14 luglio 2020

Creazione o evoluzione? - parte 4^

Continuo con questo post il discorso sull'evoluzione (affrontato nella parte 1, parte 2, parte 3).

Eccoci arrivati alla questione cruciale: microevoluzione e macroevoluzione sono equivalenti?
La prima è un fatto osservato ed è l’insieme dei cambiamenti di caratteristiche particolari all’interno dei tipi base, cioè all’interno delle specie che hanno rapporti fecondi tra loro, la seconda, la nascita di nuove specie con nuovi organi da specie precedenti da un tipo base ad un altro, cioè la trasformazione di un tipo vivente in un altro con diverso piano corporeo, non è mai stata osservata. La prima è un fatto, la seconda quindi solo una ipotesi. In pratica gli evoluzionisti fanno una estrapolazione, non supportata da dati sperimentali passando, in maniera illecita dal punto di vista scientifico, dalla microevoluzione alla macroevoluzione.

Gli evoluzionisti battono il tasto sulla cosiddetta ‘evoluzione dei microorganismi’. Questi ultimi sono adatti per lo studio di eventuali meccanismi evolutivi in quanto, come ho già detto in precedenza, per la loro velocità di riproduzione, ad esempio ogni 20 minuti per i batteri, e per il loro numero, in poche migliaia di anni avrebbero dovuto subire i processi darwiniani di mutazione/selezione equivalenti a decine o centinaia di milioni di anni degli organismi superiori.
Per i batteri sono state osservate nel corso di 120 anni più o meno tre milioni di generazioni, equivalenti al numero di generazioni degli animali superiori che si realizza in 60 milioni di anni, senza però osservare particolari cambiamenti. Gli esperimenti principali tra i più recenti sono quelli di Ayala e di Linsky. Nel primo si è cercato di indurre in brodi di coltura nei colibatteri due caratteristiche, con due successive selezioni ‘artificiali’ che impropriamente Ayala chiama ‘selezione naturale’: la resistenza ad un antibiotico e poi la sopravvivenza senza l’istidina, che è un amminoacido necessario al batterio per potersi riprodurre in vitro. Cioè Ayala ha ottenuto una popolazione con la coesistenza di due varianti: resistenza ad un determinato antibiotico e non necessità dell’istidina. Egli ne deduce che con la selezione ‘naturale’ si riescono ad ottenere varianti
che rappresentano una ‘evoluzione’.
Ma come risponde Georgiev : “ i dati sperimentali sono veri, non sono però corrette le deduzioni e perciò le conclusioni sono false” (1). Infatti così come avviene in natura i batteri resistenti agli antibiotici tendono a scomparire nelle successive riproduzioni, cioè vengono eliminati dalla ‘selezione naturale’ perché la mutazione che li rende resistenti all’antibiotico ne rallenta contemporaneamente la crescita: cioè 1) la mutazione avvenuta è in realtà una perdita e non un acquisto di qualcosa, è come se un meccanismo che prima funzionava si sia inceppato, si è ottenuto un individuo ‘difettoso’ e come tale sfavorito nella lotta per l’esistenza 2) successivamente la selezione naturale fa il contrario di quanto sperato dagli ‘evoluzionisti’: tende a spazzare via i mutanti . “Ayala usa i dati ottenuti in una situazione sperimentale di selezione artificiale per trarre conclusioni di ciò che sarebbe potuto accadere normalmente in una situazione di selezione naturale" (2).

