geni, forse perché queste sono incompatibili con la vita (5).

Oltre che dalla biologia altre difficoltà provengono anche dai resti fossili, in quanto non è più possibile giustificarsi con la scarsità della documentazione: già nella seconda metà del novecento oltre il 97% degli ordini e l’85% delle famiglie dei vertebrati erano stati trovati come reperti fossili (6).

A causa di queste evidenti difficoltà, alcuni paleontologi fra cui J. Gould, proposero la ‘Teoria degli equilibri punteggiati’, secondo la quale le nuove specie si svilupperebbero con processi evolutivi rapidi seguiti da lunghi periodi di stasi.
Peccato però che questa nuove teoria fu messa in crisi dalla scoperta dell’esplosione cambriana e anche perché non riesce a spiegare l’origine della vita.

Per cercare di superare le due teorie l’ultima arrivata è quella detta ‘Evo Devo’, che fissa la propria attenzione sui geni ‘omeobox’, che non sintetizzano proteine ma si occupano di costruire e assembrare i ‘moduli’ di cui sono fatti gli organismi: tale teoria spiega la trasformazione delle specie con le mutazioni, duplicazioni e divergenze di questi geni. In effetti piccole variazioni nella struttura di questi geni determinano grandi variazioni nell’organismo, però solo ‘mostruosità’, tipo zampe al posto delle antenne o ali aggiuntive, non funzionanti perché sprovvisti dei collegamenti: per dire che simili errori possano determinare lo sviluppo evolutivo ci vuole molta fantasia! Comunque ammesso anche che tali geni ‘omeobox’ possano portare ad un cambiamento evolutivo, ciò potrebbe accadere solo dopo che la struttura finale fosse stata ‘progettata’ prima e nessuno ha più pallida idea di come ciò possa accadere. Cioè l’Evo Devo non riesce a fornire una spiegazione dell’origine dell’informazione genetica (7).

E’ interessante notare che ogni maggiore scoperta genetica e fossile si è trovata in disaccordo con tutte le teorie inerenti l’evoluzione. Inoltre i migliori critici delle precedenti teorie evolutive sono stati non i creazionisti, ma quelli che ne hanno proposta una nuova: infatti i sostenitori della teoria degli equilibri punteggiati criticano il neodarwinismo e i seguaci dell’Evo Devo criticano entrambe le teorie.

Termino questa parte con due brani: uno di Eldredge fondatore della teoria degli equilibri punteggiati contro i neodarwinisti: “scoprii (…) che le specie non tendono a cambiare granché: non solo rimangono, ma rimangono imperturbabilmente resistenti al cambiamento(8). Ma anche i sostenitori dell’Evo Devo squalificano l’evoluzione classica, dicono infatti i fondatori Kirchner e Gerhart: “ è stata una sorpresa ( se non uno shock) trovare che gli stessi geni controllano lo sviluppo della testa del moscerino e nei mammiferi” (9) e ancora per W. Ghering vale lo stesso per gli occhi : “Questa è una scoperta inaspettata perché l’occhio a lente singola dei vertebrati si considerava evoluto indipendentemente dall’occhio composto degli insetti, perché i due tipi di occhio sono morfologicamente completamente diversi(10).

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Note e crediti
(1) Mihael Georgiev- Charles Darwin - oltre le colonne d’Ercole - Gribaudi – 2009 pag. 259
(2) Mihael Georgiev op. cit. a pag. 259
(3) Mihael Georgiev op. cit. a pag. 263
(4) Lee Spetner – Not by Change! Shattering the Modern Theory of Evolution – Judaica Press 1997 a pag. 103 citato da Georgiev a pag. 263 – come ipotesi Spetner ha usato una probabilità di 1/300.000 che in una popolazione si verifichi una mutazione utile e l’ulteriore ipotesi che per la trasformazione di una specie in un’altra differente sono necessarie 500 di tali mutazioni utili)
(5) tratto da Georgiev op. cit. a pag 263-264
(6) Mihael Georgiev op. cit. a pag. 264
(7) Mihael Georgiev op. cit. a pag. 270
(8) Niles Eldredge - Reinventing Darwin a pag. 3 citato da Georgiev a pag 271 op. cit.
(9) Kirchner e Gerhart - The plausibility of life - a pag. 195 citato da Georgiev a pag. 271 op. cit.
(10) Walter J. Gehring – The master control gene for morphogenesis and evolution of the eye – Genes Cells 1: 11-15 citato da Georgiev a pag. 272 op. cit.


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