Un altro importante esperimento è quello che ha condotto a partire dal 1988 Lensky e durato 20 anni. Proverò a riassumerlo. Egli ha coltivato decine di migliaia di generazioni di colibatteri per vedere se si notavano mutazioni successive che portassero ad una ‘evoluzione’ ovvero alla nascita di una nuova specie di batterio. Come nutrimento nel brodo di coltura venne utilizzato molto glucosio e poco citrato. Questi batteri all’aria si nutrono di glucosio, mentre senza ossigeno si nutrono di citrato. Una volta esaurito il glucosio se la popolazione doveva crescere bisognava che si sviluppasse la capacità di metabolizzare citrato anche in presenza di ossigeno. In effetti dopo la 31.500 esima generazione è comparsa la nuova caratteristica, una parte dei batteri aveva acquisito la capacità di utilizzare citrato in presenza di aria. Ciò portò Lensky e gli evoluzionisti a dichiarare che era nata una nuova specie di batteri. Analizzando le generazioni precedenti Lensky capì che tale capacità si era sviluppata a partire dalla 21.000 esima generazione con piccole mutazioni. Ma l’esistenza di batteri che si nutrono di citrato era già nota prima, e gli antievoluzionisti affermano quindi che non si può dire che sia nata una nuova specie perché la capacità di nutrirsi di citrato tutti i colibatteri ce l’hanno, solo che essa si innesca normalmente in assenza di ossigeno. Quindi può essere che nei ‘mutanti’ si sia guastata la ‘pompa’ che immette citrato nelle cellule solo in assenza di aria e che quindi in essi il citrato passi senza ostacoli. Ancora una volta cioè si nota che quella che viene spacciata per ‘evoluzione’ è in realtà una selezione di individui ‘difettosi’. Fra l’altro il fatto che la pompa sia sempre in funzione, in presenza o assenza di aria, comporta che non si spega mai e che consumi energia e quindi in condizioni normali i mutanti sono svantaggiati e tendono a scomparire. Insomma per la nascita di una nuova specie è necessario che spuntino funzioni e organi nuovi, in questo caso invece abbiamo il guasto di una struttura già esistente, quindi l’esperimento non ha portato ai risultati sperati dagli evoluzionisti nonostante lo vendano al grosso pubblico come una conferma della teoria evolutiva.

Un ulteriore esempio che gli evoluzionisti portano a sostegno dell’evoluzione e di cui ho già parlato, è lo sviluppo di resistenza agli antibiotici nei batteri: ma anche in questo caso, come già detto, il ceppo resistente che viene selezionato è ‘difettoso’, non ha una marcia in più, semmai una in meno, tant’è che, una volta tolto l’antibiotico il ceppo resistente si riconverte in quello selvatico, perché in condizioni normali è svantaggiato nella selezione naturale appunto perché ‘difettoso’.
Stessa cosa per gi umani con una mutazione che li rende resistenti alla malaria: sono quelli che hanno l’emoglobina alterata che però causa l’anemia falciforme. Anche qui la resistenza è stata acquistata con una perdita per l’organismo e non con un guadagno.

Ma esistono anche variazioni genetiche che conseguono da rimescolamento del materiale genetico già presente e non sono dovute quindi a mutazioni casuali. Essi portano in certi casi a ‘speciazione’, cioè alla separazione di una specie in due o più specie derivate, che però non hanno funzioni o organi nuovi, quindi si possono classificare come prodotto di microevoluzione.

Insomma le specializzazioni in risposta a determinate condizioni ambientali, le ottimizzazioni di singoli caratteri, gli adattamenti dettagliati o anche regressioni, la speciazione e i risultati dovuti a rimescolamenti genetici che portano in evidenza informazioni già predisposte ma nascoste, sono ‘variazioni sul tema’ e costituiscono quella che si chiama ‘microevoluzione’. Un esempio di microevoluzione è la variazione di forma nel becco degli uccelli. Invece lo sviluppo di nuovi organi e strutture viene considerata come ‘macroevoluzione’, come ad esempio la trasformazione di una mascella dentata di rettile in un becco corneo di uccello: “perché ciò avvenga sono necessarie varie ristrutturazioni che non sono raggiungibili con semplici varianti (più grosso, più sottile, più corto, più lungo) (...) Un becco corneo è costituito da un materiale diverso dai denti, la muscolatura deve subire adeguamenti, i comportamenti (procacciamento del cibo, movimenti masticatori) devono essere adattati, l'integrazione del becco nella scatola cranica è differente da quella di una mascella, ecc.” (3)

Pare insomma evidente come gli esempi di evoluzione portati dagli evoluzionisti (ottenuti per giunta in condizioni di selezione artificiale fatta passare poi come equivalente a quella naturale) siano in realtà inerenti il campo delle ‘microevoluzione’ che nulla ha a che vedere con la ‘macroevoluzione’: infatti con questi loro esperimenti viene clamorosamente smentita anche la loro sottintesa e sperata equivalenza ‘microevoluzione + tempo’ = ‘macroevoluzione’. 

(continua nella parte 5^)
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Note e crediti 

(1) Mihael Georgiev - Charles Darwin - oltre le colonne d'Ercole - Gribaudi 2009
pag 284
(2) Mihael Georgiev - Opera citata - pag 284
(3) Junker - Scherer - Evoluzione - un trattato critico - Gribaudi  2007 a pag. 54


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